Il messaggio presentato dal Consiglio di Stato non è soddisfacente.
Personalmente lo trovo lacunoso. Mi aspettavo più chiarezza e più trasparenza. A cominciare dal fatto che non viene specificato l'indirizzo del Master in medicina umana. In passato si era parlato della Medicina di famiglia. Ma ora non c'è nessun riferimento a quanto detto, se non indirettamente, tramite la collaborazione con l'Università di Basilea che ha una «Scuola di Medicina di famiglia». Il problema nasce forse dal fatto che si era partiti con una serie di contatti con Zurigo quale facoltà di riferimento e che, visto che Zurigo non è giunta in tempo utile alla formalizzazione di questa collaborazione, ci si è poi definitivamente orientati su Basilea, come da me sempre auspicato.
Oggi dunque la facoltà di riferimento è quella di Basilea per quanto riguarda i curriculum di studio. Invece, per quanto attiene all'acquisizione di studenti l'USI collaborerà con le università di Zurigo, Basilea e Friburgo per studiare una forma di partenariato. La seconda fonte di affluenza per la Master Medical School ticinese saranno le candidature spontanee, che però dipendono fortemente dal nome che la facoltà ticinese saprà crearsi a livello nazionale e internazionale. Inoltre, per quanto concerne il modello di formazione ci si poteva aspettare più chiarezza, e ci si può chiedere perché si sia fatto riferimento all'Università di Zurigo per definire le cattedre e i moduli di insegnamento per il Master in medicina quando poi, alla fine, l'Università di riferimento sarà quella di Basilea. Non valeva forse la pena di attendere un po' più a lungo e fare tutto quanto direttamente con Basilea? Quindi l'impressione chiara è che per le cattedre manchino ancora diversi tasselli e il rapporto fa emergere un quadro più ottimistico della realtà.
A confortarmi vi è il coinvolgimento del Prof. Dr. Bianchetti che è un autorità riconosciuta in questo campo.
Nel messaggio si uniscono poi Master Medical School e una Facoltà di scienze biomediche.
Si tratta quindi di una facoltà che dovrebbe fare ricerca e allora ci ritroveremo, come dice il messaggio, con un istituto che, per architettura e funzionalità sarà a metà strada tra una facoltà di scienze e una di medicina. Anche questa mi pare una situazione un po' complessa, per non dire confusa, dato che oggi in Ticino la ricerca clinica viene fatta dal Cardiocentro, dall'EOC e dallo IOSI, mentre l'IRB fa ricerca pura e si inserisce in un piccolo settore della biomedicina. Un altro problema da regolare chiaramente è quello della lingua che, nel messaggio lascia il dubbio tra l'adozione sistematica dell'inglese e l'utilizzo delle altre lingue nazionali. In questo
modo si consentirebbe a studenti stranieri e confederati di venire in Ticino, ma che ne sarebbe dei ticinesi che rischiano di seguire tutto il loro curriculum di studi senza mai venire a conoscenza di altre realtà, dato che non lascerebbero mai il Cantone? Però poi si dice che la lingua nella pratica clinica dovrà essere quella del paziente: come far sì che gli studenti siano in grado di comprendersi con i pazienti senza l'intervento di un'infermiera-interprete?
E qui arriviamo al dunque, dato che nel corso dell'ultimo anno lo studente segue stage negli ospedali: è quindi necessario definire quali siano le strutture e i servizi che li accoglieranno. Da un punto di vista più «terre-à-terre», mancano poi indicazioni chiare sulla logistica e sulle reali necessità di finanziamento, anche se si indica che il costo di uno studente, per le sole ore di lezione è stimato a 50 mila franchi: e il resto?
Siccome l'OMCT non vuole una facoltà di serie B e visto che il Master si occupa del secondo triennio degli studi in medicina, la mia impressione è che non siamo ancora pronti. Il Master non può essere sviluppato senza un ospedale di riferimento cantonale con il quale allacciare le indispensabili sinergie. Quindi, in un'ottica anche dello sviluppo futuro della Master Medical School, è della massima urgenza combinare strettamente queste due visioni in uno scenario di crescita per entrambe.
