Mai la politica cantonale è stata tanto avara di decisioni o visioni e tanto ricca di stupidaggini, picche, ripicche e scontri di bassa lega. Sembra ormai un marchio universale, che concerne l'intero emiciclo costituzionale. Il livello del Parlamento è sceso in maniera preoccupante, al punto che, gettando uno sguardo verso l'orizzonte temporale delle elezioni cantonali del 2015, si percepisce un senso di vuoto: latitano i profili autorevoli, mentre abbondano quelli che vogliono mostrarsi come autoritari. Esprimersi in questi termini è manifestare realismo o catastrofismo? Buona la prima, verrebbe da dire. Non passa ormai giorno senza leggere esternazioni colorite su situazioni politiche o su politici. Sicuramente è anche l'effetto dell'ipermediatizzazione che conosciamo nel nostro ridotto territorio dove, chiunque la spara più grossa, diventa subito il protagonista dell'effimera scena di giornata. Il teatrino della politica ha preso una piega che va dal drammatico al ridicolo. Drammatico perché il sano confronto sulle idee è andato via via scemando, lasciando spazio solo a una sequela di banalità o sterili attacchi personali. Non ci sono più attori di grido, abbondano le comparse buone più che altro ad interpretare ruoli in film che non faranno mai la storia.
E, in questo quadro già desolante, ha ormai trovato spazio anche la maleducazione. Nell'ultima sessione parlamentare c'è stato il subingresso di un deputato tra i banchi della Lega. Ebbene il nostro fotografo ha immortalato il momento in cui il nuovo arrivato sottoscriveva la dichiarazione di fedeltà alle leggi e alla Costituzione. Si tratta di un momento solenne, poco importa chi sia l'interessato e il colore politico. È questione di rispetto, in senso profondo, per le istituzioni. In quel momento, mentre il presidente del Gran Consiglio leggeva la formula di rito i deputati leghisti erano in piedi (come è giusto che sia), mentre nell'ampia porzione immortalata nell'immagine si vedevano molti altri parlamentari seduti, intenti a farsi gli affari propri, con tanto di computer acceso e polpastrelli saltellanti sulle insonorizzate tastiere. Una situazione mai vista, e ancor più incredibile è che nessuno sia intervenuto per fare cessare quella crassa mancanza di rispetto. Quest'ultimo termine non va più di moda, ci si accapiglia su questioni di forma e non si bada più alla sostanza della politica. Non c'è più la forza del dialogo, anche franco, acceso, che sforava magari a livello di decibel. C'è anche da chiedersi quale sia oggi la preparazione di un parlamentare. Di milizia, va bene, ma pur sempre eletto dal popolo perché lui si è candidato. Cosa si fa nelle interminabili sedute delle commissioni? Dalle stesse viene sfornatosempre meno. Poi, e va sempre più di moda, appena in aula viene aperta la discussione c'è chi chiede il rinvio. Il più delle volte si tratta di mosse dilatorie tipiche di chi non sa o non vuole decidere. Un po' come lo studente che non ha preparato la lezione e prega il professore di interrogarlo il giorno seguente.
Di capricci e di dispetti se ne vedono quotidianamente. Ad esempio sulla road map (il piano per il risanamento delle finanze che punta all'irrealistico pareggio di bilancio nel 2015). Lo scorso autunno-inverno tutti hanno fatto la voce grossa: «Se il Governo fa così noi non approviamo il Preventivo 2013». Parola dei presidenti di PLRT, Lega e PPD. Poi, in prossimità del voto in aula, è arrivata la fase del repentino dietrofront dei gruppi di riferimento e l'elaborazione della road map. Tutti a darsi pacche sulle spalle e a vantarsi del presunto «senso di responsabilità». Oggi siamo alla resa dei conti. La Lega vuole parteciparealgruppodi lavorosolonella veste di «osservatore», il PLRT si è autosospeso fino a quando i leghisti usciranno «dall'ambiguità» e il PS attende cosa faranno gli altri. Dire che l'ambizioso progetto è in coma profondo sembra il minimo. È un atteggiamento palesemente infantile: come la bambina che dà un pizzicotto ad un maschietto e lui reagisce alzandole la gonnellina.
