Medicina di famiglia, reintroduzione temporanea di apertura degli studi medici e discussione su una cassa malati pubblica: ecco i temi scottanti oggi in discussione nella Berna federale e che potrebbe condizionare il futuro del sistema sanitario svizzero che ricordo oggi è il più efficiente, efficace ed equo al mondo.
Attualmente il numero di medici di famiglia che esercitano in Svizzera è sufficiente ma la proporzione tra il loro numero e quello di altri specialisti è oggi falsata.
L'ideale sarebbe il 60-70% di medici di famiglia contro il 40-30% di specialisti. Oggi la situazione è l'inverso, il numero di medici di famiglia continua a diminuire perché la media di età è di circa 57 anni
quindi alla soglia della pensione.
A livello svizzero si calcola che nel 2016 il 50% dei medici attualmente in attività sarà in pensione e nel 2021 sarà il 75%, di conseguenza in Svizzera necessitiamo di 3.200 medici di famiglia entro il 2012e 4.700 entro il 2021. Cifre impressionanti e che se non si provvede ora, anche se si è già in ritardo, rischiano di far «saltare» il sistema sanitario svizzero, così come lo conosciamo noi.
Nel 2030 si calcola che avremo circa 1.350.000 visite in più in rapporto al 2010 (+ 28%): è sulla base di queste analisi che in Svizzera è nato un comitato promotore a sostegno della medicina di famiglia di cui il sottoscritto è il vicepresidente e che ha raccolto in poco più di 6 settimane oltre 130mila firme.
Questa iniziativa popolare intitolata «Si alla medicina di famiglia» chiede alla Confederazione e ai Cantoni di salvaguardare e di promuovere la medicina di famiglia, che è un elemento essenziale delle cure di base, la prima risorsa per la cura delle malattie e degli infortuni e anche l'attore principale per l'educazione della popolazione alla salute e alla prevenzione delle malattie.
La discussione su questa nostra iniziativa ha portato al rifiuto della stessa da parte delle Camere federali ma anche a un primo controprogetto elaborato dal Consiglio federale. Sulle ceneri di queste decisioni il Consigliere federale Berset ha elaborato un progetto definito «Masterplan» che in estrema sintesi prevede di favorire le formazioni universitarie e il perfezionamento professionale dei medici di famiglia, assicurare l'accesso alla professione e agevolarne l'esercizio migliorando le condizioni di lavoro e adeguando la remunerazione delle prestazioni dei medici di famiglia. Il tutto prevedeva un investimento annuo di 350 milioni che oggi è sceso a 200-250 milioni. Il comitato d'iniziativa che è coinvolto nella discussione del «Masterplan» sta cercando di trovare una soluzione ma l'avversione degli assicuratori malattia verso questo aumento di spese ne mette fortemente in dubbio la riuscita.
Come vicepresidente del Comitato d'iniziativa mi è chiaro e ci è chiaro che senza un'adeguata risposta per il futuro della medicina di famiglia in Ticino e in Svizzera si andrà in votazione popolare sulla nostra iniziativa «Si alla medicina di famiglia».
Ora veniamo al secondo punto: la reintroduzione temporanea della moratoria, che pare l'unica soluzione possibile all'inefficacia e inefficienza della politica federale in ambito sanitario per far fronte alla liberizzazione della professione determinata dagli accordi bilaterali e che nessuno ha pensato bene di regolare con dei «paletti» a tutela della qualità del servizio medico svizzero.
Come medico mi è difficile comprendere il masochismo della politica federale che induce
la popolazione svizzera a cercare rimedi quando le mucche sono fuori dalle stalle, e che vanno anche a penalizzare i giovani ticinesi e svizzeri che vogliono intraprendere o stanno intraprendendo gli studi in medicina.
Detto ciò, la reintroduzione temporanea della moratoria mi pare l'unica soluzione possibile per cercare di riordinare il caos che si sta generando nel mondo medico svizzero.
Anche su questa tematica abbiamo fatto proposte a livello federale che cercano di ridurre al minimo
le conseguenze sui medici svizzeri attualmente in formazione, chiedendo che siano esentati dalla
moratoria quei medici che almeno da 5 anni lavorano in ospedale, di dare delega ai cantoni di pianificare la medicina ambulatoriale unitamente agli Ordini cantonali e che per aprire uno studio
medico, un medico non confederato debba almeno avere 3 anni di esperienza lavorativa in un ospedale svizzero riconosciuto per la formazione.
Non da ultimo abbiamo chiesto di estendere la moratoria ai medici pratici (titolo Eurodoc) che hanno una formazione post-universitaria (5-6 anni minimi in Svizzera).
L'esito della discussione parlamentare federale è più che mai incerto e se la moratoria passerà, a mio avviso passerà per 1-2 voti di differenza. Infine la discussione per una cassa malati pubblica, che a mio avviso ha sottratto voglia e interesse politico alla battaglia sul rimborso delle eccedenze pagate alle casse malati, sembra incocciare con schieramenti politici precostituiti e che sembrano impedire di approfondire il controprogetto elaborato dal Consiglio federale che prevede in alternativa un sistema di riassicurazione a cui si farà capo per pagare i costi sanitari più importanti. Le problematiche sulle tariffe dei medici, degli ospedali e i rapporti tesi tra Cantoni (chiamati a coprire il 50% dei costi dei posti letto LAMal) e assicuratori, a cui va ad aggiungersi il continuo rialzo dei premi delle casse malati e l'assoluta mancanza di trasparenza del sistema assicurativo attuale stanno alimentando la discussione tra il corpo medico svizzero, che oggi possiamo dire - senza paura di sbagliare - è diviso al 50% tra sostenitori della cassa malati pubblica e contrari.
Se gli assicuratori malattia non sapranno cambiare rotta e non ritorneranno a dialogare con
noi medici è possibile che di fronte al desiderio, seppur legittimo, delle casse malati di scegliere
con quale medico e con quale ospedale lavorare si decida per dare più fiducia allo Stato.
Personalmente avrei preferito una terza via: la separazione netta tra assicuratori che si occupano esclusivamente della LAMal (assicurazione di diritto pubblico obbligatoria per tutti) dalle assicurazioni complementari (LCA di diritto privato). Oppure ancora una quarta via, più rivoluzionaria forse: la trasformazione delle LCA dal diritto privato al diritto pubblico, così da evitare che dopo tanti anni in cui si è pagato il premio per la camera privata e semi-privata ci si trovi, come accade ora, nell'impossibilità di rinnovare questo contratto poiché diventato nell'età del pensionamento troppo oneroso per molti di noi.