I motivi di fondo che pongono sotto pressione il sistema sanitario ticinese sono due: l'introduzione del DRG (forfait per caso) nel 2012 negli ospedali, che mette in concorrenza tra loro tutti gli ospedali svizzeri con l'obiettivo di porre sotto controllo la spesa sanitaria in Svizzera e l'entrata in campo di un nuovo partner: non più solo i medici, gli ospedali e gli assicuratori, ma anche il Sorvegliante dei Prezzi,che fonda le sue raccomandazioni su un mero calcolo matematico, prendendo in considerazione il 30% dell'indice dei prezzi al consumo e il 70% dell'indice dei salari, facendo astrazione dal contesto sociale in cui le sue raccomandazioni devono essere applicate, con l'unico obiettivo di abbassare le tariffe e trattando quindi cure mediche alla stessa stregua delle Ferrovie, della Posta e dei prezzi al consumo. Di questo meccanismo approfittano gli assicuratori per esercitare una pressione continua sui prestatori d'opera.
Per gli ospedali pubblici e privati ne conseguono minori entrate, che si stima si tradurranno solo per l'EOC in circa 20 milioni per il 2012, dovuti a tariffe più basse (in Ticino circa il 10% in meno) che non prendono in considerazione la necessaria copertura dei costi per gli investimenti, il rinnovamento tecnologico e per la formazione continua del personale medico e infermieristico. Evidentemente per l'EOC il disavanzo dovrà essere coperto dal Cantone attraverso la fiscalità.
Altro esempio delle valutazioni del Sorvegliante dei Prezzi, quella effettuata sul Cardiocentro (che nel 2012 è stato riconosciuto come centro universitario dal Senato delle Università di Zurigo) che lo paragona a strutture come la clinica di Savognin e la clinica Santa Chiara, e non come dovrebbe con i reparti di cardiochirurgia delle Università di Berna, Basilea e Losanna. Il Sorvegliante dei Prezzi, nella sua presa di posizione al Consiglio di Stato, ha qualificato il Cardiocentro come una realtà troppo costosa, dimenticando cosa il CCT ha portato a livello di qualità delle cure e nella ricerca medica della Svizzera intera e che per i ticinesi questo significherebbe ritornare a 30 anni fa, quando si diceva che "il miglior medico fosse il treno per Zurigo". Ma siamo poi sicuri che a Zurigo spenderemmo meno e saremmo curati meglio?
A sostegno dell'importanza del ruolo del CCT, un esempio di pochi giorni fa, quando una partoriente è giunta in ospedale con una dissezione dell'aorta. La pressione del tempo era altissima e si presentava un dilemma umano terribile: effettuare l'intervento chirurgico e perdere la bambina, non farlo e perdere la mamma.
La decisione del team medico è stata immediata: prima il taglio cesareo per salvare la piccola e poi l'intervento al Cardiocentro per salvare la madre.
Contemporaneamente, al CCT veniva ricoverato un anziano, anche lui con una dissezione aortica. Tutti gli interventi programmati sono stati immediatamente sospesi, i medici del CCT si sono concentrati su questi due pazienti e ora la bambina, la mamma e l'anziano si stanno riprendendo.
È quindi grazie alla presenza di questo centro di eccellenza sul nostro territorio che oggi possiamo parlare di un grande successo, in caso contrario avremmo dovuto riferire di due tragedie, perché non ci sarebbe stato il tempo per trasferire i pazienti Oltregottardo.
Parliamo ora della MAS (concordato intercantonale per la Medicina Altamente Specializzata) che è stato voluto dai Direttori cantonali della Sanità per le specialità molto costose, quali i trapianti di organi come il cuore, il fegato, i polmoni ecc., nonché per la cura dei grandi ustionati, per le quali i 3 grandi ospedali universitari cantonali, il Chuv di Losanna, l'Inselspital di Berna e l'Universitätspital di Zurigo erano da anni in concorrenza, concorrenza che creava costi esorbitanti rispetto al numero di casi trattati.
Sotto la pressione degli ospedali universitari svizzeri e forse con un po' di distrazione da parte dei politici, la prima lista delle specialità comprese nella MAS è andata via via allungandosi, aggiungendo dapprima la chirurgia viscerale (argomento che oggi tocca direttamente il nostro Cantone), la chirurgia vascolare, i politraumi e l'oncologia.
Va detto subito che il concordato per la Medicina Altamente Specializzata (MAS) presenta un "peccato originale", dato che considera quasi unicamente gli ospedali universitari cantonali, senza prendere atto che in Svizzera vi sono 26 cantoni con 26 sistemi sanitari diversi e che per i Direttori cantonali della Sanità il Ticino è solo uno dei 26 cantoni della Confederazione: una valutazione inaccettabile e non condivisibile, poiché la futura pianificazione sanitaria svizzera dovrà riconoscere il nostro Cantone non come un' unità a sé stante ma legittimarlo con il riconoscimento della regionalità, vale a dire una delle almeno quattro regioni linguistiche in cui è suddiviso il nostro Paese.
