...Franco Denti: medico di famiglia a Barbengo, vicino a Lugano, politico e rappresentante di categoria
Un caseggiato sulla strada con il Monte San Salvatore visibile solo da dietro. Nessuna sede di rappresentanza quindi e nessuna aria da «re del villaggio». Il dottore attende già nel corridoio davanti allo studio, con un ampio sorriso su un manifesto elettorale. «Si può fare di più» è lo slogan che in aprile ha permesso al medico che è anche un politico di vincere le elezioni ed essere rieletto nel parlamento cantonale. Questa volta però per un altro partito, una tipica storia «alla Denti».
In lotta contro le casse
«Qui in Ticino la moglie uno la può cambiare», commenta Denti con il suo tipico sorriso di compiacimento, «il partito no. Io l'ho fatto lo stesso e ho vinto.» Aggiunta importante: «Naturalmente sono rimasto fedele alle mie idee.» Del suo vecchio partito, il PPD, non parla volentieri: «Ha perso il suo spirito sociale e ormai discute solo invece di prendere anche decisioni e impegnarsi veramente per qualcosa. Io cercavo aria fresca e utopie.» Denti si è iscritto ai Verdi dove ora si impegna sui suoi temi fondamentali che, ovviamente, riguardano prevalentemente il settore sanitario. In particolare, si oppone sempre più alle casse malati perché «ci rapinano». La sua opinione è che dal 1996 i ticinesi abbiano pagato alle casse premi molto più elevati del necessario. Secondo uno studio della società medica cantonale, le casse malati avrebbero accumulato a spese del Canton Ticino riserve per oltre 400 milioni di franchi. In alcuni cantoni invece i premi non sarebbero nemmeno sufficienti a coprire le spese correnti. «È urgente separare chiaramente l'assicurazione di base si impegna su diversi punti: valori del punto tariffario più elevati e premi più bassi, quindi a favore dei medici che non deve essere una regione periferica. dalle assicurazioni complementari», spiega Denti, che di famiglia e dei pazienti, ma anche del Canton Ticino, Risulta così chiaro che il suo nome «Denti» è anche un programma, perché mostrarli gli piace... e non solo quando ride. «Quando sono arrabbiato, sono veramente furioso», spiega con sguardo penetrante «e allora di¬vento molto tenace. Sì, sono un lottatore.» Un aspetto del carattere emerso già in gioventù: «Sono figlio di un operaio, mio padre è morto presto e a chi diceva che uno come me non avrebbe dovuto studiare ho fatto capire che si sbagliava.»
A capo di una corporazione
Quando sta lì seduto e racconta, appare amabile e rilas¬sato, sicuramente simpatico e non certo aggressivo o rabbioso. «Sono anche un gaudente», racconta, «mi piace moltissimo andare con il mio motoscafo sul mio lago di Lugano oppure fare una passeggiata con il nostro setter irlandese.» Tempo per queste cose però ne ha poco. «Le mie giornate sono lunghe e lavoro volen¬tieri anche di notte.» Per spiegarlo stampa una poesia di Alda Merini che loda la quiete delle ore notturne. Sonno? «Poco.» Non c'è tempo per tutto. Spiega che lui e sua moglie hanno rinunciato volutamente ad avere figli, perché pren¬dere sul serio le persone significa anche avere tempo da dedicare loro sia nella vita professionale che in quella privata. Per questo può accadere che i pa¬zienti debbano aspettarlo a lungo. Poi però dedica loro il tempo necessario e non gli importa restare in studio anche fino a sera inoltrata. Oltre al suo studio, Franco Denti ricopre anche numerose cariche. Ad esempio è presidente dell'associazione medica ticinese, che qui non si chiama appunto «asso¬ciazione» o qualcosa di simile, bensì «ordine» che fa pensare più a una corporazione, una «corporazione orgogliosa», come sottolinea Denti. L'orgoglio ha a che fare anche con lo status sociale: «In una comunità il medico dovrebbe avere un ruolo simile a quello del sindaco, del parroco o dell'insegnante, così almeno era un tempo.» Denti si riferisce al riconoscimento dell'au¬torità e al rispetto, non all'ammirazione e a un senso di superiorità. «Io sono vicino alla gente», spiega, «tutti hanno il mio numero di cellulare e il mio numero privato, ma non ne abusano. Inoltre mi portano uova, mele o vino e mi invitano a battesimi e matrimoni.» Nel lungo corridoio dello studio sono appesi in modo del tutto naturale, come in una mostra d'arte, i calendari Pirelli dal 1998 ad oggi, fotografie «cult» di un produttore di pneuma¬tici. Come spiega l'assistente dello studio, le donne mezze nude non le danno fastidio e anzi anche lei apprezza questo periodico regalo di un paziente. Denti è convinto che, per un medico ticinese, le cose funzionano in parte diversamente rispetto ai colleghi a nord delle Alpi, «il rapporto tra medico e paziente, ad esempio, è più stretto e più personale». In questo con¬testo Denti usa il termine «cultura medica ticinese», che fa di nuovo balenare una buona dose di campani¬lismo. Sulla scrivania campeggia infatti una fotogra¬fia del FC Malcantone Agno. «Dopo il declino della FC Lugano, volevo contribuire a rafforzare questa squadra e ne ero il medico.» In mezzo c'è l'ex allenatore dei mat¬tatori locali, Vladimir Petković, che oggi allena la nazio-nale svizzera. «Si può fare di più.»
