La pianificazione ospedaliera entra ora nella fase calda e diviene ancor più un tema di riflessione, analisi e propositività. Vediamo quindi in sintesi, quali sono le problematiche più
acute che il corpo medico rileva nella pianificazione in corso. Nel campo della psichiatria i lavori procedono, concentrandosi sulle necessità di rispondere alle esigenze dell'evoluzione demografica. In effetti si prevede il miglioramento della presa a carico degli adolescenti, con la creazione di un unità specializzata per la cura dei bambini autistici, e dell'assistenza agli anziani, con l'obiettivo di collaborare con gli altri servizi di assistenza per mantenerli a domicilio il più a lungo possibile. Naturalmente ci sono ancora settori che non vengono presi in considerazione da questa pianificazione, in particolare quello degli giovani con comportamenti detti dissociali, che sono purtroppo ragazzi con gravi problemi psichiatrici, le cui necessità dovranno certamente essere affrontate in tempi brevi, collegandole con una seria riflessione sulla prevenzione che comincia in ambito sociale con il sostegno alla famiglia. In questo campo è stata aperta una piccola struttura a Riva San Vitale presso l'Istituto San Pietro Canisio, che si occupa di giovani con problemi psichiatrici e che ha una struttura prettamente educativa, senza però la presenza di un pedopsichiatra nell'organico: una problematica certamente da riconsiderare nella prossima pianificazione. Passando alla centralizzazione sanitaria e alla problematica del postacuto/subacuto, come OMCT facciamo rilevare che questi temi vengono affrontati in modo complesso e lacunoso. In quest'ottica, abbiamo scritto una lettera al presidente del Consiglio di Stato e direttore del DSS, on. Paolo Beltraminelli, per attirare l'attenzione su fattori quali la necessità di mantenere posti attrattivi per la crescita e la formazione di medici in tutti gli ospedali, sia cittadini che periferici, per evitare il rischio di perdere coloro che già vi lavorano, ma anche le difficoltà di reclutamento, ponendoci in una situazione che porterebbe a conseguenze nefaste per l'offerta sanitaria.
Abbiamo pure chiesto che siano chiarite le prospettive legate agli ospedali delle Tre Valli, per i quali, una comunicazione quantomeno azzardata e contraddittoria, sta facendo crescere lo sgomento tra la popolazione. In questo campo è importante che anche negli ospedali di Faido e Acquarossa si continuino a offrire quelle prestazioni fondamentali nel campo delle cure di primo ricorso che garantiscano una corretta presa a carico dei pazienti. Per quanto concerne il settore subacuto (o di «convalescenza ») invece è essenziale che il pianificatore dia una risposta concreta ai problemi del subacuto, visto e considerato che, apparentemente, non si riesce a far rientrare il loro finanziamento nel capoverso 1 dell'articolo 39 della LAMal (spese completamente
a carico degli assicuratori e del Cantone). Si tratta di trovare una soluzione, che in Ticino già esiste (per esempio in strutture come San Rocco, Acquarossa, Clinica Varini, Castelrotto, ecc) che permetta a coloro che, dopo essere stati dimessi da un'ospedalizzazione nel settore acuto, non sono ancora pronti per rientrare a casa. Per questi pazienti in età AVS è prevista la degenza in case per anziani, ma cosa ne sarà di coloro che non hanno ancora raggiunto quest'età
canonica? Per dirla in modo chiaro, i medici segnalano il bisogno drammatico di letti di «convalescenza» in Ticino. In effetti, l'evoluzione delle scienze e delle tecnologie mediche, accorciano sempre di più i tempi di degenza nel reparti somatico acuti, ma poi non vi sono i posti per trasferire i pazienti per, come si diceva una volta, «fare convalescenza », con la conseguenza che spesso i reparti acuti sono occupati da degenti che in realtà sono da porre
nella categoria del postacuto. Grazie proprio ai medici presenti, la Commissione Sanitaria è stata sensibilizzata su questa tematica che, se non rientra nel citato capoverso 1 dell'articolo 39 LAMal, è comunque un anello delle prestazioni sanitarie che in caso di indebolimento eccessivo e di conseguente perdita di know-how, metterebbe in pericolo tutta la struttura. Per questa ragione stiamo operando per convincere la Commissione della Pianificazione Sanitaria a occuparsi a fondo di questo problema, poiché è compito del politico, con il supporto di coloro che come noi medici vivono quotidianamente la situazione al fronte, dare le risposte a queste problematiche, in modo da preparare un substrato molto solido per il sistema sanitario ticinese.
