Berna vuole obbligare i Cantoni a contribuire alle cure dei frontalieri che pagano la cassa malati in Svizzera I direttori dei dipartimenti e i medici si oppongono – Il Ticino: «Una proposta da respingere fermamente»
Giovanni Galli
I Cantoni non intendono pagare per le cure ospedaliere a favore dei residenti nei Paesi dell'UE e dell'AELS assicurati in Svizzera. E chiedono che tutto l'onere resti a carico delle casse malati, pena un aggravio della fattura sanitaria a carico dell'ente pubblico di 11,5 milioni di franchi all'anno.
Adesso, se un frontaliere affiliato ad una compagnia svizzera viene ricoverato in ospedale, i costi ricadono integralmente sul suo assicuratore. Secondo Berna però questo sistema non rispetta il divieto di discriminazione adottato con il diritto europeo di coordinamento della sicurezza sociale. Tramite una revisione della LAMal, la cui fase di consultazione si conclude oggi, il Consiglio federale intende mettere tutti sullo stesso piano; in concreto, dal momento che i Cantoni pagano il 55% dei costi delle degenze dei domiciliati, il Governo vuole che facciano altrettanto per i frontalieri che lavorano sul loro territorio e assicurati presso una cassa elvetica.
A sud delle Alpi 3-400 persone
In totale, i residenti in uno Stato UE/AELS con una cassa malati svizzera sarebbero 38 mila, di cui 30 mila frontalieri (e familiari) e circa 7 mila beneficiari di rendite (e familiari). In Ticino, compresi i familiari, la scelta di far capo alla LAMal è circoscritta a 3-400 persone sugli oltre 62 mila frontalieri attivi (290 mila in Svizzera). Per i direttori cantonali della sanità questo obbligo non è giustificato. Il Ticino, si legge nella risposta trasmessa dal Consiglio di Stato a Berna, ritiene anzitutto che non vi sia discriminazione fra gli assicurati svizzeri e quelli residenti nell'UE/AELS, «poiché anche per questi ultimi vi è una completa assunzione dei costi in caso di ricovero ospedaliero e le tariffe applicate sono le stesse». Il diritto alla copertura dei costi è garantito, a cambiare è soltanto l'agente finanziatore. Ma c'è di più, perché i pensionati già ora possono farsi ricoverare dove vogliono senza assumersi, a differenza degli svizzeri, oneri supplementari. «Addirittura, nella scelta dell'ospedale, i cittadini UE/AELS beneficiari di rendite sarebbero favoriti rispetto agli svizzeri, non dovendo in alcun caso assumere una parte del costo». Questo porta il Governo ticinese a dire che «la motivazione addotta per giustificare questo travaso di oneri di 11,5 milioni di franchi dall'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie ai Cantoni risulta infondata».
Viene contestata anche la proposta per la ripartizione dei costi quando il ricovero riguarda pensionati UE assicurati in Svizzera. Infatti, al di là del principio generale di assunzione della quota parte cantonale anche per gli assicurati residenti nell'UE/AELS, il progetto di revisione prevede una distinzione nei Cantoni chiamati a farsi carico di questo onere a seconda che gli assicurati residenti nell'UE/AELS siano frontalieri o beneficiari di rendite svizzere. «Nel primo caso il contributo sarebbe in effetti dovuto dal Cantone dove viene svolto il lavoro mentre nel secondo caso tutti i Cantoni parteciperebbero in proporzione alla popolazione residente. Questa distinzione viene giustificata con le entrate fiscali che i Cantoni del luogo di lavoro incassano dalla tassazione dei frontalieri». Ebbene, prosegue il Consiglio di Stato, «contestiamo con decisione anche questa argomentazione, che evidentemente farebbe ricadere la spesa di 11,5 milioni di franchi soprattutto su quei Cantoni maggiormente toccati dalla realtà del frontalierato». Per questo, la proposta viene «respinta fermamente».
La consultazione riguardava però anche la ricerca di una maggiore collaborazione sanitaria transfrontaliera, a partire dai progetti pilota di Basilea (con il distretto tedesco di Lörrach) e San Gallo (con il Lichtenstein). Il Ticino ha manifestato delle perplessità, ma alla fine ha aderito perché l'Ufficio della sanità pubblica garantisce che nessuna collaborazione potrà essere attuata contro il volere del Cantone di confine interessato. Inoltre non ci sarà una partecipazione cantonale alle cure fornite all'estero e le prestazioni risultati di collaborazioni con l'estero non dovranno figurare sulla lista ospedaliera cantonale.
Il dissenso dell'OMCT
Anche l'Ordine dei medici si oppone alla proposta del Consiglio federale di contribuire ai costi per i ricoveri degli assicurati UE, attualmente a carico esclusivamente delle casse malati. «Questa impostazione penalizzerebbe duramente e ulteriormente i Cantoni di frontiera», dice l'associazione di categoria. L'Ordine contesta anche il principio di autorizzare durevolmente l'assunzione dei costi delle cure stazionarie e ambulatoriali offerte ai residenti svizzeri nelle zone di frontiera estere, senza che vi siano garanzie sufficienti che possa essere garantito e facilitato il processo inverso e senza che vi siano dati attendibili sull'entità del fenomeno e dei costi. «In assenza di dati sufficienti sull'efficacia della cooperazione transfrontaliera l'OMCT non se la sente di tutelare e favorire le cure e i ricoveri di residenti all'estero».