Il presidente dell'Ordine dei medici e deputato PPD: "La riforma è un passo nella giusta direzione ma in tempi così stretti è impossibile da applicare. Rischiamo di mettere in grave difficoltà tra le 3'000 e le 4'000 persone . Ecco la mia via d'uscita"
BELLINZONA - Sono giorni e ore di "enorme travaglio" per il presidente dell'Ordine dei Medici e deputato PPD Franco Denti. "Un enorme travaglio" che si protrarrà fino alla prossima settimana quando il Gran Consiglio si esprimerà sulla riforma dei sussidi di cassa malati. Denti non ha ancora deciso come voterà: forse dirà sì, forse si asterrà. L'irrisolvibile incertezza, per ora, è dovuta ad una semplice considerazione: la proposta del Consiglio di Stato, sostenuta da Lega, PLR e PPD, secondo il Gran Consigliere, è un passo nella giusta direzione, ma in tempi così stretti è impossibile da applicare e rischia di mettere in forte difficoltà, da un giorno all'altro, almeno "tra le 3'000 e le 4'000 persone, secondo i miei calcoli". In questa conversazione con Liberatv.ch, il numero uno dei medici ticinesi, analizza la situazione e suggerisce una via d'uscita da questo "enorme pasticcio".
Franco Denti, cominciamo dall'analisi della situazione.
"Ci siamo cacciati in un grande pasticcio! Il modello dei sussidi in Ticino è effettivamente difficile da comprendere, sia per la sua dimensione che per la complessità della sua messa in opera. È molto difficile da applicare sia per chi deve decidere le prestazioni sia per chi le deve ricevere. È un sistema aperto e come tutti i sistemi aperti risulta incontrollabile. Infatti ci troviamo con 111'000 abitanti su 300'000 che avrebbero diritto ad un sussidio, anche minimo, di 20 franchi, per dire. Il sistema del reddito disponibile, approvato all'unanimità dal Parlamento la scorsa legislatura, ha dimostrato di non funzionare e di far esplodere la socialità in Ticino. Non è accettabile che 111'000 possano beneficiare di un sussidio, tra questi ci sono anche persone con un reddito di 110-120 mila franchi".
"Ci siamo cacciati in un grande pasticcio! Il modello dei sussidi in Ticino è effettivamente difficile da comprendere, sia per la sua dimensione che per la complessità della sua messa in opera. È molto difficile da applicare sia per chi deve decidere le prestazioni sia per chi le deve ricevere. È un sistema aperto e come tutti i sistemi aperti risulta incontrollabile. Infatti ci troviamo con 111'000 abitanti su 300'000 che avrebbero diritto ad un sussidio, anche minimo, di 20 franchi, per dire. Il sistema del reddito disponibile, approvato all'unanimità dal Parlamento la scorsa legislatura, ha dimostrato di non funzionare e di far esplodere la socialità in Ticino. Non è accettabile che 111'000 possano beneficiare di un sussidio, tra questi ci sono anche persone con un reddito di 110-120 mila franchi".
Veniamo alla riforma che voterete in Gran Consiglio.
"Da una parte sono contento perché tre anni fa avevo suggerito di finanziare solo i premi Lamal attraverso sistemi di qualità come quello del medico di famiglia. Ora quel suggerimento lo vedo portare avanti ma con una tempistica completamente sbagliata".
"Da una parte sono contento perché tre anni fa avevo suggerito di finanziare solo i premi Lamal attraverso sistemi di qualità come quello del medico di famiglia. Ora quel suggerimento lo vedo portare avanti ma con una tempistica completamente sbagliata".
Per questo motivo non è convinto di sostenere la riforma?
"Sì, per questo ed altri motivi, che dirò. Ma credo che questo pasticcio sia frutto di un errore a monte. La valutazione di questa riforma doveva essere affidata non alla Commissione della Gestione, che di mestiere giustamente fa di conto, ma a una commissione sanitaria ad hoc, in grado di valutare tutte le sfumature tecniche e sociali. Come deputato ho presentato una proposta per istituire una commissione parlamentare permanente per le questioni sanitarie e sociali. Per ora non mi hanno dato retta".
"Sì, per questo ed altri motivi, che dirò. Ma credo che questo pasticcio sia frutto di un errore a monte. La valutazione di questa riforma doveva essere affidata non alla Commissione della Gestione, che di mestiere giustamente fa di conto, ma a una commissione sanitaria ad hoc, in grado di valutare tutte le sfumature tecniche e sociali. Come deputato ho presentato una proposta per istituire una commissione parlamentare permanente per le questioni sanitarie e sociali. Per ora non mi hanno dato retta".
Dottore, da tecnico, ritiene possibile che dopo la votazione in Gran Consiglio prevista per lunedì, i ticinesi beneficiari di sussidi, in quattro giorni, adeguino il loro premio nei tempi fissati dalla legge che permette cambiamenti entro il 30 novembre?
"Anche se le procedure sono già state avviate è assolutamente impossibile. È pura utopia. Neanche se accadesse un miracolo si riuscirebbe. Non si può fare, insomma".
