IL DIBATTITO del Dr. med. Franco Denti, candidato al CdS per I Verdi
In questi giorni si sente tanto parlare dell'appuntamento mancato da parte del nostro Dipartimento di sanità e socialità con uno dei compiti principali del suo mandato nella presente legislatura: la Pianificazione ospedaliera.
Dato che spesso la discussione si articola su dati tecnici forse incomprensibili ai più, penso di fare cosa utile, facendo il punto della situazione, come persona informata dei fatti, che ha fatto parte della Commissione pianificazione ospedaliera (Cpo), la quale ha recentemente informato il Gran Consiglio di non poter licenziare il relativo rapporto entro la fine dell'attuale legislatura. La ragione addotta, oltre a un ritardo generale nella presentazione del messaggio, imputabile, secondo la Cpo, al Consiglio di Stato, è la necessità di coinvolgere per un preavviso governo e Commissione della gestione. Questo preavviso, dato che il Consiglio di Stato ha deciso di sottoporre a un perito il pre-rapporto consegnato in gennaio dalla Cpo, non arriverà entro fine legislatura.
Per evitare di perdere lo "know how" acquisito in quasi un anno di lavori e approfondite consultazioni con i rappresentanti del settore sanitario, e per lasciare una traccia chiara per il futuro, la Cpo ha indirizzato al Gran Consiglio un secondo documento, in cui riassume le proprie conclusioni. Un modo di agire serio e responsabile che fa onore ai membri della Cpo.
Nella procedura di adozione della pianificazione sono mancate la coesione e la ricerca di un compromesso per poter giungere a una soluzione condivisa. La fase di stallo in cui ci si trova attualmente è da attribuire all'atteggiamento "di chiusura" adottato dal governo.
Non solo i principali partner interessati non sono stati sufficientemente coinvolti nell'elaborazione del messaggio governativo, ma malgrado i numerosi ponti gettati dalla Cpo, il Dss si è dimostrato pressoché irremovibile sulle sue posizioni.
Peccato! Perché da parte della Cpo l'apertura al dialogo è stata manifestata in più occasioni e sotto più forme, senza tuttavia suscitare alcuna reazione dall'esecutivo se non quella di ribadire le proprie convinzioni. Cosa succederà ora?
Sulla tempistica, nessuna idea. Sul contenuto, l'auspicio è che le perplessità sollevate dalla Cpo vengano tenute in considerazione dal governo nel suo futuro preavviso, in particolare dove si chiede: – di respingere il declassamento degli Ospedali di Faido e Acquarossa a "istituto di cura", sostituendoli con la creazione di reparti ospedalieri Ami (acuti di minor intensità) di competenza del settore ospedaliero e interamente a carico del Cantone e delle casse malati (lasciando fuori i Comuni, responsabili per le case anziani); – di affiancare alle Ami nelle zone periferiche un reparto di medicina di base; – di ottenere un'attribuzione dei mandati che vada verso una razionalizzazione delle specialità e che sia fondata su una strategia che consideri gli istituti presenti sul territorio, le loro peculiarità, competenze ed evoluzione futura; – di permettere e facilitare le collaborazioni pubblico/privato soltanto nello stazionario nel rispetto da parte degli istituti "convenzionati" di obblighi precisi: adozione modello del primariato, applicazione del contratto collettivo, impegno a favore dei posti di formazione di medici, infermieri e professionisti della salute; – di abolire i volumi massimi delle prestazioni che discriminano il settore privato da quello pubblico.
Si tratta di correzioni concrete e realistiche, più volte ribadite anche dal sottoscritto, che renderebbero il settore sanitario ticinese più equilibrato ed efficiente.
Non si capisce la posizione rigida e intransigente del Dss: la pianificazione non è una prova di forza, ma la ricerca del compromesso per permettere lo sviluppo della sanità in Ticino, la convivenza di molti interessi, ma soprattutto la presa a carico equa, efficace ed efficiente dei pazienti.