Capisco le paure degli ostili alla revisione della Legge sulle epidemie, in votazione il prossimo weekend, ma non credo, davvero, che in questa nuova legge trovino un fondamento razionale. Perdita di competenze cantonali a favore della Confederazione e di Organismi internazionali (OMS), minaccia del federalismo, influenza eccessiva dello Stato sul comportamento dei cittadini, violazione dei diritti della personalità, violazione del principio della sussidiarietà, eccessivo conferimento di poteri a Consiglio federale, Ufficio federale della salute pubblica e all'Organizzazione mondiale di sanità, eccessiva centralizzazione, sono tutti argomenti che stanno a cuore anche a Franco Denti e per i quali mi batto e mi sono sempre battuto. Ma non in questo
caso. Non ritengo infatti che il regime giuridico disposto dalla nuova Legge federale sulle epidemie violi uno qualsiasi dei sacrosanti principi e diritti sui quali si fonda la nostra società. La nuova legge in discussione ha quale scopo la protezione dell'essere umano dalle malattie trasmissibili e si prefigge di prevenire e combattere la propagazione di dette malattie.
Protezione, prevenzione e lotta che oggi non possono più avvenire con il solo ricorso alle vaccinazioni (che resta beninteso il più efficace), ma attraverso un sistema ben più ampio e complesso di misure preventive, di controllo, di diffusione e scambio di informazioni, sistema che da soli, i Cantoni non possono predisporre e per il funzionamento del quale è necessario un maggiore coordinamento a livello nazionale. D'altronde sono proprio loro, i Cantoni, che chiedono maggiore uniformità del sistema e delle prassi. La collaborazione a più livelli è fondamentale per sconfiggere la propagazione di agenti patogeni, che non si fermano certo alle frontiere e la cui natura e conoscenza è in continua evoluzione. Con certe malattie non si scherza e Confederazione e Cantoni devono poter operare e intervenire con la massima efficacia, contando su un quadro legale chiaro che mette in evidenza i compiti e le responsabilità di ciascuno, ciò che fin'ora, non è garantito. Poter fruire di una rete di informazioni efficace è premessa fondamentale per poter prendere le decisioni giuste nell'interesse della salute pubblica. La nuova legge definisce e struttura proprio questa rete. Per quanto concerne invece le competenze decisionali è corretto ribadire che restano pressoché invariate, rispetto alla legge che si intende sostituire. Ai Cantoni resta la facoltà, peraltro più regolamentata rispetto al passato, di dichiarare obbligatorie, qualora esistesse un pericolo considerevole, le vaccinazioni di gruppi di popolazione a rischio, di persone particolarmente esposte e di persone che esercitano determinate attività. È solo in caso di "situazione particolare" e cioè solo nel caso in cui i Cantoni non fossero in grado di reagire a una determinata situazione di crisi, accertata dall'OMS, che la Confederazione, sussidiariamente e solo dopo aver sentito i Cantoni, potrà intervenire dichiarando l'obbligatorietà delle vaccinazioni. Resta beninteso illeso il diritto di ciascuno di rifiutare la vaccinazione. Sono e restano pertanto i Cantoni a decidere le sorti di una vaccinazione. Essi potranno tuttavia usufruire di una rete di informazioni più performante che li guidi nelle loro decisioni. In un campo così tecnico e in continua evoluzione, quando in gioco c'è la salute pubblica, non si può prescindere da un sistema più coordinato, anche a costo di
sacrificare qualche libertà.
caso. Non ritengo infatti che il regime giuridico disposto dalla nuova Legge federale sulle epidemie violi uno qualsiasi dei sacrosanti principi e diritti sui quali si fonda la nostra società. La nuova legge in discussione ha quale scopo la protezione dell'essere umano dalle malattie trasmissibili e si prefigge di prevenire e combattere la propagazione di dette malattie.
Protezione, prevenzione e lotta che oggi non possono più avvenire con il solo ricorso alle vaccinazioni (che resta beninteso il più efficace), ma attraverso un sistema ben più ampio e complesso di misure preventive, di controllo, di diffusione e scambio di informazioni, sistema che da soli, i Cantoni non possono predisporre e per il funzionamento del quale è necessario un maggiore coordinamento a livello nazionale. D'altronde sono proprio loro, i Cantoni, che chiedono maggiore uniformità del sistema e delle prassi. La collaborazione a più livelli è fondamentale per sconfiggere la propagazione di agenti patogeni, che non si fermano certo alle frontiere e la cui natura e conoscenza è in continua evoluzione. Con certe malattie non si scherza e Confederazione e Cantoni devono poter operare e intervenire con la massima efficacia, contando su un quadro legale chiaro che mette in evidenza i compiti e le responsabilità di ciascuno, ciò che fin'ora, non è garantito. Poter fruire di una rete di informazioni efficace è premessa fondamentale per poter prendere le decisioni giuste nell'interesse della salute pubblica. La nuova legge definisce e struttura proprio questa rete. Per quanto concerne invece le competenze decisionali è corretto ribadire che restano pressoché invariate, rispetto alla legge che si intende sostituire. Ai Cantoni resta la facoltà, peraltro più regolamentata rispetto al passato, di dichiarare obbligatorie, qualora esistesse un pericolo considerevole, le vaccinazioni di gruppi di popolazione a rischio, di persone particolarmente esposte e di persone che esercitano determinate attività. È solo in caso di "situazione particolare" e cioè solo nel caso in cui i Cantoni non fossero in grado di reagire a una determinata situazione di crisi, accertata dall'OMS, che la Confederazione, sussidiariamente e solo dopo aver sentito i Cantoni, potrà intervenire dichiarando l'obbligatorietà delle vaccinazioni. Resta beninteso illeso il diritto di ciascuno di rifiutare la vaccinazione. Sono e restano pertanto i Cantoni a decidere le sorti di una vaccinazione. Essi potranno tuttavia usufruire di una rete di informazioni più performante che li guidi nelle loro decisioni. In un campo così tecnico e in continua evoluzione, quando in gioco c'è la salute pubblica, non si può prescindere da un sistema più coordinato, anche a costo di
sacrificare qualche libertà.
Dr. med. Franco Denti,
Presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino e Gran Consigliere PPD