"Anche se le procedure sono già state avviate è assolutamente impossibile. È pura utopia. Neanche se accadesse un miracolo si riuscirebbe. Non si può fare, insomma".
Un altro "problemino" è che non tutte le casse malati dispongono del modello del medico di famiglia, sulla base del quale sono ricalcolati i sussidi, come propone la riforma.
"È vero, ci sono delle casse malati che non presentano queste modello. E parlo anche di grandi assicuratori. La maggior cassa attiva in Ticino, ad esempio, che copre il 30% del mercato, non presenta il medico di famiglia. Ecco, questo è un altro grosso problema della riforma e della sua attuazione".
"È vero, ci sono delle casse malati che non presentano queste modello. E parlo anche di grandi assicuratori. La maggior cassa attiva in Ticino, ad esempio, che copre il 30% del mercato, non presenta il medico di famiglia. Ecco, questo è un altro grosso problema della riforma e della sua attuazione".
Insomma, molte persone potrebbero trovarsi in difficoltà?
"Sì, il rischio è di mettere in grave difficoltà migliaia di persone, 3'000-4'000, dall'oggi al domani".
"Sì, il rischio è di mettere in grave difficoltà migliaia di persone, 3'000-4'000, dall'oggi al domani".
Però, nonostante questo, lei non ha ancora deciso cosa votare...
"Io ascolterò il dibattito è deciderò se votare a favore o astenermi. È un enorme travaglio perché si tratta di un passo molto goffo ma verso una giusta direzione. Sicuramente non sosterrò l'emendamento che chiede il rinvio di un anno, ma senza impegnare il Governo a cambiare il sistema di calcolo. Per il resto, come detto, non so ancora cosa farò".
"Io ascolterò il dibattito è deciderò se votare a favore o astenermi. È un enorme travaglio perché si tratta di un passo molto goffo ma verso una giusta direzione. Sicuramente non sosterrò l'emendamento che chiede il rinvio di un anno, ma senza impegnare il Governo a cambiare il sistema di calcolo. Per il resto, come detto, non so ancora cosa farò".
Dottore, lei ce l'ha un'idea per uscire da questo pasticcio?
"La via d'uscita c'è ma bisogna avere più tempo per realizzarla.La mia proposta è che il Consiglio di Stato postici di un anno questa decisione però con l'impegno vincolante di modificare il metodo per l'erogazione del sussidio prendendo come parametro il reddito disponibile sulla base dell'imposta federale diretta. Così facendo diminuiranno drasticamente il numero dei beneficiari, ma aiuteremmo veramente chi ha bisogno e chi è lì a metà tra l'incudine e il martello. Spoero con tutto il cuore che qualcuno voglia seguire insieme a me questa strada".
"La via d'uscita c'è ma bisogna avere più tempo per realizzarla.La mia proposta è che il Consiglio di Stato postici di un anno questa decisione però con l'impegno vincolante di modificare il metodo per l'erogazione del sussidio prendendo come parametro il reddito disponibile sulla base dell'imposta federale diretta. Così facendo diminuiranno drasticamente il numero dei beneficiari, ma aiuteremmo veramente chi ha bisogno e chi è lì a metà tra l'incudine e il martello. Spoero con tutto il cuore che qualcuno voglia seguire insieme a me questa strada".
Se non si troverà una via d'uscita alternativa, e il Parlamento voterà la riforma così come proposta, ci sarà un referendum. Lei che ne pensa?
"Spero che prevalga il senso di responsabilità di tutti. Sono convinto che se il Consiglio di Stato prendesse l'impegno a ripensare completamente al modello di sussidiamento, credo che anche chi vuole lanciare un referendum potrebbe ripensarci rinunciando a una campagna ghiotta, mi rendo conto, dal profilo dell'immagine politica".
"Spero che prevalga il senso di responsabilità di tutti. Sono convinto che se il Consiglio di Stato prendesse l'impegno a ripensare completamente al modello di sussidiamento, credo che anche chi vuole lanciare un referendum potrebbe ripensarci rinunciando a una campagna ghiotta, mi rendo conto, dal profilo dell'immagine politica".
Ma lei che è stato in prima linea nella battaglia alle casse malati, non sarebbe tentato di sostenerlo?
"Se penso al mancato ristorno da parte della Confederazione dei i premi pagati in eccesso dai ticinesi, e all'aumento ingiustificato dei premi avvenuto anche quest'anno, verrebbe da firmarlo anche a me il referendum...".
"Se penso al mancato ristorno da parte della Confederazione dei i premi pagati in eccesso dai ticinesi, e all'aumento ingiustificato dei premi avvenuto anche quest'anno, verrebbe da firmarlo anche a me il referendum...".
E cosa si sente di dire a quei ticinesi arrabbiati per tutto quello che ha appena detto e che ora vedono il Consiglio di Stato proporre questa riforma?
"Che sono arrabbiato nero anch'io e che hanno ragione ad esserlo. Bisogna ascoltare la gente. Anzi, la politica deve ascoltare la gente".
"Che sono arrabbiato nero anch'io e che hanno ragione ad esserlo. Bisogna ascoltare la gente. Anzi, la politica deve ascoltare la gente".