"Prendiamo l'Orso per le corna": diciamo basta al balletto delle cifre relative alle riserve eccedentaria delle casse malati e reagiamo in modo coordinato!
La decina di studi presentati tra il 2010 e il 16 settembre 2013 dall'Ordine dei Medici e realizzati da uno dei massimi esperti di assicurazione malattie, dimostrano cifre alla mano e con calcoli molto prudenziali, che se le cose continueranno a seguire il malandazzo attuale, le riserve nel nostro cantone supereranno il 400 milioni alla fine del 2013 e, in mancanza di un intervento mirato, continueranno a crescere.
L'obiettivo di questi studi era ed è certamente quello di informare in modo trasparente l'opinione pubblica con dati diversi da quelli che la lobby dei cassamalatari ci propina da anni con la connivenza bernese, ma anche quello di fornire al mondo politico una documentazione solida sulla per difendere i sacrosanti diritti dei cittadini-assicurati.
Se il primo obiettivo, grazie anche alla cassa di risonanza dei media è pienamente raggiunto, certamente non si può dire lo stesso del secondo, dato che le esortazioni di specialisti, medici e giornalisti sembrano essersi perse nella nebulosa del "meglio poco di nulla"!
Penso sia giunto il momento, visto che le cifre le abbiamo, di smetterla con gli studi e creare una task force - comprendente il Cantone, l'Ordine dei Medici, dei tecnici e l'Associazione dei Consumatori - che definisca una strategia cantonale concordata che permetta di difendere gli interessi dei ticinesi.
Andiamo a Berna cifre alla mano (trasferta che non deve necessariamente tradursi nella visita del Consiglio di Stato al Consigliere Federale titolare del dossier) e illustriamole con forza e convinzione a chi di dovere: pretendiamo non di essere ascoltati e compresi, ma un dibattito tra le parti e, se ci si vuole dire che i nostri dati sono incerti e non confrontabili, lo si dimostri con prove irrefutabili. Se i nostri calcoli sono sbagliati, ci ritireremo in buon ordine e faremo onorevole
ammenda di fronte alla Berna federale e ai cittadini-assicurati ticinesi.
ammenda di fronte alla Berna federale e ai cittadini-assicurati ticinesi.
Ma se le nostre cifre sono corrette, si cerchino soluzioni semplici ed eque, come per esempio il congelamento dei premi fino all'intera restituzione del credito e, soprattutto si riveda in tempi brevi l'intero sistema di vigilanza sulla costituzione delle riserve delle casse malati e pure quello della formazione dei premi. L'importante è che il progetto, approvato il 17 settembre dal Consiglio degli Stati e che prevede la restituzione del 50% delle eccedenze, circa 800 milioni, finanziandola per un terzo a carico delle casse malati (che non sono però obbligate ad attingere alle riserve eccedentarie e che potrebbero quindi aumentare i premi a determinate categorie di assicurati o in alcuni cantoni), un terzo attraverso la tassa sul CO2 di quei cantoni che hanno pagato premi troppo bassi, e l'ultimo terzo con i fondi della Confederazione, non sia posto in atto poiché si tratterebbe di un'"autorestituzione" del maltolto fatta grazie alle nostre imposte!
Inoltre, la soluzione accolta dalla Camera Alta, non definisce il periodo di calcolo perché si limita a partire dal 1996 (anno di introduzione della LAMal), e pone la fine dello stesso al momento in cui la legge sulla sorveglianza delle Casse Malati – che dovrebbe impedire il trasferimento di riserve tra cantoni e prevedere per l'UFSP (Ufficio Federale della Sanità Pubblica) la possibilità di correggere i premi anche al ribasso e, non solo al rialzo, come finora – sarà approvata. Approvazione che rischia di essere rimandata alle calende greche, dato che la legge ha incassato
l'approvazione degli Stati, ma che il Nazionale vuole rimandare sul tavolo del Consiglio Federale.
l'approvazione degli Stati, ma che il Nazionale vuole rimandare sul tavolo del Consiglio Federale.
Questa situazione non permette quindi di "quantificare il malloppo" e di sapere veramente, una volta per tutte, a quanto ammonta il credito del Ticino e di altri cantoni che si trovano nella stessa situazione: un classico compromesso svizzero che sceglie il "minore dei mali", ammesso che così possa essere definita un'iniquità che si trascina da una quindicina d'anni!
Ecco quindi concretizzarsi ancor più la necessità di un'azione come quella che suggerisco, visto che il Ticino non è solo in questa penosa situazione ed è perciò probabile che il nostro esempio sia seguito da altri, contribuendo così ad aumentare la pressione sul mondo politico e sull'UFSP che sono i principali responsabili della situazione di iniquità e opacità nella quale ci troviamo!