Un sistema che mina "l'efficacia sociale" dei sussidi, quello che calcola chi può beneficiarne basandosi su una stima del reddito disponibile. Ma anche un modello poco trasparente e «sensibilissimo» all'andamento dei premi di Cassa malati. Insomma, un sistema che, a detta di Bruno Cereghetti, non va corretto. Va completamente «cambiato, passando a un'alternativa sostenibile» che fonda su tre pilastri. Il primo: la semplicità. Ovvero, stabilire l'accessibilità al sussidio riferendosi «all'imponibile federale» e calcolando un «fattore di sostanza» con tanto di franchigia. Inoltre, l'ammontare degli aiuti andrebbe stabilito 'ad personam'. Secondo pilastro: la trasparenza. Ossia, «limiti di reddito espliciti» e «partecipazione degli assicurati». Anche «i più poveri» potrebbero pagare un franchetto al giorno. Terzo e ultimo pilastro: la sostenibilità. Che si potrebbe ottenere «contenendo la parte sussidiata della popolazione» tra il 30 e circa il 33%. Questo sistema, ha chiosato Franco Denti, comporterebbe «una riduzione del numero dei beneficiari» e, al contempo, «una maggiore efficacia» e consistenza dei sussidi. Si «aiuterebbe di più chi ha veramente bisogno». E il Cantone, ha aggiunto Denti, «risparmierebbe sessanta milioni di franchi l'anno».