Nei prossimi anni saremo chiamati a tenerci uniti per diventare non uno dei 26 sistemi sanitaria della Confederazione, ma per essere una delle Regioni sanitarie in cui la Svizzera è divisa. Solo con delle fondamenta «a prova di competizione», potremo entrare in concorrenza, non con i 5 ospedali universitari ma con quei 5-7 ospedali principali nei quali la Conferenza dei Direttori cantonali della Sanità intende concentrare i mandati MAS , e per farcela dobbiamo immaginare gli istituti pubblici e privati come un'unica struttura capace di innovazione e di miglioramento dei servizi offerti ai nostri pazienti. Non dobbiamo solo volgere uno sguardo al futuro, ma anche
difendere le realtà oggi presenti nel nostro Cantone, quali il Cardiocentro, il Neurocentro, il Centro per Politraumi, lo IOSI, ecc, ai quali, personalmente, per il futuro di questa nostra Regione Sanitaria, vorrei vedere aggiungesi anche un «Frauenspital» e un «Kinderspital». In questo modo, coniugando una pianificazione adatta allo sviluppo delle necessità dei nostri
cittadini-pazienti e una rete di collaborazioni e di sviluppo delle specialità complesse, potremo evitarci di dover prendere di nuovo il «treno per Zurigo», con gli influssi benefici che tutti noi conosciamo sui malati e, va pur detto, sull'ottimizzazione finanziaria.
acute che il corpo medico rileva nella pianificazione in corso. Nel campo della psichiatria i lavori procedono, concentrandosi sulle necessità di rispondere alle esigenze dell'evoluzione demografica. In effetti si prevede il miglioramento della presa a carico degli adolescenti, con la creazione di un unità specializzata per la cura dei bambini autistici, e dell'assistenza agli anziani, con l'obiettivo di collaborare con gli altri servizi di assistenza per mantenerli a domicilio il più a lungo possibile. Naturalmente ci sono ancora settori che non vengono presi in considerazione da questa pianificazione, in particolare quello degli giovani con comportamenti detti dissociali, che sono purtroppo ragazzi con gravi problemi psichiatrici, le cui necessità dovranno certamente essere affrontate in tempi brevi, collegandole con una seria riflessione sulla prevenzione che comincia in ambito sociale con il sostegno alla famiglia. In questo campo è stata aperta una piccola struttura a Riva San Vitale presso l'Istituto San Pietro Canisio, che si occupa di giovani con problemi psichiatrici e che ha una struttura prettamente educativa, senza però la presenza di un pedopsichiatra nell'organico: una problematica certamente da riconsiderare nella prossima pianificazione. Passando alla centralizzazione sanitaria e alla problematica del postacuto/subacuto, come OMCT facciamo rilevare che questi temi vengono affrontati in modo complesso e lacunoso. In quest'ottica, abbiamo scritto una lettera al presidente del Consiglio di Stato e direttore del DSS, on. Paolo Beltraminelli, per attirare l'attenzione su fattori quali la necessità di mantenere posti attrattivi per la crescita e la formazione di medici in tutti gli ospedali, sia cittadini che periferici, per evitare il rischio di perdere coloro che già vi lavorano, ma anche le difficoltà di reclutamento, ponendoci in una situazione che porterebbe a conseguenze nefaste per l'offerta sanitaria.
