Questa mattina Franco Denti si siederà per la prima volta pubblicamente al fianco di Sergio Savoia sposando la causa ecologista e indossando la casacca dei Verdi. Una scelta che lo porterà a rinnegare alcune posizioni del passato. In primis quella sul raddoppio del San Gottardo: il presidente dell'Ordine dei medici, da favorevole, ora si dichiarerà contrario, per una questione sanitaria perché, come ha abilmente dichiarato al «Corriere del Ticino» un paio di giorni fa, «essere verdi significa anche essere attenti alla salute pubblica, e io lo sono».
Ad ufficializzare la sua nuova posizione è stato poi Savoia martedì sera a «Piazza del Corriere»: «Datemi almeno il beneficio di non essere completamente cretino e di aver parlato di questo con il dottor Denti. I Verdi hanno un programma, chi aderisce ai Verdi e si presenta per andare in lista firma questo programma. Denti firmerà il programma. Denti ha cambiato idea». E oggi, verosimilmente, spiegherà compiutamente il perché.
Il suo addio al PPD in realtà non ha portato nessuno dei suoi ex a manifestare disperazione o ad implorarlo di rimanere, anzi, qualcuno ha gioito in maniera più o meno esplicita. Il capogruppo Fiorenzo Dadò ha detto «è una cosa che mi lascia abbastanza indifferente, ha partecipato al 15% delle riunioni del gruppo e solo alla metà di quelle della Commissione per la pianificazione ospedaliera», confermando poi una voce di corridoio: «E pensare che per includere Denti, un profilo certamente competente, abbiamo ampliato la commissione».
Detto in maniera chiara: se la commissione ora conta ben 17 membri è perché il PPD ha chiesto di fare spazio a Denti e gli altri partiti hanno pure potuto piazzare qualche loro pedina. Ma vuol dire anche che nessun PPD era pronto a farsi da parte per lasciare entrare il presidente dell'Ordine dei medici. Il che appare un non senso o il risultato di guerre intestine che si stavano consumando lontano dai riflettori da tempo.
E qui si apre un altro capitolo, fatto di tensioni, di reazioni fanciullesche e racconti al limite del grottesco. Il rapporto tra Denti e il suo ex partito è sempre stato complesso e se oggi anche Paolo Beltraminelli, contrariamente a quanto fanno solitamente i consiglieri di Stato che non mettono becco nelle beghe partitiche, nella sua nota foga su Facebook si lascia scappare un «Comunico che sono e resto PPD... Non tutti coloro che si occupano di sanità cambiano partito...» si capisce che la febbre era molto alta. Anzi, si potrebbe dire cronica.
Facciamo un passo indietro. Siamo nel 2011, da poco si è consumata la lotta fratricida in casa PPD tra Paolo Beltraminelli e Giovanni Jelmini, con il presidente superato nella corsa al seggio in Governo per un pugno di schede, e l'aria in casa azzurra è pesante.
Nella competizione per il Gran Consiglio ha primeggiato il solito monello Alex Pedrazzini; sul secondo gradino nella gara interna si è piazzato proprio Denti (che correva anche per il Governo). Ed arrivò così la resa dei conti, quella che fece praticamente di Denti un separato in casa (anche se poi venne candidato per la corsa al Municipio di Lugano nel 2013). Denti al gruppo chiese qualche commissione parlamentare e si scontrò presto con Carlo Luigi Caimi.
Quest'ultimo venne definito da Denti «una Panda 4x4» (auto non propriamente di classe, non elegante, ma ambiziosa nel superare ostacoli), mentre il gruppo con lui aveva a disposizione «una Ferrari» (sinonimo di velocità, classe e prestigio). E Denti chiese anche un posto in Gran Consiglio in prossimità del corridoio (e non in mezzo agli altri deputati). Ma nulla gli venne concesso e finì che Caimi e Denti si ritrovarono vicini di posto in Parlamento. Se qualcuno lo fece con un po' di malizia per portarli allo scontro finale o se fu solo un caso fortuito non è dato sapere.
Dopo il risultato negativo del PPD alle elezioni luganesi ci fu un nuovo round tra Caimi e Denti, con il primo a rimproverare il medico per alcune posizioni e atteggiamenti nella campagna. «Fu un confronto franco – ci aveva raccontato Caimi – di quelli che si fanno in politica dopo risultati come quelli». E Denti decise di non sedersi più al fianco di Caimi, nessun altro deputato popolare democratico era disposto a lasciare il suo posto (in particolare sul corridoio) a Denti e altre soluzioni non andarono mai in porto. Morale della favola: da allora, seduta dopo seduta, Caimi al suo fianco ha una sedia vuota e Denti si trova costretto a procacciarsi di volta in volta un posto, chiedendo alla segreteria del Gran Consiglio se ci sono assenti scusati.
Staremo a vedere se Denti oggi si toglierà qualche sassolino dalla scarpa. Intanto Caimi la sua, a Denti, l'ha detta tramite Facebook con un pizzico d'ironia: «Buon viaggio, finalmente avrà in Gran Consiglio un posto dove sedersi». E il capogruppo Dadò si è fatto così interprete dei sentimenti del collega: «Per Caimi è certamente un giorno di festa». Festeggia il PPD che si è tolto il dente e festeggiano i Verdi che sognano un tridente. E, come si racconta ai bimbi per dare la buonanotte, vissero tutti felici e contenti.
