Plebiscitate le liste per Governo e Parlamento – Obiettivi: un posto nell'Esecutivo e più di sette deputati Il ministro leghista è stato invitato all'assemblea quasi a suggellare un'intesa con il partito ecologista
Che un dirigente di partito sia presente come ospite a un convegno o a un'assemblea di un'altra formazione accade con una certa regolarità. Che vi partecipi un consigliere di Stato in carica non si è però mai visto. Che poi prenda la parola e dia la sua «benedizione» all'entrata in Governo di un esponente del partito rivale appare proprio un unicum. È successo sabato pomeriggio alla Biblioteca cantonale di Bellinzona durante l'assemblea straordinaria dei Verdi del Ticino, convocata per ratificare le liste per le elezioni d'aprile. A sorpresa è infatti intervenuto il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali affermando, fra l'altro, di non avere preclusioni a che un verde funga da suo ideologo per meglio affrontare i problemi che gli si presentano ogni giorno nel suo lavoro di ministro. E dicendo questo, ha voltato la testa verso Sergio Savoia, coordinatore del movimento e capofila di una lista verde attraverso la quale, è stato ribadito più volte, si vuole conquistare per la prima volta una poltrona nell'Esecutivo cantonale.
Prove di collaborazione
Zali è giunto in sala spiazzando un po' tutti, tranne Savoia che lo aveva espressamente invitato. Ma nessuno immaginava un suo intervento, anche se in precedenza Savoia ne aveva tessuto le lodi, ricordando come Zali in Gran Consiglio non aveva esitato a definire «soldatini» gli esponenti dei partiti storici al servizio delle lobby. È stata una sorta di sostegno reciproco, quasi un'anteprima della collaborazione che ci potrebbe essere fra ministri leghisti e verdi in caso d'elezione simultanea.
«È bizzarro che io sia qui» ha ammesso Zali, ricordando come egli stesso sia «un politico poco politico» che si è dovuto inventare, accedendo al Governo non per meriti elettorali. Ma è giunto alla convinzione che sia il momento di agire per l'ambiente, anche se «occorre coraggio per fare le cose giuste, dire no agli interessi economici per lasciare qualcosa di importante a chi verrà dopo di noi». Dopo queste parole sono scrosciati gli applausi, quasi a suggellare l'intesa Verdi-Zali in vista di aprile.
Ma tutto il pomeriggio di lavoro è stato un susseguirsi di applausi, di battute ed in alcuni casi anche di commozione. Un comportamento del centinaio di astanti che ha voluto scacciare le ombre dell'ultima tesa assemblea durante la quale, quasi un anno fa, era stata messa in dubbio la leadership di Savoia. Oggi non è più così. In un ambiente quanto mai rilassato, i presenti hanno ratificato con entusiasmo le liste dei candidati per Governo e Parlamento.
Zali è giunto in sala spiazzando un po' tutti, tranne Savoia che lo aveva espressamente invitato. Ma nessuno immaginava un suo intervento, anche se in precedenza Savoia ne aveva tessuto le lodi, ricordando come Zali in Gran Consiglio non aveva esitato a definire «soldatini» gli esponenti dei partiti storici al servizio delle lobby. È stata una sorta di sostegno reciproco, quasi un'anteprima della collaborazione che ci potrebbe essere fra ministri leghisti e verdi in caso d'elezione simultanea.
«È bizzarro che io sia qui» ha ammesso Zali, ricordando come egli stesso sia «un politico poco politico» che si è dovuto inventare, accedendo al Governo non per meriti elettorali. Ma è giunto alla convinzione che sia il momento di agire per l'ambiente, anche se «occorre coraggio per fare le cose giuste, dire no agli interessi economici per lasciare qualcosa di importante a chi verrà dopo di noi». Dopo queste parole sono scrosciati gli applausi, quasi a suggellare l'intesa Verdi-Zali in vista di aprile.
Ma tutto il pomeriggio di lavoro è stato un susseguirsi di applausi, di battute ed in alcuni casi anche di commozione. Un comportamento del centinaio di astanti che ha voluto scacciare le ombre dell'ultima tesa assemblea durante la quale, quasi un anno fa, era stata messa in dubbio la leadership di Savoia. Oggi non è più così. In un ambiente quanto mai rilassato, i presenti hanno ratificato con entusiasmo le liste dei candidati per Governo e Parlamento.
Squadra verde-rosa
La novità di sabato erano i 90 nomi per il Parlamento. Con una lista verde-rosa comprendente ben 49 donne, l'obiettivo proclamato dal capogruppo Francesco Maggi è di conquistare qualche deputato in più dei sette attuali. Anche se verranno a mancare due neo-mamme – Greta Gysin ed Elena Bacchetta, sabato osannate dai presenti – che hanno preferito l'impegno famigliare a quello politico, «almeno per il momento», come auspicato da molti. Con un'età media di 46 anni e 12 candidati sotto i 30, i Verdi sono convinti di aver ottime carte in mano. Grazie anche ad alcuni personaggi di peso, transfughi da altri partiti o cavalli di ritorno. Come Franco Denti (ex PPD), in corsa anche per il Governo, Nadia Pittà (ex PS), Elisabetta Gianella (ex Lega) e Gianfranco Poli (fondatore del partito ticinese a metà degli anni ottanta).