Senza dimenticare i personalismi più esasperati, come quelli che stanno dilaniando la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Logistica. Non il comitato per la festa campestre dell'imminente estate, ma una commissione chiamata ad analizzare una situazione reputata grave in un ramo importante dell'amministrazione cantonale dove è accaduto un po' di tutto. Un gruppo di persone dal quale, prima di tutto, si deve pretendere senso di responsabilità. E, ciliegina sulla torta della discordia, ora c'è il caso in casa PPD con Franco Denti che, offeso per diatribe di politica luganese, rifiuta di sedersi accanto al collega di partito Carlo Luigi Caimi.
Ormai è tutto e solo marketing politico e il motto «parlatene bene o male purché se ne parli» è diventato la triste realtà di una maniera di porsi davvero fanciullesca.
E, in questo quadro già desolante, ha ormai trovato spazio anche la maleducazione. Nell'ultima sessione parlamentare c'è stato il subingresso di un deputato tra i banchi della Lega. Ebbene il nostro fotografo ha immortalato il momento in cui il nuovo arrivato sottoscriveva la dichiarazione di fedeltà alle leggi e alla Costituzione. Si tratta di un momento solenne, poco importa chi sia l'interessato e il colore politico. È questione di rispetto, in senso profondo, per le istituzioni. In quel momento, mentre il presidente del Gran Consiglio leggeva la formula di rito i deputati leghisti erano in piedi (come è giusto che sia), mentre nell'ampia porzione immortalata nell'immagine si vedevano molti altri parlamentari seduti, intenti a farsi gli affari propri, con tanto di computer acceso e polpastrelli saltellanti sulle insonorizzate tastiere. Una situazione mai vista, e ancor più incredibile è che nessuno sia intervenuto per fare cessare quella crassa mancanza di rispetto. Quest'ultimo termine non va più di moda, ci si accapiglia su questioni di forma e non si bada più alla sostanza della politica. Non c'è più la forza del dialogo, anche franco, acceso, che sforava magari a livello di decibel. C'è anche da chiedersi quale sia oggi la preparazione di un parlamentare. Di milizia, va bene, ma pur sempre eletto dal popolo perché lui si è candidato. Cosa si fa nelle interminabili sedute delle commissioni? Dalle stesse viene sfornatosempre meno. Poi, e va sempre più di moda, appena in aula viene aperta la discussione c'è chi chiede il rinvio. Il più delle volte si tratta di mosse dilatorie tipiche di chi non sa o non vuole decidere. Un po' come lo studente che non ha preparato la lezione e prega il professore di interrogarlo il giorno seguente.
Di capricci e di dispetti se ne vedono quotidianamente. Ad esempio sulla road map (il piano per il risanamento delle finanze che punta all'irrealistico pareggio di bilancio nel 2015). Lo scorso autunno-inverno tutti hanno fatto la voce grossa: «Se il Governo fa così noi non approviamo il Preventivo 2013». Parola dei presidenti di PLRT, Lega e PPD. Poi, in prossimità del voto in aula, è arrivata la fase del repentino dietrofront dei gruppi di riferimento e l'elaborazione della road map. Tutti a darsi pacche sulle spalle e a vantarsi del presunto «senso di responsabilità». Oggi siamo alla resa dei conti. La Lega vuole parteciparealgruppodi lavorosolonella veste di «osservatore», il PLRT si è autosospeso fino a quando i leghisti usciranno «dall'ambiguità» e il PS attende cosa faranno gli altri. Dire che l'ambizioso progetto è in coma profondo sembra il minimo. È un atteggiamento palesemente infantile: come la bambina che dà un pizzicotto ad un maschietto e lui reagisce alzandole la gonnellina.
Senza dimenticare i personalismi più esasperati, come quelli che stanno dilaniando la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Logistica. Non il comitato per la festa campestre dell'imminente estate, ma una commissione chiamata ad analizzare una situazione reputata grave in un ramo importante dell'amministrazione cantonale dove è accaduto un po' di tutto. Un gruppo di persone dal quale, prima di tutto, si deve pretendere senso di responsabilità. E, ciliegina sulla torta della discordia, ora c'è il caso in casa PPD con Franco Denti che, offeso per diatribe di politica luganese, rifiuta di sedersi accanto al collega di partito Carlo Luigi Caimi.
Ormai è tutto e solo marketing politico e il motto «parlatene bene o male purché se ne parli» è diventato la triste realtà di una maniera di porsi davvero fanciullesca.