Franco Denti sulla concentrazione dei servizi ospedalieri
Sono convinto che nella pianificazione sanitaria sia insita la grande opportunità di risollevare il Ticino dalla crisi in cui è sprofondato a seguito del crollo del settore finanziario. Per convincersi di questo, basta pensare ai numeri della sanità che, nel nostro cantone rappresenta il 14% del Pil e offre circa 20.000 posti di lavoro: due dati che dovrebbero convincere chiunque che non si tratta di pianificare la spesa sanitaria ma l'investimento sanitario!
Una sfida che quattro anni fa mi ha spinto a entrare nell'arena politica per mettere la mia esperienza a disposizione di tutti per costruire il domani della nostra sanità e della nostra economia. Il tempo c'era, dato che il mandato di pianificazione ospedaliera per il 1 gennaio 2015 era impartito dalla revisione della Lamal, la legge sull' assicurazione malattia, del 2012 e che questo sarebbe stato l'ultimo termine era già chiaro dal 2007.
Purtroppo, tra lungaggini e incomprensioni, siamo ormai a "cinque minuti a mezzanotte" e non sarà facile "condurre fuori dalle secche il veliero" del messaggio che abbiamo in discussione nella Commissione per la pianificazione ospedaliera e che è poco rispettoso delle esigenze di qualità, accessibilità delle cure ed economicità imposte dalla Lamal.
Da questo "peccato originale" derivano problemi come la perdita di attrattività dei posti di formazione nelle strutture sanitarie principali e periferiche, per la crescita professionale dei medici e non solo. Un'opportunità di importanza fondamentale perché senza queste possibilità di crescita, non solo il Ticino correrebbe il rischio di un' "emorragia di medici" (del resto già in corso), ma andrebbe anche incontro a serie difficoltà nel reclutarne di nuovi, con le conseguenze che possiamo immaginare per l'offerta sanitaria.
Vi è poi la questione legata agli ospedali periferici, sul futuro dei quali si è scatenato un dibattito, fomentato non solo dai contenuti del messaggio del governo ma anche da una comunicazione confusa e contraddittoria. Qualsiasi considerazione a parte, è chiaro che anche nelle zone periferiche si deve continuare a offrire quelle prestazioni fondamentali nel campo delle cure di base, che garantiscono la corretta presa a carico dei pazienti e questa necessità non è certo soddisfatta dai contenuti del messaggio.
Inoltre, vi è il problema del subacuto, al quale il Consiglio di Stato deve dare una risposta concreta (letti B, "convalescenza") perché, a causa del nuovo finanziamento forfettario degli ospedali/cliniche (Drg), i pazienti vengono dimessi sempre prima dagli ospedali acuti, anche quando non sono ancora pronti a rientrare a domicilio e non tutti hanno l'età per entrare in una casa per anziani. Di conseguenza occorre individuare in quest'ambito forme chiare e trasparenti di finanziamento che non pesino su Comuni e assicurati ma chiamino pienamente in causa le casse malati.
Per quanto attiene al tema della concentrazione dei mandati, dal messaggio si evince un concetto di "concentrazione a oltranza" che spinge a riunire anche quello che non deve esserlo, facendo perdere a diverse sedi quelle competenze necessarie per mantenere un'offerta di prossimità e qualità su tutto il territorio e le possibilità di crescita per nuove generazioni di medici. Questo problema riguarda in particolare la chirurgia e la medicina interna, e se il messaggio fosse accolto, a perderci sarebbero non solo le strutture stazionarie, ma anche tutti i cittadini-pazienti.
In conclusione quindi, l'opportunità di trasformare il Ticino da "piazza finanziaria in piazza sanitaria", non potrà essere colta se questo messaggio pasticciato, lacunoso e poco lungimirante non sarà rivisto in parecchi punti. Quindi, per non sprecare questa possibilità, tutte le forze politiche devono dar prova di maturità, mettendo da parte la campagna elettorale e lavorando secondo i sani principi della partecipazione e del buon senso.