Ad ufficializzare la sua nuova posizione è stato poi Savoia martedì sera a «Piazza del Corriere»: «Datemi almeno il beneficio di non essere completamente cretino e di aver parlato di questo con il dottor Denti. I Verdi hanno un programma, chi aderisce ai Verdi e si presenta per andare in lista firma questo programma. Denti firmerà il programma. Denti ha cambiato idea». E oggi, verosimilmente, spiegherà compiutamente il perché.
Il suo addio al PPD in realtà non ha portato nessuno dei suoi ex a manifestare disperazione o ad implorarlo di rimanere, anzi, qualcuno ha gioito in maniera più o meno esplicita. Il capogruppo Fiorenzo Dadò ha detto «è una cosa che mi lascia abbastanza indifferente, ha partecipato al 15% delle riunioni del gruppo e solo alla metà di quelle della Commissione per la pianificazione ospedaliera», confermando poi una voce di corridoio: «E pensare che per includere Denti, un profilo certamente competente, abbiamo ampliato la commissione».
Detto in maniera chiara: se la commissione ora conta ben 17 membri è perché il PPD ha chiesto di fare spazio a Denti e gli altri partiti hanno pure potuto piazzare qualche loro pedina. Ma vuol dire anche che nessun PPD era pronto a farsi da parte per lasciare entrare il presidente dell'Ordine dei medici. Il che appare un non senso o il risultato di guerre intestine che si stavano consumando lontano dai riflettori da tempo.
E qui si apre un altro capitolo, fatto di tensioni, di reazioni fanciullesche e racconti al limite del grottesco. Il rapporto tra Denti e il suo ex partito è sempre stato complesso e se oggi anche Paolo Beltraminelli, contrariamente a quanto fanno solitamente i consiglieri di Stato che non mettono becco nelle beghe partitiche, nella sua nota foga su Facebook si lascia scappare un «Comunico che sono e resto PPD... Non tutti coloro che si occupano di sanità cambiano partito...» si capisce che la febbre era molto alta. Anzi, si potrebbe dire cronica.
Facciamo un passo indietro. Siamo nel 2011, da poco si è consumata la lotta fratricida in casa PPD tra Paolo Beltraminelli e Giovanni Jelmini, con il presidente superato nella corsa al seggio in Governo per un pugno di schede, e l'aria in casa azzurra è pesante.
Nella competizione per il Gran Consiglio ha primeggiato il solito monello Alex Pedrazzini; sul secondo gradino nella gara interna si è piazzato proprio Denti (che correva anche per il Governo). Ed arrivò così la resa dei conti, quella che fece praticamente di Denti un separato in casa (anche se poi venne candidato per la corsa al Municipio di Lugano nel 2013). Denti al gruppo chiese qualche commissione parlamentare e si scontrò presto con Carlo Luigi Caimi.
Quest'ultimo venne definito da Denti «una Panda 4x4» (auto non propriamente di classe, non elegante, ma ambiziosa nel superare ostacoli), mentre il gruppo con lui aveva a disposizione «una Ferrari» (sinonimo di velocità, classe e prestigio). E Denti chiese anche un posto in Gran Consiglio in prossimità del corridoio (e non in mezzo agli altri deputati). Ma nulla gli venne concesso e finì che Caimi e Denti si ritrovarono vicini di posto in Parlamento. Se qualcuno lo fece con un po' di malizia per portarli allo scontro finale o se fu solo un caso fortuito non è dato sapere.
Dopo il risultato negativo del PPD alle elezioni luganesi ci fu un nuovo round tra Caimi e Denti, con il primo a rimproverare il medico per alcune posizioni e atteggiamenti nella campagna. «Fu un confronto franco – ci aveva raccontato Caimi – di quelli che si fanno in politica dopo risultati come quelli». E Denti decise di non sedersi più al fianco di Caimi, nessun altro deputato popolare democratico era disposto a lasciare il suo posto (in particolare sul corridoio) a Denti e altre soluzioni non andarono mai in porto. Morale della favola: da allora, seduta dopo seduta, Caimi al suo fianco ha una sedia vuota e Denti si trova costretto a procacciarsi di volta in volta un posto, chiedendo alla segreteria del Gran Consiglio se ci sono assenti scusati.
Staremo a vedere se Denti oggi si toglierà qualche sassolino dalla scarpa. Intanto Caimi la sua, a Denti, l'ha detta tramite Facebook con un pizzico d'ironia: «Buon viaggio, finalmente avrà in Gran Consiglio un posto dove sedersi». E il capogruppo Dadò si è fatto così interprete dei sentimenti del collega: «Per Caimi è certamente un giorno di festa». Festeggia il PPD che si è tolto il dente e festeggiano i Verdi che sognano un tridente. E, come si racconta ai bimbi per dare la buonanotte, vissero tutti felici e contenti.