l’opinione Franco Denti
Esiste un esubero di letti acuti in Ticino? La risposta è no, poiché i costi dello stazionario (ospedali e cliniche) ticinesi è nella media nazionale, e poi ricordiamoci che il 13% dei ticinesi si fanno curare fuori cantone. Oggi parlare di letti non ha senso, ma si parla in tutto il Paese di somatico acuto (bisogno di cure) e della gestione del somatico acuto con mandati di prestazione. Spetta poi a ogni ospedale/clinica decidere quanti letti dare per queste cure ai pazienti.
In nessun cantone svizzero si è fissato il numero di letti. Il DSS ha proposto invece la riduzione di 250 letti trasformandoli nei cosidetti istituti di cura che non sono altro che case per anziani con lo stesso sistema di funzionamento, poche infermiere e il medico che arriva solo su chiamata.
In medicina quello che è centrale è la continuazione delle cure e se noi spostiamo dei pazienti da una struttura a un’altra non facciamo altro che generare costi amministrativi e disagi per i pazienti. I costi, nel messaggio pianificatorio del Consiglio di Stato, non diminuiscono. Se tutti gli ospedali/cliniche potessero mantenere al loro interno quei pazienti che non possono essere dimessi dopo 5-7-10 giorni, sarebbe la soluzione migliore e quella del futuro. Ogni ospedale/clinica deve poter tenere al suo interno i pazienti sino a che questi rimangono acuti e non siano ancora stati stabilizzati.
Un altro problema di questa pianificazione è che non c’è in tutta questa pianificazione ospedaliera nessuna valutazione di economicità, che è uno dei principi fondamentali della LAMal. Nel messaggio governativo non si risparmia nulla e si spostano i costi dal Cantone ai Comuni e ai pazienti.
Il solo passo fatto in questi quasi due anni di lavori commissionali dal DSS è stato togliere il finanziamento dei Comuni.
La Commissione ha dovuto lavorare partendo da questo dato di fatto e ha cercato di mantenere al centro dei suoi lavori la qualità delle cure per i cittadini-pazienti. Ha presentato un ventaglio di proposte e di accurati approfondimenti per ottemperare questo mandato e nello stesso tempo cercare di creare le condizioni migliori per lo sviluppo della sanità ticinese.
Il Consiglio di Stato sa benissimo o dovrebbe sapere che il primo ricorso ai tribunali sul concetto dei letti e sulla procedura di definizione dei mandati ha sicuramente vittoria facile.
Una delle prime riflessioni fatte in Commissione alla lettura di questo messaggio pianificatorio è stata quella di definirlo un pasticcio e forte è stata la tentazione di rimandarlo al mittente: il senso di responsabilità verso i cittadini-pazienti è stato però superiore e abbiamo cercato, in questi mesi, soluzioni nuove, che sono certo trovano il consenso di principio della maggior parte dei cittadini-pazienti e delle strutture ospedaliere, cliniche comprese.
Dopo la firma del rapporto di maggioranza, che non segue il dettame del Consiglio di Stato, gli assicuratori stanno mandando minacce «similricattatorie» dicendo attraverso i media che così facendo aumenteranno i premi di cassa malati, ma si dimenticano di dire che se passasse il progetto del DSS sugli istituti di cura pagherebbero ancora meno che nelle case per anziani, mentre i costi a carico dei cittadini-pazienti aumenterebbero lo stesso dovendo pagare di tasca propria non più 15 ma 30 franchi, oltre a pagarsi la visita medica e le cure infermieristiche poiché fatturate all’atto.
Per gli assicuratori malattia dopo 5-7-10 giorni di degenza in ospedale o clinica dovremmo continuare le nostre cure in casa per anziani (istituti di cura).
Il direttore del DSS dichiara invece che se passasse in Parlamento il rapporto di maggioranza, le casse malati abbasserebbero le tariffe degli ospedali e delle cliniche, ma si dimentica di dire che la LAMal prevede, in caso di mancato accordo tra gli assicuratori e fornitori di prestazioni (ospedali, cliniche, eccetera), di delegare il compito di fissare le tariffe provvisorie al Consiglio di Stato.