Se la lista per il Parlamento è stata approvata all'unanimità, quella per il Governo, già nota da un paio di settimane, ha raccolto 83 voti favorevoli e un'astensione. Come detto, il proposito è di entrare nella stanza dei bottoni. La lista è stata definita forte e aperta, come lo è il movimento che ha preso a prestito come motto l'espressione «Sì che si può!», ripetuta come un mantra durante tutta l'assemblea.
La novità di sabato erano i 90 nomi per il Parlamento. Con una lista verde-rosa comprendente ben 49 donne, l'obiettivo proclamato dal capogruppo Francesco Maggi è di conquistare qualche deputato in più dei sette attuali. Anche se verranno a mancare due neo-mamme – Greta Gysin ed Elena Bacchetta, sabato osannate dai presenti – che hanno preferito l'impegno famigliare a quello politico, «almeno per il momento», come auspicato da molti. Con un'età media di 46 anni e 12 candidati sotto i 30, i Verdi sono convinti di aver ottime carte in mano. Grazie anche ad alcuni personaggi di peso, transfughi da altri partiti o cavalli di ritorno. Come Franco Denti (ex PPD), in corsa anche per il Governo, Nadia Pittà (ex PS), Elisabetta Gianella (ex Lega) e Gianfranco Poli (fondatore del partito ticinese a metà degli anni ottanta).
Se la lista per il Parlamento è stata approvata all'unanimità, quella per il Governo, già nota da un paio di settimane, ha raccolto 83 voti favorevoli e un'astensione. Come detto, il proposito è di entrare nella stanza dei bottoni. La lista è stata definita forte e aperta, come lo è il movimento che ha preso a prestito come motto l'espressione «Sì che si può!», ripetuta come un mantra durante tutta l'assemblea.
In difesa dei più deboli
Nel suo intervento Savoia ha insistito sull'impegno a 360 gradi verso i cittadini, in particolare i più deboli. Scagliandosi contro le lobby e i «bimbominchia» dei partiti storici. Franco Denti non ha avuto peli sulla lingua nell'affermare che i 4 anni di questa legislatura «sono stati buttati al vento nel campo della socialità e della sanità», riferendosi al lavoro del suo ex consigliere di Stato Paolo Beltraminelli: «Bisogna fare prima gli interessi dei pazienti, non dell'Ente ospedaliero o di altri». Da parte sua Maggi, capitano di lungo corso, ha invitato tutti a battersi in nome dell'ambiente, sempre e comunque. Tamara Merlo ha ammesso di essere agli esordi nella politica attiva; ha insistito sui cavalli di battaglia del partito quali protezione dell'ambiente e del territorio, anche se oggi i Verdi sono un partito a tutto tondo, con a cuore anche temi caldi come sicurezza e sanità. Pure senza esperienza ad alti livelli è la talentuosa violinista Maristella Patuzzi, ma ha convinto tutti assicurando di voler mettercela tutta.
I candidati al Governo hanno poi firmato un impegno formale verso gli elettori, in caso di nomina. Comprende rispetto della volontà popolare, rifiuto di tagli lineari nel sociale, no a più imposte per i cittadini, opposizione alla riduzione del trasporto pubblico, no a misure di risparmio nella scuola, sostegno al blocco dei ristorni dei frontalieri, rinuncia al vitalizio a fine carica.
Nel suo intervento Savoia ha insistito sull'impegno a 360 gradi verso i cittadini, in particolare i più deboli. Scagliandosi contro le lobby e i «bimbominchia» dei partiti storici. Franco Denti non ha avuto peli sulla lingua nell'affermare che i 4 anni di questa legislatura «sono stati buttati al vento nel campo della socialità e della sanità», riferendosi al lavoro del suo ex consigliere di Stato Paolo Beltraminelli: «Bisogna fare prima gli interessi dei pazienti, non dell'Ente ospedaliero o di altri». Da parte sua Maggi, capitano di lungo corso, ha invitato tutti a battersi in nome dell'ambiente, sempre e comunque. Tamara Merlo ha ammesso di essere agli esordi nella politica attiva; ha insistito sui cavalli di battaglia del partito quali protezione dell'ambiente e del territorio, anche se oggi i Verdi sono un partito a tutto tondo, con a cuore anche temi caldi come sicurezza e sanità. Pure senza esperienza ad alti livelli è la talentuosa violinista Maristella Patuzzi, ma ha convinto tutti assicurando di voler mettercela tutta.
I candidati al Governo hanno poi firmato un impegno formale verso gli elettori, in caso di nomina. Comprende rispetto della volontà popolare, rifiuto di tagli lineari nel sociale, no a più imposte per i cittadini, opposizione alla riduzione del trasporto pubblico, no a misure di risparmio nella scuola, sostegno al blocco dei ristorni dei frontalieri, rinuncia al vitalizio a fine carica.