Dopo le critiche del presidente dei medici, la replica di Peter Schulz e la duplica di Denti
LUGANO – Il dottor Franco Denti, presidente dell'Ordine dei medici, ha criticato settimana scorsa ha criticato pubblicamente la forma di un "questionario che in questi giorni è stato inviato a un certo numero di cittadini tra i 65 e gli 80 anni, estratti a sorte per uno studio della Facoltà di scienze della comunicazione dell'USI", mettendo in rilievo alcuni strafalcioni linguistici.
Quel progetto, scriveva Denti, è "nato sotto l'egida di ben quattro istituzioni scientifiche e accademiche, citate con tanto di loghi e di nomi altisonanti. Fin qui niente di male, a parte l'intrusione nella sfera privata dei cittadini, di un questionario di 20 – dico 20 pagine -, fitte di "perle" e strafalcioni linguistici di ogni sorta, che si inanellano uno dietro l'altro, sino a far perdere il fiato".
"Quello che non mi sento proprio di passare sotto silenzio – aggiungeva Denti - è lo scempio linguistico, che viene perpetrato attraverso un documento divulgato dall'Università della Svizzera italiana e, per giunta, proprio dalla sua Facoltà di scienze della comunicazione. I tre firmatari della missiva, esimi rappresentanti del suddetto istituto, non si peritano di strapazzare senza il minimo ritegno la bella lingua del Fogazzaro, del Chiesa, degli Orelli, incorrendo in una serie di svarioni che fanno violenza all'espressione linguistica (forma principe della comunicazione), praticamente sotto qualsiasi angolatura possibile. Ortografia, sintassi, lessico, morfologia: nessuno di questi aspetti ne esce indenne".
La replica di Schulz
Qualche giorno dopo, Peter Schulz, direttore dell'Istituto di comunicazione sanitaria, ha risposto a Denti con una lettera aperta pubblicata dal Corriere del Ticino: "Il dottor Denti ha buone ragioni per stigmatizzare gli errori ortografici, morfosintattici e lessicali che figurano nei documenti. Dopo aver verificato e approfondito il caso, in qualità di direttore dell'istituto tengo a porgere pubblicamente le mie scuse al dottor Denti e soprattutto a tutti coloro che, ricevendo il questionario e la lettera allegata o leggendone le parti riportate nello scritto del dottor Denti, si siano sentiti urtati dal nostro maldestro "scivolone" linguistico. Ho personalmente provveduto a redigere una missiva di scuse che sarà presto inviata a tutti i destinatari del questionario stesso".
Quanto successo, ha aggiunto Schulz, "non è accettabile, sia perché l'USI come istituzione ha la missione di difendere e sostenere la lingua italiana, sia perché non possiamo permettere che la forma metta in dubbio la sostanza. Per questo abbiamo da subito definito un nuovo processo di lavoro all'interno dell'istituto, affinché in futuro queste situazioni non abbiano più a verificarsi. Tuttavia, il tono e le conclusioni del testo del dottor Denti sorprendono: dedurre, a partire dagli "orrori" presenti nella forma linguistica, il sospetto circa la scarsa qualità della nostra ricerca sulla comunicazione medico-paziente è del tutto indebito. Posso rassicurare il dottor Denti che la serietà e la qualità della ricerca prodotta dall'ICH sono ampiamente riconosciute in campo nazionale e internazionale, come attestano i numerosi progetti sostenuti dal Fondo nazionale svizzero, dalla Commissione per la tecnologia e l'innovazione e dall'Unione europea (...). L'istituto è pure apprezzato nell'ambito del Cantone. Collaboriamo con scuole (elementari e medie), associazioni come quella dei non fumatori, la Lega ticinese contro il reumatismo o quella contro il cancro, con medici e infermieri attive nella Svizzera italiana. Collaboriamo con il Medico Cantonale e con interi reparti di strutture ospedaliere. In sette anni di intenso lavoro, fatto di questionari ma anche di conferenze, congressi, incontri e pubblicazioni, la qualità e la serietà del nostro lavoro di ricerca non sono mai state oggetto di critica".
La "duplica" di Denti
Ma Denti no ci sta, e ieri ha replicato alla lettera di Schulz, sempre sul Corriere.
"La comunicazione - scrive -, il prof. Schulz me lo insegna, esiste e funziona laddove c'è un comunicante (che si esprime in termini tali da essere compreso) e un ricevente (che lo comprende o si sforza di comprenderlo). Dopo avere letto la replica del direttore, che afferma che io avrei tratto conclusioni indebite, deducendo dagli strafalcioni linguistici la scarsa qualità della ricerca sul rapporto tra medico e paziente, sono andato a rileggere il mio intervento, per vedere in quale passaggio avrei fatto un'affermazione in termini tanto generali e perentori, ma non sono riuscito a trovarlo. Nell'articolo mi sono limitato ad additare, tra il serio e il faceto, un singolo episodio di mala comunicazione, rappresentato appunto dal questionario inviato nelle case dei privati cittadini per svolgere lo studio.
Ignoro come si svolga il resto della ricerca dell'USI e mi sono ben guardato dal tranciare giudizi sull'attività dell'Istituto di comunicazione nel suo insieme.
Nessuno mi toglie dalla testa però che il fatto che tre illustri luminari (si dice il peccato ma non il peccatore, ma il direttore sa bene a chi mi riferisco) divulghino al pubblico un testo grammaticalmente e linguisticamente tanto osceno, sia poco serio (...).
Nessuno mi toglie dalla testa però che il fatto che tre illustri luminari (si dice il peccato ma non il peccatore, ma il direttore sa bene a chi mi riferisco) divulghino al pubblico un testo grammaticalmente e linguisticamente tanto osceno, sia poco serio (...).
Dice bene il direttore quando afferma che l'USI non si può «permettere che la forma metta in dubbio la sostanza». Nel mio articolo mi sono limitato a criticare la forma, ma devo dire che di fronte a domande rompicapo quali: «Il suo dottore le rende difficile comunicare le sue preoccupazioni a proposito delle diverse decisioni riguardanti le cure da seguire?» o «Sarei piuttosto del parere che sarebbe opportuno lasciare ai dottori e agli infermieri la decisione a riguardo di cosa sia meglio per me, piuttosto che farsi offrire una vasta gamma di opzioni di trattamento tra cui scegliere», il dubbio se il vizio sia nella sostanza o nella forma diventa amletico. Lascio al lettore che abbia avuto la benevolenza di seguire fin qui il nostro botta e risposta, il beneficio di farsi la propria idea.
Per concludere, le importanti ed eminenti collaborazioni che vengono citate a difesa dell'istituto, a mio parere, lungi dal giustificare lo scivolone lo rendono ancora più grave. Ciò che si tollererebbe con benevolenza in un comunicato per la tombola parrocchiale, non si può passare sotto silenzio da parte di un'istituzione che vanta tali e tante qualificate referenze e sinergie".