Sostenere il rapporto di maggioranza uscito dalla Commissione di pianificazione ospedaliera non è la cosa migliore, ma la cosa più giusta per l’interesse di noi tutti cittadini-pazienti ticinesi.
In nessun cantone svizzero si è fissato il numero di letti. Il DSS ha proposto invece la riduzione di 250 letti trasformandoli nei cosidetti istituti di cura che non sono altro che case per anziani con lo stesso sistema di funzionamento, poche infermiere e il medico che arriva solo su chiamata.
In medicina quello che è centrale è la continuazione delle cure e se noi spostiamo dei pazienti da una struttura a un’altra non facciamo altro che generare costi amministrativi e disagi per i pazienti. I costi, nel messaggio pianificatorio del Consiglio di Stato, non diminuiscono. Se tutti gli ospedali/cliniche potessero mantenere al loro interno quei pazienti che non possono essere dimessi dopo 5-7-10 giorni, sarebbe la soluzione migliore e quella del futuro. Ogni ospedale/clinica deve poter tenere al suo interno i pazienti sino a che questi rimangono acuti e non siano ancora stati stabilizzati.
Un altro problema di questa pianificazione è che non c’è in tutta questa pianificazione ospedaliera nessuna valutazione di economicità, che è uno dei principi fondamentali della LAMal. Nel messaggio governativo non si risparmia nulla e si spostano i costi dal Cantone ai Comuni e ai pazienti.
Il solo passo fatto in questi quasi due anni di lavori commissionali dal DSS è stato togliere il finanziamento dei Comuni.
La Commissione ha dovuto lavorare partendo da questo dato di fatto e ha cercato di mantenere al centro dei suoi lavori la qualità delle cure per i cittadini-pazienti. Ha presentato un ventaglio di proposte e di accurati approfondimenti per ottemperare questo mandato e nello stesso tempo cercare di creare le condizioni migliori per lo sviluppo della sanità ticinese.
Il Consiglio di Stato sa benissimo o dovrebbe sapere che il primo ricorso ai tribunali sul concetto dei letti e sulla procedura di definizione dei mandati ha sicuramente vittoria facile.
Una delle prime riflessioni fatte in Commissione alla lettura di questo messaggio pianificatorio è stata quella di definirlo un pasticcio e forte è stata la tentazione di rimandarlo al mittente: il senso di responsabilità verso i cittadini-pazienti è stato però superiore e abbiamo cercato, in questi mesi, soluzioni nuove, che sono certo trovano il consenso di principio della maggior parte dei cittadini-pazienti e delle strutture ospedaliere, cliniche comprese.
Dopo la firma del rapporto di maggioranza, che non segue il dettame del Consiglio di Stato, gli assicuratori stanno mandando minacce «similricattatorie» dicendo attraverso i media che così facendo aumenteranno i premi di cassa malati, ma si dimenticano di dire che se passasse il progetto del DSS sugli istituti di cura pagherebbero ancora meno che nelle case per anziani, mentre i costi a carico dei cittadini-pazienti aumenterebbero lo stesso dovendo pagare di tasca propria non più 15 ma 30 franchi, oltre a pagarsi la visita medica e le cure infermieristiche poiché fatturate all’atto.
Per gli assicuratori malattia dopo 5-7-10 giorni di degenza in ospedale o clinica dovremmo continuare le nostre cure in casa per anziani (istituti di cura).
Il direttore del DSS dichiara invece che se passasse in Parlamento il rapporto di maggioranza, le casse malati abbasserebbero le tariffe degli ospedali e delle cliniche, ma si dimentica di dire che la LAMal prevede, in caso di mancato accordo tra gli assicuratori e fornitori di prestazioni (ospedali, cliniche, eccetera), di delegare il compito di fissare le tariffe provvisorie al Consiglio di Stato.
Sostenere il rapporto di maggioranza uscito dalla Commissione di pianificazione ospedaliera non è la cosa migliore, ma la cosa più giusta per l’interesse di noi tutti cittadini-pazienti ticinesi.