Chiediamo al presidente dell'Ordine dei medici, Franco Denti , cosa può essere accaduto durante quelle Tac? «Verosimilmente un errore di manipolazione nell'uso del prodotto di contrasto. Non si tratta di un errore medico, perché non è il medico che esegue quell'atto bensì il tecnico di radiologia».
Le sono noti altri casi? «Così gravi...? Non mi risulta. Non doveva assolutamente accadere, è un gravissimo, inconcepibile caso di negligenza dovuto a un errore di manipolazione. Ma c'è una nota positiva nella vicenda ed è che una parte del sistema di denuncia previsto in Svizzera per le malattie come l'epatite C ha funzionato. Il caso di contaminazione, inizialmente senza un'origine ben precisa, è stato denunciato al medico cantonale, che ha indagato andando fino in fondo. Solo così l'episodio è potuto venire alla luce».
Cosa può fare l'ospedale per evitare il ripetersi di casi simili?
«Contenere l'eccessiva ingerenza della burocrazia e non banalizzare il lavoro medico. Ci sono oggi molti protocolli che sottraggono tempo al personale curante con compiti amministrativi che non gli competono e lo deresponsabilizzano. Il paziente resta la fonte migliore e i medici lo sanno: l'80% della diagnosi, altrimenti delegata a strumenti, si fa parlando con il paziente. Sia valorizzato il dialogo, l'approccio umanistico! E poi non banalizziamo il lavoro del medico: che segua gli esami radiologici, le risonanze ecc. Altrimenti non c'è qualità. Il medico non cura la radiografia, ma il malato».