Franco Denti a nome dell’OMCT si è appellato al Tribunale federale per contestare la Pianificazione Secondo il deputato sono in gioco «la qualità delle cure fornite e la salvaguardia dei posti di lavoro»
Non c’è pace per la Pianificazione ospedaliera. Sul cammino della riorganizzazione sanitaria ticinese è infatti spuntato un nuovo ostacolo. O meglio, due. All’attenzione dei giudici dell’Alta Corte sono difatti pervenuti due nuovi ricorsi, inoltrati a nome dell’Ordine dei medici dal presidente dell’associazione e deputato dei Verdi in Gran Consiglio Franco Denti . Opposizioni queste che vanno così ad aggiungersi al referendum contro la revisione della legge e ai ricorsi inoltrati dalla Clinica Luganese e, come riferito dalla RSI, dalla clinica Santa Chiara di Locarno. Come dire: tempi duri per la Pianificazione ospedaliera.
Il malcontento dei medici ticinesi, anticipato da LiberaTv, ci è stato confermato dallo stesso Denti. «Il Consiglio direttivo dell’Ordine dei medici mi ha incaricato, all’unanimità, di presentare le opposizioni al Tribunale amministrativo federale e al Tribunale federale», ci spiega il granconsigliere.
Due i punti salienti al centro delle rispettive istanze: il finanziamento dei letti acuti di minor intensità (AMI) e la lista ospedaliera. «Abbiamo presentato ricorso in primis perché vogliamo che i reparti AMI siano negli ospedali e non nelle case per anziani – spiega Denti – ma anche perché vogliamo venga attuato quanto la maggioranza della Commissione pianificazione ospedaliera ha presentato nel suo rapporto».
Lo scorso 15 dicembre il Gran Consiglio aveva infatti deciso di abbracciare la tesi governativa, bocciando quanto proposto dalla maggioranza dei commissari che chiedevano di finanziare i letti AMI come ospedalizzazioni, quindi a carico della LAMal. La decisione del Legislativo aveva allora a dir poco infiammato l’animo del deputato dei Verdi che, nel corso del dibattito parlamentare, aveva tuonato: «Facendo rientrare i reparti acuti di minor intensità sotto il cappello legale delle case di cura voi distruggete il sistema sanitario ticinese».
Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, il presidente dell’Ordine dei medici ticinesi chiede dunque «non solo che si riveda il sistema di finanziamento dei letti AMI, ma che questi siano accompagnati dalla presenza di un medico 24 ore su 24, nonché da un adeguato carico di cure infermieristiche». Detto in altre parole: che ci sia un numero di personale infermieristico proporzionato al numero di pazienti. «Insomma – taglia corto il nostro interlocutore – non solo vogliamo salvaguardare la qualità delle cure fornite al paziente, ma anche garantire i posti di lavoro».
Infine, per quanto riguarda la questione legata alla lista ospedaliera, oggetto appunto del ricorso inoltrato al Tribunale federale, l’intento è quello di modificare l’elenco degli ospedali riconosciuti dal Consiglio di Stato e di conseguenza a beneficio della LAMal. «Ora spetta ai giudici decidere se ad aver ragione è il Parlamento ticinese o la Commissione sanitaria», conclude Denti.
A poco meno di un mese dalla decisione del Gran Consiglio di dare luce verde ad un dossier a dir poco dibattuto e annoso, la battaglia della Pianificazione ospedaliera sembra però tutt’altro che conclusa.
Il malcontento dei medici ticinesi, anticipato da LiberaTv, ci è stato confermato dallo stesso Denti. «Il Consiglio direttivo dell’Ordine dei medici mi ha incaricato, all’unanimità, di presentare le opposizioni al Tribunale amministrativo federale e al Tribunale federale», ci spiega il granconsigliere.
Due i punti salienti al centro delle rispettive istanze: il finanziamento dei letti acuti di minor intensità (AMI) e la lista ospedaliera. «Abbiamo presentato ricorso in primis perché vogliamo che i reparti AMI siano negli ospedali e non nelle case per anziani – spiega Denti – ma anche perché vogliamo venga attuato quanto la maggioranza della Commissione pianificazione ospedaliera ha presentato nel suo rapporto».
Lo scorso 15 dicembre il Gran Consiglio aveva infatti deciso di abbracciare la tesi governativa, bocciando quanto proposto dalla maggioranza dei commissari che chiedevano di finanziare i letti AMI come ospedalizzazioni, quindi a carico della LAMal. La decisione del Legislativo aveva allora a dir poco infiammato l’animo del deputato dei Verdi che, nel corso del dibattito parlamentare, aveva tuonato: «Facendo rientrare i reparti acuti di minor intensità sotto il cappello legale delle case di cura voi distruggete il sistema sanitario ticinese».
Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, il presidente dell’Ordine dei medici ticinesi chiede dunque «non solo che si riveda il sistema di finanziamento dei letti AMI, ma che questi siano accompagnati dalla presenza di un medico 24 ore su 24, nonché da un adeguato carico di cure infermieristiche». Detto in altre parole: che ci sia un numero di personale infermieristico proporzionato al numero di pazienti. «Insomma – taglia corto il nostro interlocutore – non solo vogliamo salvaguardare la qualità delle cure fornite al paziente, ma anche garantire i posti di lavoro».
Infine, per quanto riguarda la questione legata alla lista ospedaliera, oggetto appunto del ricorso inoltrato al Tribunale federale, l’intento è quello di modificare l’elenco degli ospedali riconosciuti dal Consiglio di Stato e di conseguenza a beneficio della LAMal. «Ora spetta ai giudici decidere se ad aver ragione è il Parlamento ticinese o la Commissione sanitaria», conclude Denti.
A poco meno di un mese dalla decisione del Gran Consiglio di dare luce verde ad un dossier a dir poco dibattuto e annoso, la battaglia della Pianificazione ospedaliera sembra però tutt’altro che conclusa.