L'Ordine professionale valuta la possibilità di creare una società per acquistare la clinica Il presidente Denti: «Non dimentichiamo che sono i dottori a fare la bontà delle strutture»
Un altro gruppo si affaccia alla soglia della Clinica Luganese di Moncucco chiedendo udienza alle Suore Infermiere dell'Addolorata. A guidarlo sarebbe il presidente dell'Ordine dei medici ticinesi (OMCT), il dr. Franco Denti, il quale per il momento preferisce non commentare, in attesa di una posizione più ufficiale. Ma i suoi colleghi, sembra di capire, avrebbero già dimostrato interesse.
Si tratterebbe comunque di un'azione clamorosa, anche se non del tutto inedita: già a Locarno infatti la Clinica Santa Chiara era stata acquisita a suo tempo da un gruppo di medici che ci lavoravano.
In questo caso però il progetto dovrebbe interessare tutti i medici affiliati all'OMCT, che sono circa 1200. Ponendo che ognuno «investa» nell'operazione 100.000 franchi – non tutti avranno ovviamente la stessa disponibilità – si arriverebbe a 120 milioni, che è più o meno il costo stimato per acquisire la Clinica, senza dover ricorrere ad investitori esterni.
Evidentemente non potrebbe essere l'Ordine dei medici il diretto «proprietario» della struttura, andrebbe creata una società ad hoc: ma questi sono dettagli ancora lontani.
Al dottor Denti chiediamo almeno di dirci quali potrebbero essere, per l'OMCT e la sanità ticinese, i vantaggi di questa proposta. «La volontà di preservare la qualità e l'accessibilità delle cure – specifica - visto che troppo spesso, anche nelle discussioni politiche sulla sanità, si dimentica che a determinare la bontà di una struttura sono i medici con il loro lavoro, e non altri fattori esterni o semplicemente economici».
Quanto vale l'ospedale?
Tornando al tema centrale della vendita della Clinica Luganese, un fattore che suscita qualche perplessità è l'entità dell'operazione.
Se infatti il nodo è la salvezza dell'Ospedale Valduce di Como – la «madre» di tutte le strutture delle Suore dell'Addolorata – e se davvero il deficit del nosocomio è attorno ai 9 milioni di euro – ma c'è chi giura che sono molti di più – mal si capisce perché venda venduto un «gioiello» come Moncucco per un prezzo che oscilla attorno ai 100 milioni di franchi.
In effetti il discorso va più in profondità e lontano nel tempo. Il Valduce ha tra i principali creditori le banche italiane, le quali hanno dunque tutto l'interesse a salvarlo e mantenerlo anche in futuro. E il futuro, per la sanità privata no profit come quella gestita dagli ordini religiosi, in Italia non è sicuramente roseo. La crisi economica e i tagli ai costi della sanità pubblica avranno pesanti ripercussioni su queste strutture.
Se le banche italiane puntano evidentemente al massimo profitto, le Suore – e il Vaticano – pongono anche dei paletti «ideologici» all'acquisto. Dal punto di vista puramente finanziario sembra che l'offerta più alta sia stata fatta dal Gruppo Genolier, mentre il Gruppo Respini (che ci perdonerà la semplificazione) sarebbe più lontano. Non è dato sapere per ora l'entità di altre offerte giunte sul tavolo di Mariella Enoc, la supermanager incaricata della vendita.