Un'agglomerazione di circa 140.000 abitanti, una città di 65.000, paesi con meno di 200 abitanti, un'area urbana che viene attraversata 200.000 volte al giorno, un traffico spesso «sull'orlo di una crisi di nervi»: anche questa è la realtà di Lugano. Oggi abbiamo il PVP, con le sue magagne, dobbiamo sistemarlo in base alle esperienze fatte e certamente decongestionare il centro da via Zurigo in giù!
Come tanti luganesi, anch'io seguo con attenzione questa problematica, anch'io la vivo quotidianamente sulla mia pelle di «pendolare del lavoro», ma al
contrario, dato che vivo a Lugano e ho lo studio medico a Barbengo. Ma dobbiamo anche prepararci alla messa in atto del Programma di agglomerato del Luganese (PAL), che ci sfida a integrare, in un processo articolato su un ventennio, realtà disparate, in una prospettiva di valorizzazione e di preservazione delle loro particolarità. Tra quanto ho letto e sentito, spesso, come giusto, si è parlato di problemi pratici, di progetti e di necessità di adattamento, ma raramente di costi, per lo meno in un'ottica globale. Quando lo si è fatto, si è sempre usato il termine investimenti, ma intendendo, come anche è giusto, che la realizzazione di queste opere serve per il nostro futuro e quello delle generazioni a venire. E allora chiamiamo gli investimenti finanziamenti, e ci accorgiamo che la prospettiva cambia un po': semplificando al massimo dobbiamo sapere quanto costa il tutto e chi lo paga.
Bene, per la messa in atto del PAL si calcola un fabbisogno di circa 1.5 miliardi dei quali un terzo circa, dopo valutazione dei programmi che le sono stati sottoposti, potrebbe essere messo a disposizione dalla Confederazione, una parte sarà finanziata dal cantone e una parte dalla Città: questo vuol dire circa 1 miliardo a carico dei cittadini ticinesi e luganesi, e questo mi preoccupa. Abbiamo abbondantemente letto e sentito delle difficoltà finanziarie del Cantone e dei Comuni, sappiamo che anche Lugano dovrà affrontare anni non facili, dal punto di vista del gettito fiscale e che le sue disponibilità diminuiranno. Mi chiedo allora come finanzieremo il tutto, dato che pensare di ottenere la somma necessaria dal cantone, dai comuni limitrofi e dalle casse della città, si traduce nel «paga Pantalone» che, di questi tempi, ha già le sue belle difficoltà ad arrivare a fine mese! Io stesso, ma non solo, ho spesso avanzato in ambiti diversi la necessità di collaborazione fra pubblico e privato per la realizzazione di opere di utilità pubblica; per molti progetti si sente parlare di joint-venture tra pubblico e investitori privati, dove di regola, per investitori si intendono imprenditori e società. Perché non coinvolgere anche qui il privato, ma nel senso del cittadino? Attenzione, non con le imposte, ma dandogli la possibilità di contribuire alla realizzazione della sua Lugano e, nello stesso tempo di ricavarne un piccolo utile sottoscrivendo un prestito obbligazionario. Con i tassi di interesse attuali e la poca affidabilità dei debitori, sia statali che corporate, sarebbe un'opportunità interessante anche per i piccoli risparmiatori. Sarà magari un modo un po'antiquato, ma il debitore è solido e qualche soldino di interesse a reddito fisso fa comodo a tutti!
Come tanti luganesi, anch'io seguo con attenzione questa problematica, anch'io la vivo quotidianamente sulla mia pelle di «pendolare del lavoro», ma al
contrario, dato che vivo a Lugano e ho lo studio medico a Barbengo. Ma dobbiamo anche prepararci alla messa in atto del Programma di agglomerato del Luganese (PAL), che ci sfida a integrare, in un processo articolato su un ventennio, realtà disparate, in una prospettiva di valorizzazione e di preservazione delle loro particolarità. Tra quanto ho letto e sentito, spesso, come giusto, si è parlato di problemi pratici, di progetti e di necessità di adattamento, ma raramente di costi, per lo meno in un'ottica globale. Quando lo si è fatto, si è sempre usato il termine investimenti, ma intendendo, come anche è giusto, che la realizzazione di queste opere serve per il nostro futuro e quello delle generazioni a venire. E allora chiamiamo gli investimenti finanziamenti, e ci accorgiamo che la prospettiva cambia un po': semplificando al massimo dobbiamo sapere quanto costa il tutto e chi lo paga.
Bene, per la messa in atto del PAL si calcola un fabbisogno di circa 1.5 miliardi dei quali un terzo circa, dopo valutazione dei programmi che le sono stati sottoposti, potrebbe essere messo a disposizione dalla Confederazione, una parte sarà finanziata dal cantone e una parte dalla Città: questo vuol dire circa 1 miliardo a carico dei cittadini ticinesi e luganesi, e questo mi preoccupa. Abbiamo abbondantemente letto e sentito delle difficoltà finanziarie del Cantone e dei Comuni, sappiamo che anche Lugano dovrà affrontare anni non facili, dal punto di vista del gettito fiscale e che le sue disponibilità diminuiranno. Mi chiedo allora come finanzieremo il tutto, dato che pensare di ottenere la somma necessaria dal cantone, dai comuni limitrofi e dalle casse della città, si traduce nel «paga Pantalone» che, di questi tempi, ha già le sue belle difficoltà ad arrivare a fine mese! Io stesso, ma non solo, ho spesso avanzato in ambiti diversi la necessità di collaborazione fra pubblico e privato per la realizzazione di opere di utilità pubblica; per molti progetti si sente parlare di joint-venture tra pubblico e investitori privati, dove di regola, per investitori si intendono imprenditori e società. Perché non coinvolgere anche qui il privato, ma nel senso del cittadino? Attenzione, non con le imposte, ma dandogli la possibilità di contribuire alla realizzazione della sua Lugano e, nello stesso tempo di ricavarne un piccolo utile sottoscrivendo un prestito obbligazionario. Con i tassi di interesse attuali e la poca affidabilità dei debitori, sia statali che corporate, sarebbe un'opportunità interessante anche per i piccoli risparmiatori. Sarà magari un modo un po'antiquato, ma il debitore è solido e qualche soldino di interesse a reddito fisso fa comodo a tutti!
* candidato PPD al Municipio di Lugano