A causa della burocrazia hanno sempre meno tempo da dedicare ai pazienti
Parlare coi pazienti permette di contenere le prestazioni inutili e dunque i costi sanitari.
Negli ospedali svizzeri i medici possono dedicare ormai solo un terzo del loro tempo ai pazienti, addirittura un quarto in psichiatria e riabilitazione, a causa dei sempre maggiori oneri amministrativi. È quanto emerge da uno studio della Federazione dei medici svizzeri (FMH), pubblicato ieri.
Sebbene la grande maggioranza dei medici siano soddisfatti della loro attività, grazie tra l’altro a una forte identificazione alla professione e a una buona collaborazione in seno alla propria équipe, circa la metà si lamenta dello stress. Esprimono inoltre riserve sull’introduzione, prevista per il 2018, dei nuovi sistemi tariffari TARPSY per la psichiatria e ST Reha per la riabilitazione, che verranno ad aggiungersi al sistema del «forfait per caso» applicato dal 2012.
Dall’indagine, effettuata annualmente dal 2011 per conto della FMH dall’istituto Gfs.bern, emerge che nel corso degli ultimi quattro anni i medici hanno dedicato in media circa 15 minuti in più al giorno a lavori burocratici. I più colpiti sono gli assistenti. «Fatto estremamente criticabile» per la FMH, visto che proprio loro, ai fini della formazione, dovrebbero passare il maggior tempo possibile coi pazienti.
Per il presidente dell’ordine cantonale dei medici Franco Denti questo trend, «che non riguarda solo i medici, ma tutto il personale sanitario», ha effetto «sulla capacità decisionale dei medici», dunque «sulla qualità delle cure» e sui costi, ché «non conoscendo il paziente si fanno più esami, anche costosi». A suo avviso «se vogliamo contenere le prestazioni inutili, di conseguenza i costi sanitari, bisogna tornare a fare una medicina di prossimità», in modo da «avere il tempo per parlare con il paziente ed esaminarlo con attenzione: l’80% delle diagnosi si fa grazie all’anamnesi».
Lo studio rileva ancora che negli ospedali svizzeri si diffonde sempre più il pagamento di bonus legati alle prestazioni: ne beneficiano ormai tra il 20 e il 25% dei primari e il 6% dei capiclinica. La FMH si oppone a questo sistema, poiché l’incentivo a effettuare il maggior numero di operazioni rischia di primeggiare sulla qualità delle cure. In effetti nei trenta giorni precedenti lo studio i professionisti interpellati hanno ammesso di aver praticato operazioni non necessarie.
Sebbene la grande maggioranza dei medici siano soddisfatti della loro attività, grazie tra l’altro a una forte identificazione alla professione e a una buona collaborazione in seno alla propria équipe, circa la metà si lamenta dello stress. Esprimono inoltre riserve sull’introduzione, prevista per il 2018, dei nuovi sistemi tariffari TARPSY per la psichiatria e ST Reha per la riabilitazione, che verranno ad aggiungersi al sistema del «forfait per caso» applicato dal 2012.
Dall’indagine, effettuata annualmente dal 2011 per conto della FMH dall’istituto Gfs.bern, emerge che nel corso degli ultimi quattro anni i medici hanno dedicato in media circa 15 minuti in più al giorno a lavori burocratici. I più colpiti sono gli assistenti. «Fatto estremamente criticabile» per la FMH, visto che proprio loro, ai fini della formazione, dovrebbero passare il maggior tempo possibile coi pazienti.
Per il presidente dell’ordine cantonale dei medici Franco Denti questo trend, «che non riguarda solo i medici, ma tutto il personale sanitario», ha effetto «sulla capacità decisionale dei medici», dunque «sulla qualità delle cure» e sui costi, ché «non conoscendo il paziente si fanno più esami, anche costosi». A suo avviso «se vogliamo contenere le prestazioni inutili, di conseguenza i costi sanitari, bisogna tornare a fare una medicina di prossimità», in modo da «avere il tempo per parlare con il paziente ed esaminarlo con attenzione: l’80% delle diagnosi si fa grazie all’anamnesi».
Lo studio rileva ancora che negli ospedali svizzeri si diffonde sempre più il pagamento di bonus legati alle prestazioni: ne beneficiano ormai tra il 20 e il 25% dei primari e il 6% dei capiclinica. La FMH si oppone a questo sistema, poiché l’incentivo a effettuare il maggior numero di operazioni rischia di primeggiare sulla qualità delle cure. In effetti nei trenta giorni precedenti lo studio i professionisti interpellati hanno ammesso di aver praticato operazioni non necessarie.
ats/rb
Lapidario in proposito Denti: «I bonus non hanno nulla a che fare con il codice etico e deonotologico dell’FMH. Sono sistemi del mondo finanziario che poco hanno a che fare con la professione medica».