Il partito lancia la campagna contro la riforma dei sussidi di cassa malati in votazione il 18 maggio
Una misura inguardabile, la più iniqua che ci sia, un taglio lineare inaccettabile che va a colpire chi davvero è in difficoltà e ha bisogno. Il PS non usa mezzi termini nel bocciare la riforma dei sussidi di cassa malati sulla quale saremo chiamati a votare il prossimo 18 maggio, sottolineando pure che se il partito non avesse lanciato il referendum, e raccolto le firme a dicembre, il popolo non avrebbe ora la possibilità di esprimersi. «Come spesso succede in questo cantone, quando c'è un problema reale, si riesce sempre a trovare la soluzione sbagliata» ha evidenziato ieri a Bellinzona il presidente Saverio Lurati, lanciando la campagna contro il taglio dei sussidi. Nessuno nega che ci sia un problema – con il modello attuale ci sono troppi redditi medio-alti che rientrano fra i potenziali beneficiari di una riduzione del premio di cassa malati – ma la soluzione individuata dal DSS di agire con un taglio lineare del 4% indistintamente non è una soluzione accettabile. «Si toglie ai poveri per non dare a chi è meno povero» ha continuato Bruno Cereghetti , ex capo dell'ufficio assicurazione malattia, aggiungendo che questa è la «logica illogica» della misura proposta dal direttore del DSS Paolo Beltraminelli. Per Cereghetti il modello attuale di riduzione dei premi presenta delle pecche: da una parte più aumenta il premio di cassa malati, più aumenta l'importo dei sussidi; dall'altra se cresce il premio si allarga pure la fascia dei potenziali beneficiari (soprattutto tra i redditi alti). Un sistema che ha generato nel 2014, con un incremento «modico» dell'1,1% del premio, seimila potenziali beneficiari di sussidi di cassa malati. Con questo sistema e tenuto conto che l'aumento medio dei premi potrebbe raggiungere il 4%, ha previsto Cereghetti, il prossimo anno la popolazione sussidiata raggiungerà il 50%. Una percentuale troppo elevata, sinonimo che nell'attuale sistema c'è qualcosa che non va. «Il problema di fondo è la fiscalità di questo Cantone perché abbiamo redditi che, grazie a tutte le deduzioni concesse, non rappresentano la reale situazione finanziaria delle persone» ha sottolineato la capogruppo in Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli , aggiungendo che per risolvere il problema alla radice bisognerebbe andare a toccare questo tema «ma sappiamo che è un tabù». Da qui la necessità di avere una socialità mirata, non un taglio lineare che andrebbe ulteriormente ad aumentare il divario tra chi ha e chi non ha. E una soluzione potrebbe arrivare dal modello presentato dall'Ordine dei medici (OMCT) che sostituisce il criterio del reddito disponibile con quello del reddito imponibile dell'imposta federale (vedi CdT del 10 aprile). «La socialità si vede nel mirare la sua azione, ma quanto proposto è un taglio lineare che colpisce i ceti più deboli e io ribadisco il mio no» ha sottolineato il presidente dell'OMCT Franco Denti (PPD), presente ieri alla conferenza stampa. Dal canto suo Cereghetti ha aggiunto che ci sarebbero gli estremi per un ricorso perché la proposta del Governo, che incoraggia il passaggio al modello medico di famiglia, potrebbe essere letta come una violazione del principio di parità di trattamento.