Un critico, anche tra le proprie file
Franco Denti si impegna su molti fronti, anche come volontario. Da 25 anni infatti, sempre nel mese di ago-sto, si reca come volontario a Lourdes con circa 200 pel¬legrini. Inoltre, è membro del comitato direttivo della Fondazione Carnegie, che ogni anno premia chi salva vite e riceve sostanziosi finanziamenti da facoltosi sostenitori. «È un bene che i ricchi effettuino donazioni», commenta Denti, «ma in realtà non avrebbero dovuto poter diventare così ricchi, avrebbero dovuto distribu¬ire prima la propria fortuna.» Denti è uno spirito critico, anche tra le proprie file. Ad esempio, ha lottato contro il progetto Managed Care sostenuto invece da molti suoi colleghi. «Il progetto era troppo favorevole alle casse malati. Anche io voglio le reti, ma secondo criteri che siano utili al corpo medico e ai pazienti, non alle casse.» Denti critica perfino le proprie reti, come la SSMG che in agosto si vuole fondere con la SSMI oppure l'associa¬zione «Medici di famiglia Svizzera». «Lì il Ticino non è rappresentato, non ci vogliono. Inoltre, troppo spesso sono disposti a compromessi a un livello troppo basso. Così non si ottiene nulla.»
A volte però il lottatore Denti fa trapelare anche un po' di delusione e disillusione, proprio come i politici del partito che ha appena lasciato. A livello politico si è impegnato a favore di condizioni quadro migliori per i medici di famiglia, spiega, e alcuni risultati sono stati raggiunti. «Ora però, che abbiamo strutture migliori, ci mancano sempre più medici che vogliono dedicarsi alla medicina di famiglia.» Sono i punti ben noti, di cui anche Denti si sta occupando: «I giovani medici vo¬gliono lavorare di meno, con più regole e guadagnando di più. A questo proposito abbiamo un problema di motivazione.» Per questo, secondo Denti, proprio nelle regioni peri¬feriche è difficile trovare successori per gli studi me¬dici. Come racconta, quando allora è arrivato piuttosto casualmente a Barbengo ha aperto uno studio come medico di base in un paesino dove per 60 anni non c'era più stato nessun medico. «Nel giro di due anni ho raggiunto gli obiettivi che nel mio business plan avevo previsto dopo cinque anni.» Oggi il suo archivio com¬prende 5000 cartelle di pazienti, la popolazione locale si reca da lui e in estate ha come pazienti anche molti turisti, soprattutto della Svizzera tedesca e tedeschi. Le visite a domicilio fanno parte del lavoro quotidiano.
Vecchi obiettivi, nuove piattaforme
Il futuro tuttavia è incerto. Attualmente nel suo studio lavora anche un infettivologo italiano. Per lui si tratta di un'opportunità di specializzazione e per conoscere la situazione svizzera, mentre per Denti, con tutti i suoi impegni, è un prezioso aiuto. Chissà che un giorno, magari, il collega dell'Italia settentrionale rilevi lo stu¬dio? Franco Denti alza le spalle e si dice moderatamente fiducioso. Comunque sia, Denti non sarebbe Denti se non indivi¬duasse sempre nuove piattaforme per le proprie inizia¬tive. «Io sono un pragmatico e mi piace lavorare a dei progetti, il contesto può anche cambiare», spiega. Così, dopo il fallimento della cassa unica, sta lavorando tra l'altro al progetto di continuare a gestire una cassa inter¬cantonale. Con riferimento ai suoi mandati politici il suo prossimo obiettivo è a Berna, a livello nazionale. Alle prossime elezioni federali in autunno, il medico e politico dei Verdi del Ticino, sarà candidato al Consiglio degli Stati o al Nazionale, restando fedele al suo motto «Si può fare di più». Oppure, come dice per finire: «Chi vuole fare e mettere in moto qualcosa trova sempre un modo per farlo.»