La neonata associazione lancia il suo aut-aut al partito ecologista in vista dell’assemblea del 28 novembre Savoia: «Se si cambia programma sarà rottura» – Delcò Petralli: «Sono solo scuse, lascino pure il partito»
«Noi, gente che spera cercando qualcosa di più». Questo ritornello degli Articolo 31 potrebbe fungere da perfetta base musicale per la neonata associazione Noi, in rampa di lancio con intenti «non ancora» partitici ma alla ricerca di modi del far politica che i Verdi non sembrano più in grado di offrire a quattro sesti del proprio gruppo parlamentare. A formare il nuovo sodalizio, oltre a Elisabetta Gianella e Mauro Medolago, sono infatti Franco Denti, Sergio Savoia, Tamara Merlo e Maristella Patuzzi . E se giovedì la costituzione di Noi s’è consumata a porte chiuse, aperto, durante la presentazione pubblica di ieri, era il cuore con sui sono stati indicati il piano d’azione e, soprattutto, le condizioni affinché la convivenza in casa verde possa proseguire. Sì perché il partito è stato posto di fronte a un «aut-aut» che non lascia spazio a interpretazioni. «Se all’assemblea del 28 novembre si deciderà di scostarsi dal programma con cui ci siamo presentati alle cantonali e sulla base del quale siamo stati eletti in Gran Consiglio sarà rottura». Questa la conditio sine qua non esposta da Savoia, secondo cui la permanenza pacifica di Noi tra le fila dei Verdi non può prescindere dalla riconferma delle posizioni sul voto del 9 febbraio e sui rapporti con l’Europa, come pure dal mantenimento dell’autonomia politica a fronte di totali aperture verso partiti e profili non benvenuti (leggansi PS e dissidenti).
«Siamo un problema politico»
«Il primo snodo decisivo», per dirla sempre con Savoia, sarà dunque il vertice in agenda fra 11 giorni, quando si sceglierà a chi affidare le redini ecologiste. L’unica candidata è la deputata Michela Delcò Petralli, ieri messa indirettamente sotto pressione dai membri di Noi. «All’assemblea – ha affermato Savoia – Michela deve venire fuori dicendo qual è la posizione del partito su temi che reputiamo essere dei macigni politici. Se non ci sarà una continuità completa, come abbiamo pure fatto presente con forza nell’ultima riunione di gruppo, chi propone un allontanamento dovrà assumersene le conseguenze». Ciò detto in seno a Noi si è tutto fuorché inconsapevoli di aver agitato le verdi acque e ieri è stato più volte rimarcato come i rapporti di forza all’interno del gruppo pendano chiaramente da un lato. «La creazione dell’associazione – ha riconosciuto l’ex coordinatore – è un problema politico. E questi nodi bisogna anche risolverli politicamente. Dal punto di vista dei Verdi il minimo che potrebbe succedere è che ci considerino una corrente».
«Una corrente riformista sociale»
Ma ieri Noi ha altresì illustrato il diverso «modus operandi» che intende perseguire. Quel «qualcosa in più» citato in apertura, appunto. «Perché noi riteniamo che il partito dei Verdi così com’è stato concepito finora non abbia più molto senso» ha rilevato Savoia non celando, una volta di più, come l’attuale vestito vada un po’ stretto alla maggioranza del gruppo. E ciò soprattutto alla luce delle recenti sconfitte elettorali e della perdita di terreno, insieme ai partiti storici, a fronte dell’avanzata della destra. Ad essere stata sconfitta, secondo Denti, è stata «la corrente riformista e sociale di questo cantone» che ora, attraverso Noi, si mira a far diventare «una cultura di maggioranza» e non più di «minoranza nei singoli partiti». Leggendo il manifesto dell’associazione, i cui principi cardine saranno «lavoro, ambiente e solidarietà», il presidente ha dunque spiegato come l’obiettivo sia quello di «creare una costituente dove si possano incontrare nello stesso gremio le anime e le tradizioni della socialdemocrazia ticinese, quella sociale liberale e quella sociale popolare democratica sino ai Verdi».
Tre assi d’intervento
Gli ambiti d’attività che impegneranno Noi nei prossimi mesi sono tre. In primis il consolidamento dell’associazione, ampliandone la base. Questa in particolare potrà beneficiare del vecchio blog di Savoia che sarà tramutato in strumento di lavoro a beneficio della società civile, dove proporre sondaggi e votazioni secondo un modello non verticistico ma a rete. E l’opinione dei cittadini, è stato annunciato ieri, sarà decisiva per l’eventuale passaggio da associazione a partito. L’azione politica si tradurrà per contro in due filoni. Il primo riguarda l’attività sul territorio soprattutto con il lancio di iniziative e referendum. E in merito è già trapelata l’intenzione di voler «cambiare le regole del gioco» a livello costituzionale al fine di riportare in auge il sistema maggioritario. Il secondo filone condurrà direttamente all’interno delle istituzioni – Parlamento e consigli comunali – dove i membri di Noi presenteranno atti parlamentari «suggeriti» dal basso. Questi, ha detto Savoia, «dovranno essere compatibili con i nostri principi e verranno presentati a tutto il gruppo».
«Un minimo di coerenza»
«Ma scusate: se quattro deputati affermano che la loro azione sarà dettata da una base esterna, ciò significa farlo al di fuori del partito». Delcò Petralli, da noi interpellata, non le manda a dire ai suoi colleghi, richiamandoli ad avere «un po’ di etica». Per colei che è la sola candidata per il ruolo di coordinatore dei Verdi il quadro è dunque chiaro: «I fondatori di Noi stanno cercando solo scuse per giustificare il loro agire. Prima dicevano di essere un’associazione di tipo culturale, ora si parla di azione politica e addirittura di un possibile partito. Si sia coerenti: ciò può solo significare che non credono più nei Verdi e che vogliono lasciare il partito. Lo facciano e si dichiarino indipendenti. La porta è aperta». Decidere all’assemblea di modificare il programma del partito potrebbe tuttavia significare davvero rimangiarsi la parola nei confronti dell’elettore. «Ma l’ho detto e stradetto – fa notare Delcò Petralli: il programma, che per altro non è all’ordine del giorno il 28 novembre, rimarrà quello che abbiamo votato lo scorso gennaio. È valido sino al 2019. Dal momento che non voglio più un partito autoreferenziale, non posso però escludere che un domani la base possa cambiare rotta. Ma di certo non sarà nell’immediato».
«Siamo un problema politico»
«Il primo snodo decisivo», per dirla sempre con Savoia, sarà dunque il vertice in agenda fra 11 giorni, quando si sceglierà a chi affidare le redini ecologiste. L’unica candidata è la deputata Michela Delcò Petralli, ieri messa indirettamente sotto pressione dai membri di Noi. «All’assemblea – ha affermato Savoia – Michela deve venire fuori dicendo qual è la posizione del partito su temi che reputiamo essere dei macigni politici. Se non ci sarà una continuità completa, come abbiamo pure fatto presente con forza nell’ultima riunione di gruppo, chi propone un allontanamento dovrà assumersene le conseguenze». Ciò detto in seno a Noi si è tutto fuorché inconsapevoli di aver agitato le verdi acque e ieri è stato più volte rimarcato come i rapporti di forza all’interno del gruppo pendano chiaramente da un lato. «La creazione dell’associazione – ha riconosciuto l’ex coordinatore – è un problema politico. E questi nodi bisogna anche risolverli politicamente. Dal punto di vista dei Verdi il minimo che potrebbe succedere è che ci considerino una corrente».
«Una corrente riformista sociale»
Ma ieri Noi ha altresì illustrato il diverso «modus operandi» che intende perseguire. Quel «qualcosa in più» citato in apertura, appunto. «Perché noi riteniamo che il partito dei Verdi così com’è stato concepito finora non abbia più molto senso» ha rilevato Savoia non celando, una volta di più, come l’attuale vestito vada un po’ stretto alla maggioranza del gruppo. E ciò soprattutto alla luce delle recenti sconfitte elettorali e della perdita di terreno, insieme ai partiti storici, a fronte dell’avanzata della destra. Ad essere stata sconfitta, secondo Denti, è stata «la corrente riformista e sociale di questo cantone» che ora, attraverso Noi, si mira a far diventare «una cultura di maggioranza» e non più di «minoranza nei singoli partiti». Leggendo il manifesto dell’associazione, i cui principi cardine saranno «lavoro, ambiente e solidarietà», il presidente ha dunque spiegato come l’obiettivo sia quello di «creare una costituente dove si possano incontrare nello stesso gremio le anime e le tradizioni della socialdemocrazia ticinese, quella sociale liberale e quella sociale popolare democratica sino ai Verdi».
Tre assi d’intervento
Gli ambiti d’attività che impegneranno Noi nei prossimi mesi sono tre. In primis il consolidamento dell’associazione, ampliandone la base. Questa in particolare potrà beneficiare del vecchio blog di Savoia che sarà tramutato in strumento di lavoro a beneficio della società civile, dove proporre sondaggi e votazioni secondo un modello non verticistico ma a rete. E l’opinione dei cittadini, è stato annunciato ieri, sarà decisiva per l’eventuale passaggio da associazione a partito. L’azione politica si tradurrà per contro in due filoni. Il primo riguarda l’attività sul territorio soprattutto con il lancio di iniziative e referendum. E in merito è già trapelata l’intenzione di voler «cambiare le regole del gioco» a livello costituzionale al fine di riportare in auge il sistema maggioritario. Il secondo filone condurrà direttamente all’interno delle istituzioni – Parlamento e consigli comunali – dove i membri di Noi presenteranno atti parlamentari «suggeriti» dal basso. Questi, ha detto Savoia, «dovranno essere compatibili con i nostri principi e verranno presentati a tutto il gruppo».
«Un minimo di coerenza»
«Ma scusate: se quattro deputati affermano che la loro azione sarà dettata da una base esterna, ciò significa farlo al di fuori del partito». Delcò Petralli, da noi interpellata, non le manda a dire ai suoi colleghi, richiamandoli ad avere «un po’ di etica». Per colei che è la sola candidata per il ruolo di coordinatore dei Verdi il quadro è dunque chiaro: «I fondatori di Noi stanno cercando solo scuse per giustificare il loro agire. Prima dicevano di essere un’associazione di tipo culturale, ora si parla di azione politica e addirittura di un possibile partito. Si sia coerenti: ciò può solo significare che non credono più nei Verdi e che vogliono lasciare il partito. Lo facciano e si dichiarino indipendenti. La porta è aperta». Decidere all’assemblea di modificare il programma del partito potrebbe tuttavia significare davvero rimangiarsi la parola nei confronti dell’elettore. «Ma l’ho detto e stradetto – fa notare Delcò Petralli: il programma, che per altro non è all’ordine del giorno il 28 novembre, rimarrà quello che abbiamo votato lo scorso gennaio. È valido sino al 2019. Dal momento che non voglio più un partito autoreferenziale, non posso però escludere che un domani la base possa cambiare rotta. Ma di certo non sarà nell’immediato».