Premetto che non imputo per nulla ai frontalieri la situazione che si è venuta a creare in Ticino dall'entrata in vigore della libera circolazione. In effetti considero che, chiunque abbia bisogno di lavorare, metta in atto il tutto per tutto per trovare un posto e ritengo quindi normale che guardi anche oltrefrontiera. Il problema attuale è legato all'enorme disparità di offerta di posti di lavoro tra il Ticino, che lo rammento ha circa 180'000 posti di lavoro e la vicina Lombardia in cui la crisi economica e il tasso di disoccupazione continuano a crescere, spingendo un flusso di persone verso il Ticino che ha portato a fine 2013 il numero di frontalieri vicino ai 60'000. Mi pare logico che il settore pubblico e parapubblico debbano avere il senso di responsabilità sociale e il buon senso di avere un occhio di riguardo per i residenti in cerca di lavoro e non penso che, in questi ambiti sia valido il mito del "ticinese che non vuol fare certi lavori", di conseguenza l'asticella del tetto massimo mi pare un po' una forzatura, dato che basterebbe semplicemente dare la priorità ai curriculum inoltrati da chi in Ticino abita e paga le imposte. Malgrado ciò, è pure chiaro che non sempre, per esempio nel settore sanitario, si trovano tutti i collaboratori necessari a coprire i bisogni del mercato e per questo è necessario rivolgersi a manodopera d'oltrefrontiera. A mio avviso quindi, la fissazione di tetti massimi potrebbe essere solo un' ultima ratio, alla quale però non è fuori luogo ricorrere in situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo, purché si tengano presenti le necessità del settore in cui l'ente pubblico e parapubblico svolgono il loro mandato.
Franco Denti
Deputato in Gran Consiglio
Deputato in Gran Consiglio