A sostegno di questa tesi basti pensare che, se è vero che per un abitante del Canton Uri farsi curare a Zurigo e per uno di Sion essere ospedalizzato a Losanna, può cambiare ben poco, dato che la lingua e la sensibilità e i costi della vita sono gli stessi, ben diversa è la situazione per noi ticinesi e per tutta la Svizzera italiana, i cui malati dovrebbero farsi curare in una lingua e una cultura diverse.
Inoltre, essere riconosciuti come regione sanitaria della Svizzera significa continuare con gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di nuove eccellenze mediche, attirando così nelle nostre strutture la popolazione di lingua italiana disseminata in tutta la Confederazione e, perché no, essere un punto di riferimento anche per la vicina Italia: se così fosse sarebbe un grande aiuto per il finanziamento del nostro sistema sanitario cantonale.
Il riconoscimento della regionalità è perciò una condizione "sine qua non" affinché la Confederazione non smantelli il nostro sistema sanitario, costituito da poli di eccellenza sia pubblici che privati già esistenti, quali il Cardiocentro (come detto riconosciuto quale centro universitario), il Neurocentro (che ha già ottenuto un mandato federale MAS) e il centro per il trattamento dei politraumi al Civico di Lugano, che pure ha ottenuto il mandato federale. In questo quadro non dobbiamo dimenticare lo IOSI che, è uno dei 7 grandi centri oncologici riconosciuti a livello nazionale.
È comunque chiaro che per mantenere in Ticino i centri di eccellenza e per soddisfare le nuove esigenze dettate da Berna, il nostro cantone deve razionalizzare il proprio sistema sanitario, pianificando già oggi le decisioni per i prossimi 25 anni.
Prossimamente verranno investiti (credito già deliberato), circa 120-140 milioni per la ristrutturazione dell'ORL (Ospedale regionale di Lugano) e l'ampliamento del Cardiocentro ed è quindi razionale pensare che Lugano sarà uno di poli sanitari dell'immediato futuro del nostro Cantone.
Già oggi, forse in sordina e forse all'oscuro di molti politici locali, si sta portando avanti una razionalizzazione della sanità ticinese, basti pensare al Neurocentro, alla a chirurgia viscerale che è fatta a Lugano, alla chirurgia toracale, fatta esclusivamente al San Giovanni, ai politraumi trattati unicamente a Lugano e alla pediatria che ha come polo di riferimento Bellinzona.
Sarà quindi essenziale instaurare un dialogo con la popolazione, spiegando che gli interventi di chirurgia altamente specializzata di cui si parla tanto, rappresentano soltanto il 5% di tutte le operazioni e nulla pertanto sarà sottratto a quegli ospedali regionali che hanno un'adeguata e sostenibile massa critica nonché un eccellente qualità delle cure..
Sempre di più nell'immediato futuro sarà fondamentale fare interagire la razionalità economica, che si fonda sulla rentabilizzazione a breve degli investimenti, con la razionalità medica che è quella che ci spinge a fare tutto ciò che è ragionevole per curare i nostri pazienti.
Noi medici che siamo in primis anche cittadini, ci opponiamo fortemente a che la sanità venga guidata esclusivamente dalla razionalità economica, senza tener conto che il finanziamento del sistema sanitario avviene in primo luogo attraverso la fiscalità che pone a contribuzione tutti i cittadini – pazienti.
Siamo anche coscienti che se volgiamo mantenere l'elevato standard della medicina ticinese dobbiamo razionalizzare il sistema e la grossa sfida per il Ticino sarà quella di riuscire a conciliare la concentrazione della medicina di punta con la presenza di una medicina acuta di prossimità. Siamo quindi tutti chiamati a superare gli egoismi personali e regionali per raggiungere l'obiettivo ultimo che è quello di limitare al minimo la necessità di essere curati fuori dal nostro Cantone.
Siamo anche coscienti che se volgiamo mantenere l'elevato standard della medicina ticinese dobbiamo razionalizzare il sistema e la grossa sfida per il Ticino sarà quella di riuscire a conciliare la concentrazione della medicina di punta con la presenza di una medicina acuta di prossimità. Siamo quindi tutti chiamati a superare gli egoismi personali e regionali per raggiungere l'obiettivo ultimo che è quello di limitare al minimo la necessità di essere curati fuori dal nostro Cantone.
Franco Denti
Presidente OMCT