Medici di famiglia ed i pediatri si occupano del 70 percento dei problemi di salute dei loro pazienti, spendendo però solo il 4 percento delle spese complessive della sanità
MEZZOVICO – Tra gli argomenti su cui il popolo si esprimerà a livello federale il prossimo 18 maggio, si parla quasi esclusivamente di Gripen e salari minimi, ma alle urne si dovrà decidere anche il futuro della medicina di base: proprio per questo motivo oggi si è tenuta la conferenza stampa organizzata dall'Ordine dei Medici, presieduto da Franco Denti, durante la quale sono state spiegate le ragioni per le quali sostenere il controprogetto diretto all'iniziativa "si alla medicina di famiglia".
I medici di base sono quella parte di medicina più intima e familiare, quei medici di famiglia sui quali spesso ci si affida per tanto tempo: proprio per tutelare questa categoria, secondo quanto emerso dalla conferenza stampa, per i membri del comitato ticinese "Si alle Cure Mediche di base" bisogna votare sì al controprogetto diretto all'iniziativa "si alla medicina di famiglia" (ritirata) che sarà in votazione federale il prossimo 18 maggio.
Se prevalesse il sì, il nuovo articolo costituzionale attribuirebbe alla Confederazione e ai Cantoni il compito di garantire un'offerta di assistenza medica di base di alta qualità per tutti, creando inoltre spazio per nuovi modelli di collaborazione tra le professioni sanitarie e promuovendo nuovi modelli di sviluppo interprofessionale, visto che attualmente tra i giovani studenti di medicina l'ambizione di diventare medico di famiglia non è molto attraente.
A parlare per primo Franco Denti, presidente dell'Ordine dei Medici, che ha tenuto a precisare che i medici di famiglia ed i pediatri si occupano del 70 percento dei problemi di salute dei loro pazienti, spendendo però solo il 4 percento delle spese complessive della sanità. Il medico e granconsigliere pipidino ha poi spiegato due punti importanti: l'iniziativa non causerà una centralizzazione delle decisioni per la Confederazione come temono alcuni, ma lascerà grande spazio di manovra ai cantoni. Secondariamente, i 200 milioni che servirebbero per potenziare la medicina di base non verranno ottenuti tramite un aumento della spesa pubblica: semplicemente «si dividerà in modo diverso la torta», e per torta si intende il budget a disposizione per la sanità. Se si potenzia un settore mantenendo inalterata la spesa totale, è ovvio che si andrà a depotenziare qualcos'altro: tra le ipotesi, ci potrebbe essere un taglio del 9 percento sulle prestazioni tecnologiche, ad esempio le ecografie. Qualcuno poi, per la precisione la granconsigliera verde Michela Delcò Petralli, ha detto – tra il serio ed il faceto – che i soldi si potrebbero prendere da qualche altra parte, riferendosi velatamente al dibattito sui Gripen.
Oltre a Denti e Delcò Petralli, si sono espressi in favore del sì anche altri membri del comitato "Si alle Cure Mediche di base": il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, il presidente dell'Associazione medici assistenti e capiclinica Simone Ghisla, il dottor Mario Bianchetti, che ha spiegato come gli ospedali in Italia e Francia siano sovraccarichi di competenze proprio a causa del depotenziamento della medicina di base, e la presidente della Commissione sanitaria del Gran Consiglio Maristella Polli.
I medici di base sono quella parte di medicina più intima e familiare, quei medici di famiglia sui quali spesso ci si affida per tanto tempo: proprio per tutelare questa categoria, secondo quanto emerso dalla conferenza stampa, per i membri del comitato ticinese "Si alle Cure Mediche di base" bisogna votare sì al controprogetto diretto all'iniziativa "si alla medicina di famiglia" (ritirata) che sarà in votazione federale il prossimo 18 maggio.
Se prevalesse il sì, il nuovo articolo costituzionale attribuirebbe alla Confederazione e ai Cantoni il compito di garantire un'offerta di assistenza medica di base di alta qualità per tutti, creando inoltre spazio per nuovi modelli di collaborazione tra le professioni sanitarie e promuovendo nuovi modelli di sviluppo interprofessionale, visto che attualmente tra i giovani studenti di medicina l'ambizione di diventare medico di famiglia non è molto attraente.
A parlare per primo Franco Denti, presidente dell'Ordine dei Medici, che ha tenuto a precisare che i medici di famiglia ed i pediatri si occupano del 70 percento dei problemi di salute dei loro pazienti, spendendo però solo il 4 percento delle spese complessive della sanità. Il medico e granconsigliere pipidino ha poi spiegato due punti importanti: l'iniziativa non causerà una centralizzazione delle decisioni per la Confederazione come temono alcuni, ma lascerà grande spazio di manovra ai cantoni. Secondariamente, i 200 milioni che servirebbero per potenziare la medicina di base non verranno ottenuti tramite un aumento della spesa pubblica: semplicemente «si dividerà in modo diverso la torta», e per torta si intende il budget a disposizione per la sanità. Se si potenzia un settore mantenendo inalterata la spesa totale, è ovvio che si andrà a depotenziare qualcos'altro: tra le ipotesi, ci potrebbe essere un taglio del 9 percento sulle prestazioni tecnologiche, ad esempio le ecografie. Qualcuno poi, per la precisione la granconsigliera verde Michela Delcò Petralli, ha detto – tra il serio ed il faceto – che i soldi si potrebbero prendere da qualche altra parte, riferendosi velatamente al dibattito sui Gripen.
Oltre a Denti e Delcò Petralli, si sono espressi in favore del sì anche altri membri del comitato "Si alle Cure Mediche di base": il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, il presidente dell'Associazione medici assistenti e capiclinica Simone Ghisla, il dottor Mario Bianchetti, che ha spiegato come gli ospedali in Italia e Francia siano sovraccarichi di competenze proprio a causa del depotenziamento della medicina di base, e la presidente della Commissione sanitaria del Gran Consiglio Maristella Polli.