NO all'introduzione di atti parlamentari popolari
Gli strumenti oggi a disposizione sono stati ritenuti insufficienti. Inoltre si rischierebbero maggiori oneri e possibili abusi da parte dei politici
Nessun allargamento dei diritti popolari. I cittadini hanno già molti strumenti a disposizione per far sentire la loro voce alle autorità. Con 45 sì, 25 no e 1 astenuto ieri il Gran Consiglio ha respinto un'iniziativa presentata da Franco Denti (PPD) e confirmatari che chiedeva l'introduzione, nella legge, di atti parlamentari popolari. In sostanza l'iniziativa, sottoscritta anche da deputati socialisti e verdi, sollecitava un maggior contributo della società civile alla vita politica cantonale. E questo in due modi. Da una parte dando la possibilità a 300 cittadini aventi diritto di voto, di presentare un'iniziativa parlamentare per modificare la Costituzione o una legge oppure depositare una mozione. Dall'altra attribuendo a 75 cittadini, sempre aventi diritto di voto, la facoltà di presentare un'interpellanza o un'interrogazione al Consiglio di Stato. La proposta prevedeva anche di introdurre atti parlamentari simili a livello comunale e patriziale. «Non esiste in Ticino alcuno strumento che consente ai cittadini di interagire facilmente con i suoi rappresentanti politici – ha rilevato Franco Denti in apertura -. Si tratta di dare voce anche ai cittadini «semplici, consentendo loro una vera e concreta partecipazione all'attività amministrativa e istituzionale». Roberto Badaracco, a nome del PLR, ha paventato il rischio di una sovrabbondanza di diritti popolari. «E questo in un Cantone dove la popolazione non ne ha mai lamentato la carenza». Di parere opposto Patrizia Ramsauer (Lega) che ha invece ricordato come «altri Cantoni hanno messo a disposizione dei cittadini, con successo, questi strumenti». Per Alex Pedrazzini (PPD) non va dimenticato «che i deputati in Gran Consiglio sono rappresentanti del popolo. Si dovrebbe partire dal presupposto che i cittadini sappiano come attivarsi a favore dei loro interessi». La Costituzione ticinese, è stato ricordato ieri, prevede già la possibilità dell'iniziativa costituzionale e dell'iniziativa popolare legislativa. Secondo Raffaella Martinelli (PS), «andrebbero semmai rivisti il numero di firme e i termini per l'inoltro di queste iniziative ». Il deputato dell'MPS, Matteo Pronzini, ha invece evidenziato come i nuovi diritti popolari «potrebbero andare nella direzione di colmare il sempre più evidente scollamento tra la società civile e i suoi rappresentanti politici». Diversa l'opinione del Governo. «Siamo dell'avviso che gli strumenti messi oggi a disposizione siano appropriati e sufficienti, senza dover quindi istituire nuovi mezzi di partecipazione popolare oltre all'iniziativa e al referendum», ha detto il direttore del DI Norman Gobbi. «I cittadini hanno inoltre la possibilità di inviare semplici lettere al Governo o ai singoli Dipartimenti – ha inoltre rilevato il consigliere di Stato -, dando quindi seguito a questo tipo di interazione ». Tra le altre ragioni che hanno spinto CdS e Commissione a bocciare la proposta anche il fatto, come ricordato dal relatore Matteo Quadranti (PLR), «che queste misure potrebbero prestarsi ad abusi da parte dei politici in un Cantone dove la presenza mediatica è molto forte».