L'opinione del presidente dell'Ordine Franco Denti sul pacchetto Berset
"Bisogna capire l'importanza del medico di famiglia, che si fa carico il 70 per cento dei problemi di salute della popolazione svizzera". Franco Denti, presidente dell'Ordine dei medici ticinesi, crede nella sanità di prossimità, il cardine del pacchetto di misure su cui si voterà il 18 maggio.
Il voto riuscirà a invertire la rotta e, dunque, a superare anche la politica del numero chiuso nelle univesità?
"Evidentemente se la Confederazione, come sostiene il controprogetto governativo, prevede un impegno nella formazione, questa è già una soluzione al numero chiuso. Diciamo che è un passo avanti, il problema si supera ma non si risolve".
Con più medicina di prossimità l'offerta sanitaria crescerà veramente in qualità?
"Il consigliere federale Alain Berset ha parlato di master plan. Nel senso che questo è un progetto di più ampio respiro. Non si parla solo di medici di famiglia, ma anche di piani di sviluppo a favore dei territori coinvolgendo tutte le professioni legate alle cure di base, come gli infermieri, i fisioterapisti. Dunque, i concetti sono collaborazione e complementarietà"
Il problema, adesso, sarà quello di dare buone gambe alla nuova normativa. Sarà difficile, secondo lei?
"No, io credo di no. Perché siamo già operativi, dobbiamo solo implementare quando deciso anni fa, esattamente nel 2006. Sono già aperte cinque scuole di formazione, da Basilea sino a Ginevra. E speriamo che l'indicazione scaturita dalla nuova norma possa essere recepita al meglio anche in Ticino".
Per dar forza alla proposta, però, servono soldi. E non solo per rendere attrattivi i salari dei medici di base, ma anche per la formazione.
"Berset ha individuato 200 milioni di franchi all'interno del budget della sanità. Dovevano essere 250 ma già nei prossimi anni la cifra potrebbe aumentare".
A Berna si pensa di recuperare questi soldi da un rincaro delle analisi di laboratorio e dalla riduzione di certe prestazioni di altri specialisti. Basteranno questi accorgimenti?
"Si vedrà, ma quello che a me pare importante è il fatto che tutto rientri all'interno del budget della sanità e non ci siano ulteriori costi. Comunque va anche detto che se si vuole tutelare la medicina di base bisogna pur fare uno sforzo".
Secondo lei, come cambierà la professione del medico di famiglia?
"Io vedo il futuro del medico di famiglia come quello di un coach, un allenatore del quale si ha fiducia che affianca il paziente. È il medico che suggerisce dove andare, cosa fare, in una sanità che sta diventando sempre più complessa. Per questo la medicina di prossimità deve poter contare su professionisti sempre più formati".
La norma offre ai Cantoni, nell'ambito delle proprie competenze, un ruolo importante. Il Ticino come reagirà?
"Mi auguro positivamente. Per il bene di tutti."
"Mi auguro positivamente. Per il bene di tutti."