In Ticino si terrà la prima manifestazione contro l’aumento dei premi delle casse malati. Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con Franco Denti, presidente dell’Ordine dei Medici del Canton Ticino, oltre che candidato al Consiglio di Stato sulla lista del PPD.
Franco Denti, lei è presidente dell’Ordine dei Medici e candidato al Consiglio di Stato per il PPD. Non è un segreto che lei è l’uomo della “società civile” con il quale il suo partito vorrebbe conquistare il DSS. Crede che l’impresa sia fattibile?
E’vero: sono l’uomo della società civile, sono un medico di famiglia e, soprattutto, sono confrontato quotidianamente in prima linea con le problematiche sanitarie e sociali del nostro Cantone. Uno dei tratti fondamentali del mio carattere consiste nel dedicarmi “anima e corpo” agli impegni che mi assumo, per cui, se ho accettato di mettermi a disposizione è perché credo sia realistico un medico alla direzione del DSS. Sul piatto della bilancia – se preferite sulla lista dei candidati – pongo il valore aggiunto della mia esperienza in campo sanitario, sia al fronte che in ambito progettuale e pianificatorio.
Il suo partito, il PPD, a più riprese ha rivendicato la gestione del DSS, finora monopolio del PS Ticino. Che cosa, secondo lei, il PS Ticino ha gestito male al DSS e cosa si potrebbe fare di meglio che i socialisti non fanno?
Considerare la mia candidatura come un’alternativa o una contrapposizione all’attuale gestione del DSS equivarrebbe nel primo caso a gettare dubbi ingiustificati sulla direzione uscente e nel secondo ad attribuirmi attitudini di stratega di partito che non pretendo di avere.
Semplicemente considero il momento attuale come topico per la Sanità che, nei prossimi anni, dovrà affrontare una serie di sfide che la porteranno ad una trasformazione radicale per rapporto a quanto finora abbiamo vissuto. Considero perciò che, in quest’ambito, la razionalità e l’esperienza di un medico di famiglia possano portare una conoscenza concreta e “costruita sulla propria pelle” delle problematiche del sistema sanitario, non solo dal punto di vista del corpo medico ma anche per quanto attiene le necessità, le ansie e le paure del cittadino-paziente che siamo poi tutti noi quando si tratta del bene più importante dell’essere umano: la salute.
In effetti, ritengo che la differenza possa essere fatta proprio sul piano dell’esperienza diretta, senza nulla togliere alle conoscenze tecnico-scientifiche in materia economica e legale, non solo di coloro che hanno gestito al meglio le sfide di questo dipartimento fondamentale ma anche di chi con passione e competenza vi ha lavorato e vi lavora.
Penso che la coniugazione tra la pratica dell’”uomo in prima linea” e la competenza tecnica di coloro che in Ticino da anni si occupano di Sanità possa creare il binomio ideale per proporre, sperimentare e implementare vie e soluzioni magari anche più creative di quelle finora perseguite
Anche quest’anno in Ticino abbiamo assistito ad un importante aumento dei premi di cassa malati. Quali possono essere i rimedi per contenere i premi di cassa malati? Lei sostiene le proposte del PSS in materia, ossia la creazione di una sola cassa malati pubblica federale e/o l’introduzione di premi in funzione del reddito? O preferisce la soluzione della Lega, ossia la creazione di una cassa malati cantonale?
Quando si tratta di premi delle cassi malati le mie parole chiave sono: trasparenza, responsabilizzazione e solidarietà.
Sostengo in particolare la necessità di separare in modo netto l’assicurazione di base obbligatoria dalle complementari rendendo così impossibile l’attuale permeabilità tra i due regimi (di ispirazione opposta) che reggono queste forme contrattuali: l’economia sociale e l’economia privata. Questa confusione e l’insufficienza nel controllo creano una situazione che favorisce la selezione dei rischi e che incoraggia gli assicuratori a trasferire oneri, prestazioni e fondi verso l’assicurazione di base, contribuendo in tal modo a un rialzo artificiale dei premi.
Considero inoltre indispensabile che tutti gli attori coinvolti prendano coscienza delle proprie responsabilità, a partire dagli assicuratori che devono comprendere il ruolo sociale del loro mandato in materia di assicurazione di base, dai medici che devono continuare sulla via del coordinamento delle cure e dello sfruttamento delle sinergie per contribuire al controllo dei costi e dagli assicurati che possono giocare un ruolo molto importante aumentando la loro responsabilità personale verso il consumo delle prestazioni sanitarie.
Sabato a Bellinzona vi sarà una manifestazione contro l’aumento dei premi di cassa malati. Tutta la sinistra, così come la Lega, vi hanno aderito, mentre il PPD no. Lei parteciperà alla manifestazione?
Sì, sarò presente come cittadino e come Presidente dell’Ordine dei Medici che sostiene la protesta.
L’ultimo aumento dei premi di cassa malati ha fatto indignare Patrizia Pesenti e alcuni funzionari del DSS. Molti sostengono che il Ticino paghi di più anche per rimpinguare le riserve di quei Cantoni (generalmente molto ricchi) dove i premi negli ultimi anni sono cresciuti meno. Il suo partito è il paladino del federalismo elvetico, ma le sembra giusto che un Cantone più povero, dove i redditi oggettivamente sono più bassi, debba subire un importante rincaro per andare a finanziare le riserve di Cantoni ricchi?
No, non mi sembra giusto e, come Ordine dei Medici lo abbiamo detto forte e chiaro presentando uno studio di Bruno Cereghetti sulle riserve degli Assicuratori. In questo studio si evidenzia come negli ultimi anni il tasso delle riserve delle casse malati abbia seguito un trend al ribasso, tranne per alcuni cantoni, fra i quali il Ticino che, in pratica, concorrono al finanziamento del sistema sanitario di quei cantoni (7) in cui il tasso delle riserve è al disotto del tasso normativo. Una situazione chiaramente iniqua se si considera, come appunto fate notare, che il nostro Cantone si situa tra i fanalini di coda per quanto attiene al reddito medio dei suoi cittadini.
Per quanto riguarda il federalismo, ricordo che il PPD svizzero preconizza la suddivisione della Svizzera in 5 regioni sanitarie e mi sto battendo affinché la Svizzera italiana con le sue particolarità culturali, linguistiche e sociali venga riconosciuta come regione a sé stante. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario il sostegno trasversale di tutti coloro che credono nella possibilità di costruire una Sanità che sia efficace, efficiente, economicamente trasparente e sostenibile per tutti i cittadini.