Abbiamo pure chiesto che siano chiarite le prospettive legate agli ospedali delle Tre Valli, per i quali, una comunicazione quantomeno azzardata e contraddittoria, sta facendo crescere lo sgomento tra la popolazione. In questo campo è importante che anche negli ospedali di Faido e Acquarossa si continuino a offrire quelle prestazioni fondamentali nel campo delle cure di primo ricorso che garantiscano una corretta presa a carico dei pazienti. Per quanto concerne il settore subacuto (o di «convalescenza ») invece è essenziale che il pianificatore dia una risposta concreta ai problemi del subacuto, visto e considerato che, apparentemente, non si riesce a far rientrare il loro finanziamento nel capoverso 1 dell'articolo 39 della LAMal (spese completamente
a carico degli assicuratori e del Cantone). Si tratta di trovare una soluzione, che in Ticino già esiste (per esempio in strutture come San Rocco, Acquarossa, Clinica Varini, Castelrotto, ecc) che permetta a coloro che, dopo essere stati dimessi da un'ospedalizzazione nel settore acuto, non sono ancora pronti per rientrare a casa. Per questi pazienti in età AVS è prevista la degenza in case per anziani, ma cosa ne sarà di coloro che non hanno ancora raggiunto quest'età
canonica? Per dirla in modo chiaro, i medici segnalano il bisogno drammatico di letti di «convalescenza» in Ticino. In effetti, l'evoluzione delle scienze e delle tecnologie mediche, accorciano sempre di più i tempi di degenza nel reparti somatico acuti, ma poi non vi sono i posti per trasferire i pazienti per, come si diceva una volta, «fare convalescenza », con la conseguenza che spesso i reparti acuti sono occupati da degenti che in realtà sono da porre
nella categoria del postacuto. Grazie proprio ai medici presenti, la Commissione Sanitaria è stata sensibilizzata su questa tematica che, se non rientra nel citato capoverso 1 dell'articolo 39 LAMal, è comunque un anello delle prestazioni sanitarie che in caso di indebolimento eccessivo e di conseguente perdita di know-how, metterebbe in pericolo tutta la struttura. Per questa ragione stiamo operando per convincere la Commissione della Pianificazione Sanitaria a occuparsi a fondo di questo problema, poiché è compito del politico, con il supporto di coloro che come noi medici vivono quotidianamente la situazione al fronte, dare le risposte a queste problematiche, in modo da preparare un substrato molto solido per il sistema sanitario ticinese.
Nei prossimi anni saremo chiamati a tenerci uniti per diventare non uno dei 26 sistemi sanitaria della Confederazione, ma per essere una delle Regioni sanitarie in cui la Svizzera è divisa. Solo con delle fondamenta «a prova di competizione», potremo entrare in concorrenza, non con i 5 ospedali universitari ma con quei 5-7 ospedali principali nei quali la Conferenza dei Direttori cantonali della Sanità intende concentrare i mandati MAS , e per farcela dobbiamo immaginare gli istituti pubblici e privati come un'unica struttura capace di innovazione e di miglioramento dei servizi offerti ai nostri pazienti. Non dobbiamo solo volgere uno sguardo al futuro, ma anche
difendere le realtà oggi presenti nel nostro Cantone, quali il Cardiocentro, il Neurocentro, il Centro per Politraumi, lo IOSI, ecc, ai quali, personalmente, per il futuro di questa nostra Regione Sanitaria, vorrei vedere aggiungesi anche un «Frauenspital» e un «Kinderspital». In questo modo, coniugando una pianificazione adatta allo sviluppo delle necessità dei nostri
cittadini-pazienti e una rete di collaborazioni e di sviluppo delle specialità complesse, potremo evitarci di dover prendere di nuovo il «treno per Zurigo», con gli influssi benefici che tutti noi conosciamo sui malati e, va pur detto, sull'ottimizzazione finanziaria.