Divide il Centro medico alla stazione FFS di Lugano. L'OMCT, riunitosi ieri sera, parla di "invasione di campo"
Con riferimento alla recente notizia di collaborazione tra l'EOC e il Centro medico alla stazione FFS di Lugano per la messa in esercizio di un apparecchio RMN, nonché all'interpellanza depositata ieri dal deputato PLR Andrea Giudici sul tema, l'Ordine dei medici del Canton Ticino (OMCT), tramite il suo Comitato direttivo riunitosi ieri sera, esprime "preoccupazione e disappunto per una soluzione in aperto contrasto con lo scopo prioritario dell'EOC che è la "direzione e la gestione di ospedali pubblici" e non lo sviluppo di discutibili collaborazioni e/o iniziative imprenditoriali nel settore ambulatoriale, che è e deve restare di competenza dei medici sul territorio liberi professionisti."
"La convivenza con il Centro medico di Lugano apre invece la strada a collaborazioni pubblico/privato nel settore ambulatoriale extra muros, che la futura pianificazione ospedaliera, con la proposta di revisione della LEOC, vorrebbe tutelare e promuovere" scrivono i medici in un comunicato. "Per contro l'OMCT la considera una pericolosa e inopportuna invasione di campo di cui la sanità in Ticino non necessita e che nemmeno desidera; la quale avrebbe anche l'effetto collaterale di demotivare lo sviluppo della medicina di prossimità, elemento sanitario indispensabile nel nostro Cantone costituito per buona parte da periferie."
"Ricordiamo a questo proposito che il Parlamento ticinese si era opposto nel 1982 alla creazione di poliambulatori pubblici" sottolineano i medici.
"L'OMCT ritiene che l'EOC debba rivolgersi prevalentemente allo stazionario e lasciare che siano i medici liberi professionisti ad occuparsi della medicina ambulatoriale" si legge nel comunicato. "Non si tratta della difesa ad oltranza degli interessi dei medici e/o delle strutture private, bensì dello scongiurare lo sviluppo di una concorrenza squilibrata che non gioverebbe al sistema sanitario cantonale nel suo complesso. Pensiamo ad esempio ai costi dell'ambulatoriale ospedaliero ben cinque volte superiori a quelli della stessa attività svolta presso uno studio medico."
In conclusione, il Comitato direttivo dell'OMCT auspica "che le autorità cantonali riflettano sulla situazione e che il Consiglio di Stato, in primis, assuma in pieno il suo ruolo di regolatore politico e istituzionale fra le strutture pubbliche e private ed eserciti un'equa vigilanza senza privilegiare le une o le altre e senza dimenticare o osteggiare l'attività dei medici sul territorio."
"La convivenza con il Centro medico di Lugano apre invece la strada a collaborazioni pubblico/privato nel settore ambulatoriale extra muros, che la futura pianificazione ospedaliera, con la proposta di revisione della LEOC, vorrebbe tutelare e promuovere" scrivono i medici in un comunicato. "Per contro l'OMCT la considera una pericolosa e inopportuna invasione di campo di cui la sanità in Ticino non necessita e che nemmeno desidera; la quale avrebbe anche l'effetto collaterale di demotivare lo sviluppo della medicina di prossimità, elemento sanitario indispensabile nel nostro Cantone costituito per buona parte da periferie."
"Ricordiamo a questo proposito che il Parlamento ticinese si era opposto nel 1982 alla creazione di poliambulatori pubblici" sottolineano i medici.
"L'OMCT ritiene che l'EOC debba rivolgersi prevalentemente allo stazionario e lasciare che siano i medici liberi professionisti ad occuparsi della medicina ambulatoriale" si legge nel comunicato. "Non si tratta della difesa ad oltranza degli interessi dei medici e/o delle strutture private, bensì dello scongiurare lo sviluppo di una concorrenza squilibrata che non gioverebbe al sistema sanitario cantonale nel suo complesso. Pensiamo ad esempio ai costi dell'ambulatoriale ospedaliero ben cinque volte superiori a quelli della stessa attività svolta presso uno studio medico."
In conclusione, il Comitato direttivo dell'OMCT auspica "che le autorità cantonali riflettano sulla situazione e che il Consiglio di Stato, in primis, assuma in pieno il suo ruolo di regolatore politico e istituzionale fra le strutture pubbliche e private ed eserciti un'equa vigilanza senza privilegiare le une o le altre e senza dimenticare o osteggiare l'attività dei medici sul territorio."