Gli scenari dopo il siluramento di Franco Denti: il finanziamento al partito è garantito
La poltrona della Gestione
Lo strappo tra i Verdi e Franco Denti quali effetti produrrà sul gruppo parlamentare? Nessuno, dal profilo legale e materiale. L’espulsione dal partito del deputato non cancella i diritti acquisiti. In primo luogo quello strettamente personale: il seggio conquistato un anno fa correndo per i Verdi rimane suo. Inoltre la cacciata dal partito, decisione contro la quale Denti ha 30 giorni per ricorrere, non ha alcun effetto sulla deputazione. Starà poi all’interessato decidere se dichiararsi o meno indipendente. Dalla guerra dei comunicati, quello di Denti che parlava di «una decisione politicamente violenta» e la replica del partito «non si è mai prodigato a portare avanti i temi a noi cari» non cancellano lo status parlamentare degli ecologisti. Oltre a quella di Denti sono emerse altre due posizioni critiche. Si tratta delle deputate Tamara Merlo e Maristella Patuzzi . A entrambe viene mosso uno dei rimproveri fatto presente a Denti: il rifiuto di versare al partito il 20% delle diarie percepite quali granconsigliere. Quei soldi i tre non li riversano da mesi, in polemica con i Verdi di Lugano. La coordinatrice Michela Delcò Petralli era la sola parlamentare ad essere presente al momento in cui è stato alzato il cartellino rosso per Denti. Gli altri membri del gruppo, a posteriori, non hanno sostenuto questa decisione. Intanto Denti dice di «voler continuare a collaborare con il gruppo». Di certo c’è che i Verdi resteranno gruppo, anche in caso di ulteriori defezioni. Mantenere la qualifica di gruppo parlamentare non è cosa di poco conto: garantisce il versamento del finanziamento pubblico garantito, come pure il fatto di sedere nelle commissioni. Ma c’è una commissione che vale più di tutte ed è molto ambita. Si tratta della Commissione della gestione. In passato in questo gremito sedeva Sergio Savoia, poi la sedia è passata all’uomo più vicino all’ex coordinatore, Denti, appunto. Ma Denti precisa che quella successione è stata decisa dal gruppo «e non dal sottoscritto, che da solo non voleva accedervi». Ma i Verdi, o meglio il gruppo, vorranno farsi rappresentare da qualcuno che è stato espulso? Sta di fatto che per togliere quella sedia occorre la maggioranza del gruppo. Il capogruppo dei Verdi Francesco Maggi precisa di non volersi immischiare in questa storia: «A fine legislatura terminerò con la politica». Denti, verosimilmente potrà godere del sostegno di Merlo e Patuzzi, compagne di viaggio nella costituzione dell’Associazione Noi, una delle gocce che ha fatto traboccare il vaso in casa ecologista. Intanto emerge che in Comitato cantonale, seduta nella quale erano presenti almeno undici esponenti, il solo ad astenersi è stato Pierluigi Zanchi , non perché sostenitore di Denti, ma perché contrario alla misura drastica. Denti, prima dei rapporti conflittuali con i Verdi, già nella legislatura 2011-2015 aveva conosciuto tensioni con il suo precedente partito, il PPD. Denti aveva avuto dissapori con alcuni colleghi popolari democratici, risultando presto «separato in casa» prima dell’addio al PPD e l’adesione ai Verdi di Savoia. In particolare aveva fatto notizia il rifiuto tassativo di Denti di sedersi al fianco dell’ex parlamentare Carlo Luigi Caimi (PPD) a causa di dissapori ormai insanabili e un po’ grotteschi. Denti, per un paio di anni, era diventato il deputato itinerante: in ogni seduta cercava un posto libero di un collega assente, mentre la sua sedia rimaneva libera.
GIANNI RIGHINETTI
Lo strappo tra i Verdi e Franco Denti quali effetti produrrà sul gruppo parlamentare? Nessuno, dal profilo legale e materiale. L’espulsione dal partito del deputato non cancella i diritti acquisiti. In primo luogo quello strettamente personale: il seggio conquistato un anno fa correndo per i Verdi rimane suo. Inoltre la cacciata dal partito, decisione contro la quale Denti ha 30 giorni per ricorrere, non ha alcun effetto sulla deputazione. Starà poi all’interessato decidere se dichiararsi o meno indipendente. Dalla guerra dei comunicati, quello di Denti che parlava di «una decisione politicamente violenta» e la replica del partito «non si è mai prodigato a portare avanti i temi a noi cari» non cancellano lo status parlamentare degli ecologisti. Oltre a quella di Denti sono emerse altre due posizioni critiche. Si tratta delle deputate Tamara Merlo e Maristella Patuzzi . A entrambe viene mosso uno dei rimproveri fatto presente a Denti: il rifiuto di versare al partito il 20% delle diarie percepite quali granconsigliere. Quei soldi i tre non li riversano da mesi, in polemica con i Verdi di Lugano. La coordinatrice Michela Delcò Petralli era la sola parlamentare ad essere presente al momento in cui è stato alzato il cartellino rosso per Denti. Gli altri membri del gruppo, a posteriori, non hanno sostenuto questa decisione. Intanto Denti dice di «voler continuare a collaborare con il gruppo». Di certo c’è che i Verdi resteranno gruppo, anche in caso di ulteriori defezioni. Mantenere la qualifica di gruppo parlamentare non è cosa di poco conto: garantisce il versamento del finanziamento pubblico garantito, come pure il fatto di sedere nelle commissioni. Ma c’è una commissione che vale più di tutte ed è molto ambita. Si tratta della Commissione della gestione. In passato in questo gremito sedeva Sergio Savoia, poi la sedia è passata all’uomo più vicino all’ex coordinatore, Denti, appunto. Ma Denti precisa che quella successione è stata decisa dal gruppo «e non dal sottoscritto, che da solo non voleva accedervi». Ma i Verdi, o meglio il gruppo, vorranno farsi rappresentare da qualcuno che è stato espulso? Sta di fatto che per togliere quella sedia occorre la maggioranza del gruppo. Il capogruppo dei Verdi Francesco Maggi precisa di non volersi immischiare in questa storia: «A fine legislatura terminerò con la politica». Denti, verosimilmente potrà godere del sostegno di Merlo e Patuzzi, compagne di viaggio nella costituzione dell’Associazione Noi, una delle gocce che ha fatto traboccare il vaso in casa ecologista. Intanto emerge che in Comitato cantonale, seduta nella quale erano presenti almeno undici esponenti, il solo ad astenersi è stato Pierluigi Zanchi , non perché sostenitore di Denti, ma perché contrario alla misura drastica. Denti, prima dei rapporti conflittuali con i Verdi, già nella legislatura 2011-2015 aveva conosciuto tensioni con il suo precedente partito, il PPD. Denti aveva avuto dissapori con alcuni colleghi popolari democratici, risultando presto «separato in casa» prima dell’addio al PPD e l’adesione ai Verdi di Savoia. In particolare aveva fatto notizia il rifiuto tassativo di Denti di sedersi al fianco dell’ex parlamentare Carlo Luigi Caimi (PPD) a causa di dissapori ormai insanabili e un po’ grotteschi. Denti, per un paio di anni, era diventato il deputato itinerante: in ogni seduta cercava un posto libero di un collega assente, mentre la sua sedia rimaneva libera.
GIANNI RIGHINETTI