Premettendo che la Federazione dei Medici Svizzeri (FMH) sostiene la modifica dell'art. 119 della Costituzione rompo il silenzio anche io su un tema tanto sensibile quanto delicato per l'importanza della posta in gioco: i sentimenti, la sofferenza e la vita umana. Sto parlando della diagnosi pre-impianto, pratica finora vietata in Svizzera, ma che il Parlamento federale ha recentemente autorizzato nell'ambito della revisione della legge federale sulla procreazione assistita, che presuppone anche la modifica dell'art. 119 della Costituzione federale in votazione il prossimo 14 giugno.
Nel nostro Paese la fecondazione assistita (inseminazione artificiale fuori dal corpo e successivo impianto nell'utero materno) è autorizzata, ma a severe e precise condizioni. Con la recente modifica della legge e della costituzione federale il Parlamento svizzero ha tolto le barriere che delimitavano il campo entro cui la scienza poteva intervenire sulla maternità.
In pratica il Parlamento federale ha deciso di permettere alle coppie che ricorrono alla fecondazione assistita per problemi di infertilità e/o per evitare la trasmissione di malattie gravi genetiche, l'analisi genetica degli embrioni prodotti in vitro, per identificare l'eventuale presenza di malattie incurabili e anomalie genetiche come la trisonomia 21 (sindrome di Down), prima di impiantarli nell'utero materno.
Contestualmente a ciò e per facilitare, rendendola più efficace (fatto peraltro scientificamente non dimostrato) il processo della fecondazione assistita è stato deciso anche di aumentare a 12 il numero massimo di embrioni che si possono sviluppare in provetta e di permetterne il congelamento in vista di tentativi futuri. L'attuale normativa (di rango costituzionale) limita invece a 3 il numero degli embrioni per ciclo di trattamento e obbliga ad usarli tutti immediatamente.
Questo cambiamento secondo i suoi sostenitori dovrebbe aumentare il successo del processo di fecondazione assistita e porre rimedio alle gravidanze multiple, dato che non si dovranno più usare tutti gli embrioni contemporaneamente e immediatamente, ma si potranno conservare e procedere per tentativi singoli.
Quest'ultima modifica, toccando una norma di rango costituzionale, dev'essere sottoposta a votazione popolare ed è la ragione per cui andremo a votare il mese prossimo.
La legge (revisionata) sarà invece pubblicata solo successivamente alla votazione costituzionale e sarà referendabile nei termini legali.
Ricordo che il progetto del Consiglio federale era più prudente e severo rispetto a quello voluto dal Parlamento e prevedeva l'accesso alla diagnosi pre-impianto solo per le coppie a rischio di trasmettere malattie genetiche gravi, con il contestuale aumento del numero massimo di embrioni per ciclo di fecondazione pari a 8.
Le questioni sollevate dalla modifica di legge sono delle più difficili e controverse e farsi un'opinione in merito è tutt'altro che evidente.
Da una parte vi sono i sentimenti e le sofferenze di chi si confronta con l'impossibilità di generare per via naturale, o di chi ha stampato nel DNA anomalie tanto gravi da mettere in pericolo la salute dei suoi discendenti; dall'altra parte la natura, con i sui equilibri miracolosi e i suoi perché che ancora, in parte, ci sfuggono e ci sfuggiranno sempre. Dall'altra parte detto altrimenti, il bene indiscutibilmente più caro che abbiamo e sul quale i nostri diritti e poteri dovrebbero essere molto limitati: la vita degli altri.
Come medico e come persona capisco il desiderio di diventare genitore e la sofferenza delle coppie che non riescono ad avere bambini per via naturale
Come medico e come persona capisco anche il desiderio, sarebbe ipocrita sostenere il contrario, di vedere nascere un figlio o una figlia, sani.
Come medico ma soprattutto come persona non posso tuttavia restare indifferente di fronte a un ulteriore passo verso la dissacrazione della vita umana, in un processo che di fatto tende a passare al setaccio gli embrioni per trovare quelli buoni e distruggere quelli cattivi o in esubero.
Ho messo su una bilancia tutti gli interessi in gioco e dopo attenta e umana ponderazione a prevalere è ancora il senso di protezione e di rispetto verso la vita che, checché se ne dica, resto fermamente convito abbia inizio dal concepimento.
La ragione preponderante della mia posizione è che trovo sbagliato e pericoloso che si possa giudicare in astratto (cioè prima dell'inizio della gravidanza nell'utero) chi ha il diritto di vivere e chi non ce l'ha. Perché è questa la grande differenza tra la diagnosi prenatale, che mette a tu per tu una madre con il suo bambino che le sta crescendo in grembo e la diagnosi preimpianto, che ci confronta invece con 12 embrioni in provetta, non ancora impiantati e permette che si scelga quali usare e quali no sulla base di criteri discriminatori e arbitrari. Non si tratta assolutamente della stessa cosa. Ed è pretestuoso sostenerlo.
Sono favorevole (e grato) che la scienza faccia di tutto per aiutare le coppie sterili ad avere un bambino, ma non posso tutelare che la scienza si sostituisca al processo di selezione naturale della vita, relegando gli embrioni a dei campioni da selezionare e da usare per dei tentativi, sacrificandone 11 per salvarne 1.
Il desiderio di avere un figlio e di averlo sano, non può prevalere, a mio parere, sul diritto alla considerazione e alla dignità, che dobbiamo riservare agli ovuli fecondati, primo stadio irreversibile del processo di sviluppo dell'essere umano.
Il limite va tracciato ben chiaro e va tracciato nell'interesse e nel rispetto di tutti, ma soprattutto nel rispetto della vita umana che non può venir manipolata a piacimento.
Dr.med. Franco Denti
Deputato in Gran Consiglio