Personalmente lo trovo lacunoso. Mi aspettavo più chiarezza e più trasparenza. A cominciare dal fatto che non viene specificato l'indirizzo del Master in medicina umana. In passato si era parlato della Medicina di famiglia. Ma ora non c'è nessun riferimento a quanto detto, se non indirettamente, tramite la collaborazione con l'Università di Basilea che ha una «Scuola di Medicina di famiglia». Il problema nasce forse dal fatto che si era partiti con una serie di contatti con Zurigo quale facoltà di riferimento e che, visto che Zurigo non è giunta in tempo utile alla formalizzazione di questa collaborazione, ci si è poi definitivamente orientati su Basilea, come da me sempre auspicato.
Oggi dunque la facoltà di riferimento è quella di Basilea per quanto riguarda i curriculum di studio. Invece, per quanto attiene all'acquisizione di studenti l'USI collaborerà con le università di Zurigo, Basilea e Friburgo per studiare una forma di partenariato. La seconda fonte di affluenza per la Master Medical School ticinese saranno le candidature spontanee, che però dipendono fortemente dal nome che la facoltà ticinese saprà crearsi a livello nazionale e internazionale. Inoltre, per quanto concerne il modello di formazione ci si poteva aspettare più chiarezza, e ci si può chiedere perché si sia fatto riferimento all'Università di Zurigo per definire le cattedre e i moduli di insegnamento per il Master in medicina quando poi, alla fine, l'Università di riferimento sarà quella di Basilea. Non valeva forse la pena di attendere un po' più a lungo e fare tutto quanto direttamente con Basilea? Quindi l'impressione chiara è che per le cattedre manchino ancora diversi tasselli e il rapporto fa emergere un quadro più ottimistico della realtà.
A confortarmi vi è il coinvolgimento del Prof. Dr. Bianchetti che è un autorità riconosciuta in questo campo.
Nel messaggio si uniscono poi Master Medical School e una Facoltà di scienze biomediche.
Si tratta quindi di una facoltà che dovrebbe fare ricerca e allora ci ritroveremo, come dice il messaggio, con un istituto che, per architettura e funzionalità sarà a metà strada tra una facoltà di scienze e una di medicina. Anche questa mi pare una situazione un po' complessa, per non dire confusa, dato che oggi in Ticino la ricerca clinica viene fatta dal Cardiocentro, dall'EOC e dallo IOSI, mentre l'IRB fa ricerca pura e si inserisce in un piccolo settore della biomedicina. Un altro problema da regolare chiaramente è quello della lingua che, nel messaggio lascia il dubbio tra l'adozione sistematica dell'inglese e l'utilizzo delle altre lingue nazionali. In questo
modo si consentirebbe a studenti stranieri e confederati di venire in Ticino, ma che ne sarebbe dei ticinesi che rischiano di seguire tutto il loro curriculum di studi senza mai venire a conoscenza di altre realtà, dato che non lascerebbero mai il Cantone? Però poi si dice che la lingua nella pratica clinica dovrà essere quella del paziente: come far sì che gli studenti siano in grado di comprendersi con i pazienti senza l'intervento di un'infermiera-interprete?
E qui arriviamo al dunque, dato che nel corso dell'ultimo anno lo studente segue stage negli ospedali: è quindi necessario definire quali siano le strutture e i servizi che li accoglieranno. Da un punto di vista più «terre-à-terre», mancano poi indicazioni chiare sulla logistica e sulle reali necessità di finanziamento, anche se si indica che il costo di uno studente, per le sole ore di lezione è stimato a 50 mila franchi: e il resto?
Siccome l'OMCT non vuole una facoltà di serie B e visto che il Master si occupa del secondo triennio degli studi in medicina, la mia impressione è che non siamo ancora pronti. Il Master non può essere sviluppato senza un ospedale di riferimento cantonale con il quale allacciare le indispensabili sinergie. Quindi, in un'ottica anche dello sviluppo futuro della Master Medical School, è della massima urgenza combinare strettamente queste due visioni in uno scenario di crescita per entrambe.
* presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino