Con il voto compatto di UDC (leghisti compresi) e PLR il Nazionale ha affossato a sorpresa il provvedimento Quattro ticinesi hanno cambiato idea rispetto a settembre, quando l’avevano approvata: si scatena la polemica
Sorpresa ieri al Consiglio nazionale: i deputati hanno bocciato (97 a 96 e un’astensione) la moratoria sull’apertura di nuovi studi medici che avrebbe dovuto sostituire in modo definitivo quella in vigore, che scadrà il 30 giugno 2016 ed è impiegata in 18 Cantoni, tra cui il Ticino (poco prima gli Stati l’avevano approvata per 31 a 13). UDC e PLR hanno votato compatti contro (unica eccezione, il senatore Fabio Abate), a favore tutti gli altri. Già a settembre questi due partiti si erano battuti contro la moratoria, alla quale i cantoni sono liberi di aderire o meno; meglio sarebbe a loro avviso abolire l’obbligo di contrarre, che impone alle casse malati di rimborsare le prestazioni di tutti gli operatori sanitari. La moratoria avrebbe riguardato solo gli specialisti escludendo coloro che hanno svolto una formazione postgrado di almeno 3 anni in Svizzera. Serve a regolare l’offerta di prestazioni e l’afflusso di medici stranieri. In effetti nel 2012, al termine della prima moratoria, il numero di nuovi medici era esploso, in particolare in Ticino. Fa quindi molto discutere il cambio di posizione di quattro deputati ticinesi – Ignazio Cassis e Giovanni Merlini (PLR), Roberta Pantani e Lorenzo Quadri (Lega) – che a settembre in prima lettura avevano votato a favore di questa soluzione e che ieri, avessero confermato la loro decisione, avrebbero fatto pendere la bilancia dall’altra parte.
La polemica infuria. Duro Fabio Regazzi (PPD), in particolare perché la legge, che avrebbe dovuto contenere l’aumento degli studi medici e quindi dei costi della salute, è caduta grazie ai voti dei «consiglieri nazionali di Lega (ma non era il partito che difende gli interessi del Ticino?) PLR e UDC, che hanno sciaguratamente affossato questa riforma nonostante le chiare indicazioni date dalla Deputazione ticinese».
«È inutile lamentarsi per l’aumento dei costi sanitari – ha sottolineato il collega di partito Marco Romano – se poi di fronte a misure concrete ci si tira indietro». Il cambio di idea dei due leghisti è quindi un atto «irresponsabile».
Una «sconcertata» Marina Carobbio (PS) non ha dubbi: «Senza una regolamentazione il Ticino sarà uno dei cantoni più toccati». L’impennata dei premi di cassa malati quindi è certa: il ceto medio si prepari a tirare la cinghia. Impensabile che il consigliere federale Berset prolunghi la moratoria con decreto d’urgenza oltre il termine stabilito in modo da trovare altre soluzioni: «Mancano le condizioni politiche», visto che il parlamento ha rifiutato dapprima il progetto del Governo per una soluzione durevole di pilotaggio nel settore medico ambulatoriale, considerato troppo dirigista, e poi pure «questa soluzione di compromesso».
A suo avviso l’obiettivo di UDC e PLR è chiaro: «Malgrado il popolo abbia già detto due volte no, vogliono abolire la libera scelta del medico». La prossima tappa la si avrà l’anno prossimo, quando il Consiglio degli Stati discuterà una mozione di Jürg Stahl (UDC), già approvata dal Nazionale, che chiede appunto questa misura. E un giorno, «visto il programmato aumento dei premi», la otterranno: «Con la fine della libera scelta del medico le casse malati potranno così decidere di lavorare solo con i dottori più economici, ciò che non sempre è sinonimo di qualità».
«Un provvedimento cosmetico»
Sull’altro fronte ci si difende. Per il capogruppo PLR alle Camere Ignazio Cassis il problema della densità dei medici non si risolve con provvedimenti «cosmetici» né con «misure di intervento statale che non hanno mostrato efficacia». Per il partito la soluzione sta in prezzi flessibili a livello regionale, come chiede una mozione recentemente presentata – in zone con una forte densità d’offerta i medici dovrebbero ricevere una remunerazione inferiore per le stesse prestazioni rispetto a quelli che lavorano in regioni dove la concorrenza è minore.
Giovanni Merlini ha confessato di aver «avuto un ripensamento» rispetto a settembre, quando era stato l’unico esponente del suo partito a votare l’entrata in materia sulla moratoria e poi uno dei 9 ad averla approvata nel voto d’insieme. Anche se ammette che per il Ticino la moratoria sarebbe stata utile, decisiva per lui la constatazione che «nonostante lo stop agli studi medici» la crescita dei costi sanitari è continuata.
Da parte sua l’ultimo arrivato a Berna, Marco Chiesa ci ha confermato che l’obiettivo dell’UDC è «ridiscutere l’obbligo di contrarre, in modo da puntare sulla qualità» di cure e medici.
Nel mirino delle critiche sono finiti però soprattutto i due leghisti. Roberta Pantani ha giustificato il voto con le indicazioni giunte dal gruppo UDC, cui la Lega appartiene, e con la volontà di cambiare il sistema facendo in modo che le casse malati collaborino solo con i medici di propria scelta. Ritiene inoltre che il paventato aumento dei dottori in Ticino «potrebbe anche non verificarsi».
Sulla stessa linea Lorenzo Quadri , secondo il quale «l’equazione niente moratoria = esplosione (?) di nuovi studi medici = esplosione (?) dei costi sanitari è un tantino semplicistica». Ci sono altri campi in cui si può intervenire: «Il catalogo delle prestazioni coperte dalla LAMal non è tabù, nemmeno l’obbligo di contrarre, e anche sui prezzi flessibili proposti dal PLR si può discutere».
«Un segnale di irresponsabilità»
Furiose sono state le reazioni in Ticino. Per il presidente dell’Ordine cantonale dei medici Franco Denti quello di ieri è stato «un colpo di mano ben orchestrato da chi voleva dare una spinta all’abolizione dell’obbligo di contrarre». Pure lui si stupisce che i due leghisti abbiano votato contro la moratoria. «Non hanno capito su cosa votavano»; o forse sì, visto che «in una settimana la Lega è riuscita a essere determinante sul futuro del sistema sanitario svizzero e ticinese facendo saltare i presupposti della sanità di prossimità», e usato la salute e il diritto alle cure come «merce di scambio sul preventivo e sui parcheggi». Dal 1. luglio prevede «il caos in Ticino, nei cantoni di confine in genere e anche a Zurigo». La sua analisi sulle conseguenze a medio termine coincide con quella di Marina Carobbio: «Gli assicuratori diranno che il sistema non è più governabile e chiederanno l’abolizione dell’obbligo di contrarre, la libera scelta del medico, dell’ospedale e della clinica salteranno e quindi le casse potranno fare quello che vogliono e stabilire le tariffe». Si è trattato insomma «di un segnale di irresponsabilità».
«Sconcertato» dalla decisione del Nazionale, che solo tre mesi fa era stato di altro parere (128 a 55 a favore della moratoria, n.d.r.), pure il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli , capo del Dipartimento della sanità e della socialità, che non ha esitato a parlare di «un vero e proprio golpe» contro il federalismo svizzero e a puntare il dito contro i colpevoli, « i signori Ignazio Cassis, Lorenzo Quadri, Roberta Pantani, Giovanni Merlini».
Pesanti saranno le conseguenze per il Cantone e le finanze sue e dei cittadini, visto che nel periodo in cui la moratoria era stata abolita, dal 1. gennaio 2012 a metà 2013, avevano aperto lo studio in Ticino «250 nuovi medici». In soldoni ciò significa maggiorare la spesa sanitaria «di circa 30 milioni l’anno», un aumento «inutile e controproducente». Abolendo la moratoria quindi il Nazionale ha abolito «l’unica possibilità per tenere sotto controllo il sistema ambulatoriale»; conseguenza, «la crescita dei premi di cassa malati è assolutamente scontata».
Pure il consigliere federale Alain Berset ha predetto un’affluenza massiccia di medici stranieri dal 1. luglio 2016, ciò che causerà un aumento importante dei costi sanitari e quindi dei premi, visto che «il settore ambulatoriale determina circa il 40% dei costi della LAMal».
Dottori, Cantoni e pazienti delusi
Costernati anche medici, pazienti e cantoni. «Siamo sorpresi», ha dichiarato Jürg Schlup, presidente della Federazione dei medici svizzeri (FMH), tanto più che «ora non c’è nessuna soluzione di scorta». Nega inoltre che la moratoria avrebbe sfavorito i giovani medici.
Per la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della sanità il Nazionale ha privato i cantoni di uno strumento fondamentale che aveva permesso loro di gestire l’offerta di cure mediche e l’evoluzione dei costi della salute. Eppure era stata proposta una soluzione rispettosa del federalismo, che avrebbe fornito ai cantoni, soprattutto a quelli vicini alla frontiera, la possibilità di reagire in caso di forte aumento di medici specializzati.
Forte delusione anche da parte dell’Organizzazione svizzera dei pazienti, secondo cui UDC e PLR si sono schierati in modo unilaterale a difesa degli interessi degli assicuratori a scapito degli assicurati. L’offensiva della destra e delle casse malati non si fermerà, visto che i presidenti delle associazioni che li rappresentano, Ignazio Cassis (PLR, Curafutura) e Heinz Brand (UDC, Santésuisse), fanno parte sia della Commissione della sicurezza sociale che di quella della sanità.
Santésuisse soddisfatta
Reazione opposta quella di Santésuisse, che ha ricordato come la moratoria sia sempre stata una misura provvisoria che sfavorisce i giovani medici. L’associazione ha quindi ribadito la richiesta di abolire l’obbligo di contrarre: sono la qualità e l’efficienza che devono fungere da criteri per decidere chi ha il diritto o no di fatturare a carico dell’assicuratore di base.