La decisione di candidarmi al Consiglio di Stato non l’ho certo presa alla leggera: ho passato parecchie notti facendo un bilancio della mia carriera e delle mie caratteristiche, paragonandole con i problemi e le necessità del nostro Cantone, con l’obiettivo di scoprire quale valore aggiunto potessi portare al Ticino e quali fossero i vantaggi e gli svantaggi di avere un medico nell’esecutivo.
E naturalmente ho voluto capire i motivi che hanno spinto il partito a richiedere la mia disponibilità, motivi riassumibili nella convinzione che un medico di famiglia, da tempo al servizio dei cittadini pazienti ticinesi, sia la persona giusta, per competenze tecniche e politiche, per imprimere una svolta concreta alla politica cantonale.
Alla fine, l’ago della bilancia lo ha fatto la coscienza di poter porre a beneficio di tutti quella lunga esperienza che ho accumulato in tanti anni di lavoro come membro di diverse associazioni e progetti a livello cantonale e federale in campo sanitario e sociale. A questa caratteristica posso aggiungere un tratto comune a tutti i medici di famiglia, che con il loro lavoro in prima linea divengono degli ottimi conoscitori della realtà in cui operano.
Grazie a queste due esperienze, completamente diverse ma complementari, posso offrire un modo nuovo di pensare e di analizzare i problemi cui siamo già confrontati e con i quali saremo sempre più impegnati nei prossimi anni sia in campo socio-sanitario che in tutti i settori dell’economia e della società.
Ho l’intenzione di affrontare con decisione quelle problematiche che toccano tutti noi molto da vicino come la crescita incontrollata dei premi delle Casse malati, il finanziamento dell’intero settore sanitario comprese le cliniche private, le case per anziani (che diverranno sempre meno case e sempre più istituti medicalizzati) e tutto il settore delle cure a domicilio. In questo campo sarà importante non solo trovare soluzioni di attuazione e pianificazione nuove e magari staccate dei vecchi sistemi, ma anche vegliare alla salvaguardia della qualità delle cure per tutti.
Senza naturalmente dimenticare la necessità di continuare a garantire a tutte le regioni anche quelle più discoste una copertura in studi medici, in particolare medici di famiglia, sufficiente e di qualità.
Penso che oggi la logica del guadagno ad ogni costo stia infiltrandosi anche in campo socio-sanitario mettendo a rischio l’equità del nostro sistema che, lo ricordo, è il più efficace ed efficiente al mondo. Per evitare questo rischio, mi sono posto come obiettivo quello di far interagire la logica economica (non dobbiamo dimenticare che anche quella ha i suoi vantaggi) con la razionalità del medico, finalizzata a mettere in atto tutte le misure ragionevoli per la salvaguardia della salute e alla cura dei malati.
E’ fondamentale trovare punti di contatto fra questi modi di pensare e riuscire a farli interagire prendendo il meglio da ognuno di essi rendendo più semplice l’impiego razionale dei mezzi a disposizione, evitando gli sprechi e garantendo nello stesso tempo un’elevata qualità delle cure e il controllo dei costi della salute a beneficio di tutti i ticinesi.
Sarà importante far sentire la nostra voce in particolare su temi come la cassa malati pubblica cantonale o regionale, la separazione netta e amministrativa dell’assicurazione di base dalle complementari e in ambiti diversi ma comunque vitali come la viabilità e la politica dei trasporti, le misure di accompagnamento ai bilaterali (con un occhio di particolare riguardo al mondo del lavoro), la politica energetica e la formazione … e non si tratta che di un piccolo elenco delle priorità nelle quali dobbiamo assolutamente ridare voce al nostro Cantone.
In tutti questi campi oltre all’intensificazione delle relazioni con Berna e con gli altri cantoni sarà importante impostare una pianificazione saggia e di ampio respiro, che una volta per tutte non sia divisa settorialmente in compartimenti stagni, ma nasca da un’analisi coerente e concreta dei punti forti e delle debolezze del nostro cantone.
Dal mio punto di vista si tratta di orchestrare per il nostro paese una strategia futura che prenda in considerazione quanto di buono già esiste nel tessuto socio-economico ticinese e lo sviluppi su tutte le aree del territorio tenendo ben presenti le loro peculiarità, che di per se stesse già indicano il campo nel quale l’area potrà avere il maggior successo.
Su questa base sarà necessario sviluppare infrastrutture che permettano alle aziende di operare al meglio sostenendo così anche il mercato del lavoro.
Tutto il processo dovrà essere accompagnato da reti sociali che permettano di dare sostegno a chi, in momenti di necessità, si trovasse ad aver bisogno di supporto (il tutto visto in un’ottica non di assistenza a lungo temine bensì in una di reinserimento il più tempestivo possibile nel tessuto socioeconomico).
Va da sé che uno dei punti forti di questo processo sarà l’adeguamento del settore della formazione nella sua totalità alle mutate e mutevoli necessità del mercato in modo tale che le aziende possano attingere sul posto a un bacino di personale qualificato contribuendo così ad attenuare il problema della disoccupazione.
Sono persuaso che la disponibilità a uscire dagli schemi classici che per anni hanno contraddistinto lo sviluppo del Ticino e la capacità di orchestrare in modo completo e coordinato le strategie future ci permetteranno di uscire da un periodo non certo fra i più felici per il nostro cantone disegnando con sicurezza, autorevolezza e perché no, anche un po’ di creatività le condizioni quadro che ci permetteranno di riacquistare quella competitività e quello smalto che le recenti crisi hanno reso “un po’ polverose”.