LaMal, Cereghetti dimostra come le eccedenze ticinesi siano state ridistribuite altrove
I premi versati in eccesso da parte del Ticino sono stati in parte riconosciuti. 'Ma la situazione è molto più grave'.
Tra il 1996 e il 2012 il Ticino ha pagato il mille per cento in più di premi di cassa malati rispetto alla media nazionale e nel tentativo di riequilibrare la situazione, anziché adeguare i premi, gli assicuratori hanno trasferito le riserve da un Cantone all'altro. Sono le principali conclusioni a cui giunge lo studio di Bruno Cereghetti (già capo dell'Ufficio dell'assicurazione malattia) svolto per conto dell'Ordine dei medici del Canton Ticino (Omct), e presentato ieri alla stampa. Dati che analizzano la situazione sul piano nazionale e che finora nessuno aveva mai pubblicato. «Mancavano i risultati d'esercizio della LaMal Cantone per Cantone – spiega Cereghetti –. Dati che erano censiti, ma non pubblici». Lo studio li ricostruisce, evidenziando «uno sbilanciamento del sistema che fa rabbrividire. La situazione è molto più grave rispetto a quanto si credeva». Emerge infatti che sull'arco degli anni solo tre Cantoni hanno contribuito in modo molto marcato (tra cui il Ticino), mentre 18 hanno un risultato d'esercizio negativo. «Il risultato nazionale è molto ben messo, perché si tratta di una media. Ma lo squilibrio che si nasconde è decisamente urtante». Quando nel 2005 il consigliere federale Pascal Couchepin si accorge della situazione ed "esige" dagli assicuratori la dovuta correzione, «le sue restano parole al vento». Stando all'analisi di Cereghetti, dubbi non ce ne sarebbero: «A questo punto, per riequilibrare la situazione, gli assicuratori hanno trasferito le riserve da un Cantone all'altro. Finora si sapeva che il Ticino aveva dato di più (ed è stato, almeno parzialmente, riconosciuto, ndr), ma non si aveva la certezza di questi travasi». Un vero e proprio «scandalo, su cui l'autorità di vigilanza è rimasta silente».
Dov'è la vigilanza?
Dal 2012 il sistema di calcolo delle riserve è cambiato. L'Ufficio federale utilizza una nuova formula, che lo stesso Cereghetti contesta dal punto di vista matematico. Ma non solo: «Si è trattato di una fuga in avanti voluta per nascondere la situazione che si è creata. Il nuovo metodo di calcolo abbellisce la realtà... perché era scomoda!». A titolo d'esempio: le eccedenze ticinesi da 192 milioni nel 2010 (vecchio metodo di calcolo) si sono ridotte a 140 milioni (nuovo metodo), nonostante l'utile d'esercizio di oltre 40 milioni. Nel 2012 le riserve sono sì salite a quasi 150 milioni, a fronte di un utile, però, di ben 70 milioni. «L'operazione di riequilibrio, inoltre, non è affatto riuscita. Tra il 2011 e il 2013, nonostante il metodo di calcolo più clemente, in ben 12 Cantoni si registra anzi un nuovo peggioramento. Quindi immaginiamoci che disastro si nasconde in realtà». Da qui, la necessità di una vigilanza diversa. «La LaMal funziona – commenta Franco Denti , presidente dell'Omct –, il problema è come gestirla». La Legge sulla vigilanza, al vaglio delle Camere federali, dovrebbe correggere la rotta. «All'unanimità il parlamento ticinese aveva approvato un'iniziativa cantonale all'indirizzo dell'Assemblea federale, che chiedeva di inserire alcuni correttivi – ricorda Denti, promotore dell'iniziativa nei panni di deputato Ppd –. Tra questi, in caso di mancata approvazione delle tariffe dei premi, l'obbligo per gli assicuratori di diminuire o aumentare le tariffe su indicazione dell'Autorità federale. Così come l'obbligo di compensare immediatamente le eccedenze o le carenze di premio nei singoli Cantoni». Ma durante il dibattito alle Camere, «non è stata per nulla presa in considerazione». Nemmeno da parte della Deputazione ticinese? «No, nessun sostegno».