Il grande dibattito sulla pianificazione ospedaliera 2015 è finalmente tornato alla ribalta.
Il concetto di trasformare l'Ente Ospedaliero da struttura multisito – portata avanti con successo in questi anni, nei quali l'EOC ha offerto un servizio di qualità con punte di eccellenza riconosciute – in un ospedale di riferimento attorniato da siti regionali, ha suscitato interesse ma anche molte "parole
in libertà".
Il necessario e inderogabile cambiamento è la conseguenza diretta della modifica del sistema di finanziamento ospedaliero (DRG), dell'aumentata spesa da parte dello Stato per il finanziamento dei letti LAMal, sia pubblici che privati (85 milioni all'anno oltre a quanto il Cantone paga in via ordinaria per il finanziamento dell'EOC – circa 180 milioni), delle difficoltà economiche immediate e del prossimo futuro in Ticino, della pianificazione della chirurgia altamente specializzata a livello nazionale e soprattutto dell'estrema difficoltà a trovare accordi tariffali con le casse malati, nonché della pressione di
Mister Prezzi, che considera la cura dei malati un prodotto qualunque.
All'EOC mancano oggi tra i 20 e i 30 milioni e l'unica alternativa per garantire prestazioni di qualità è la razionalizzazione di cure e processi di lavoro.
La Commissione della gestione, nel suo ultimo rapporto annuale sull'EOC, ha rilevato un aumento dei costi del personale, in particolare di quello amministrativo.
Va inoltre ricordato che, come dimostrato da studi specialistici, la "vita" di un nosocomio è di circa 10-15 anni, prima che si renda necessaria una ristrutturazione completa, che lo adegui alle nuove necessità logistiche derivanti dall'evoluzione tecnologica e dalle esigenze dei pazienti.
In attesa di un riassetto strategico completo, per i prossimi 10 anni, l'ospedale di riferimento per i casi complessi sarà il Civico, al quale sono già abbinati il Cardiocentro e il Neurocentro, il trattamento dei politraumi, ecc. Per la sua ristrutturazione sono già stati stanziati circa 140 milioni, spesa che si aggiunge a quanto già investito, in un recente passato, in altri ospedali regionali quali ad esempio il San Giovanni e la Carità.
Nel frattempo però, siamo chiamati a stabilire i nuovi orientamenti della politica ospedaliera e per farlo va definito il ruolo dell'ospedale ed ecco quindi il concetto dell'ospedale di riferimento cantonale, che deve essere il perno di un sistema di cure integrate, focalizzato sulla fase acuta di patologie gravi e complesse, e far crescere attorno a sé una rete di sistemi sanitari e sociosanitari adeguati all'evoluzione
demografica ed epidemiologica della popolazione.
In effetti, i ritmi dello sviluppo tecnologico rendono impossibile dotare tutti gli ospedali delle tecniche di
avanguardia e si deve operare una scelta selettiva di investimenti mirati.
Si tratta dunque di un'offerta integrata, nella quale l'ospedale di riferimento si concentra sulle cure acute altamente specializzate, la ricerca e la formazione, e si inserisce in una rete territoriale alla quale partecipa con l'offerta di prestazioni caratteristiche di un ospedale di punta, e con il coordinamento
della rete sul territorio: in questo modo si aumenteranno le sinergie e la condivisione delle risorse, garantendo economie di scala e la garanzia di alti livelli di efficienza ed efficacia.
Sono questi gli indicatori della necessità di avere a disposizione un bacino di potenziali pazienti, che garantisca la massa critica necessaria alla qualità delle cure e all'ammortamento degli investimenti.
Il nuovo assetto prospettato deve prevedere una separazione tra medicina diagnostica, da praticare capillarmente sul territorio, e medicina terapeutica, di alto livello tecnologico, da effettuare nell'"ospedale perno".
L'ospedale altamente specializzato si occuperà delle cure acute e complesse, mentre le risposte a problemi clinici e assistenziali saranno assunte da centri diffusi su tutto il territorio. In sintesi per il Ticino: un ospedale di riferimento e diversi centri regionali.
A oggi, l'EOC ha già portato avanti un processo di razionalizzazione delle cure concentrando la chirurgia per le vie biliari a Bellinzona e quella vascolare a Lugano dove, ricordo, vi sono anche il Cardiocentro e il Neurocentro; e questo senza che nessuno si sia stupito o abbia fatto rimostranze in merito.
Senza dimenticare che, attualmente, il polo per la pediatria è al San Giovanni e che verso questo servizio, si indirizzano tutti i bambini bisognosi di cure pediatriche particolarmente specialistiche.
Per quanto concerne la tematica legata alle cure intensive, che ha suscitato reazioni legittime, è necessario specificare che Mendrisio e Locarno già ora dispongono di reparti che dovrebbero,
in realtà, essere definiti di "cure sub intensive", e quindi si tratta di riconoscere una situazione già esistente, che pure si inserisce nella tematica degli spostamenti di pazienti.
Per il futuro, parliamo del 2020-2030, in considerazione della durata di "vita" di un nosocomio, penso valga la pena di individuare un sito sul quale, quando sarà nuovamente necessario rinnovare, si possa costruire a fianco dell'ospedale esistente evitando così spostamenti inutili.
Di conseguenza, le aree prospettate non sono adeguate, perché non hanno le dimensioni sufficienti.
A mio avviso, sarebbe interessante cogliere l'opportunità offerta dal sedime, di proprietà della Confederazione, sul Monte Ceneri: un terreno che permetterebbe senza problemi, non solo di
costruire l'ospedale del futuro, ma anche di "ricostruirlo" quando questo avrà concluso il suo "ciclo vitale".
Ai regionalismi legittimi, bisogna essere in grado di dare motivazioni e spiegazioni chiare, affinché questi possano allontanarsi dall'immediato presente e proiettarsi sul Ticino dei prossimi 20-30 anni.
Non perdiamo quindi l'occasione per dare un assetto più funzionale al nostro sistema ospedaliero
Franco Denti