Sistema sanitario - Empatia, ascolto, acccompagnamento, assunzione di responsabilità della diagnosi sono le qualità principali e indispensabili
Come medici dobbiamo ricordarci che prima o poi potremmo diventare anche noi dei pazienti». Inizia così la nostra chiacchierata con il dottor Franco Denti, presidente dell'Ordine dei medici del canton Ticino, medico di famiglia, o «medico di paese» come ama definirsi, per parlare del suo rapporto del tutto empatico con i suoi pazienti: un medico di famiglia come quelli che le generazioni di mezz'età ricordano di aver avuto da ragazzi; uno di quei dottori vicini alla persona e al suo contesto famigliare e di vita. Perché è questo il medico di famiglia: «Una figura capace di condizionare positivamente la salute con un'azione preventiva e con una sensibile gestione attiva delle malattie quando insorgono». Il medico di famiglia come punto di riferimento per ognuno, «discreto nei momenti fortunati, vicino e attento in quelli più difficili della nostra vita e di quella dei nostri cari».Medici di famiglia in Ticino: quale futuro? È la domanda nata da un recente studio Supsi (commissionato dall'Ordine dei Medici) che dimostra come oggi di medici di famiglia ve ne sono sempre meno e il futuro di questa professione è incerto, nonostante i pazienti continuino ad affidarsi a loro. Tant'è che, attualmente, circa nove persone residenti nel canton Ticino su dieci dicono di avere un medico di famiglia personale dal quale si recano per la maggior parte dei problemi di salute. Una situazione perfettamente allineata al dato nazionale. Secondo i dati più recenti disponibili, tratti dai risultati dell'Indagine sulla salute in Svizzera del 2007, quasi due terzi dei ticinesi (64,2%) vanno dal medico di famiglia almeno una volta l'anno, quasi un quarto (22,7%) ci va tre volte e più. Tra gli anziani di 65 anni e più, residenti nel Cantone, che vivono a domicilio, la proporzione di chi ha consultato il medico di famiglia almeno una volta all'anno sale a quasi a quattro quinti (77,9%).
Cosa è successo a questa figura così determinante per il sistema sanitario, ma soprattutto preziosa per la popolazione, per la quale dovrebbe continuare ad essere un importante punto di riferimento? Chi dovrebbe essere e chi è, oggi, il medico di famiglia? «Il medico di famiglia è un dottore laureato in medicina umana che, al pari di un medico specialista, tra formazione post graduata ed esperienza ospedaliera, impiega circa 12 anni prima di accedere al proprio ruolo che si svolgerà a tutto campo e con la massima disponibilità di reperibilità, visite a domicilio e quant'altro» spiega il dottor Denti, ricordando la definizione che a suo tempo ne diede la consigliera federale Ruth Dreifuss: «Da depositario di tutta la storia clinica del proprio paziente, che egli conosce profondamente insieme a tutta la sua famiglia, il medico di famiglia è il pilastro fondamentale del sistema sanitario, la sua porta d'accesso, in quanto la sua profonda conoscenza della persona e del suo contesto di vita, unitamente al rapporto di fiducia reciproca, gli permette di individuare la via per arrivare dapprima alla diagnosi, in seguito di organizzare e strutturare razionalmente l'eventuale percorso terapeutico».
Una figura quindi che unisce il percorso di cura e le informazioni, a prescindere dal concetto «omo-economico» per il quale «oggi offriamo prestazioni che portano guadagno, talvolta dimenticando che quando abbiamo a che fare con la salute, quel criterio spinto un po' meno all'estremo andrebbe a tutto vantaggio del paziente e del medico che potrebbe investire maggiore tempo per l'ascolto e il dialogo con il suo assistito».
Dagli anni '80 questa cultura del medico di famiglia è andata un po' perdendosi per una serie di motivi: «Lo sviluppo della medicina che, a torto, ha portato a vedere il medico di famiglia come un generalista meno preparato dello specialista, il sentimento che fare il cardiologo, ad esempio, pareva più prestigioso, e anche un po' perché la disponibilità del medico di famiglia sul territorio deve essere assoluta e richiede un certo spirito di sacrificio».
Ascolto, dialogo, conoscenza e fiducia reciproca: qualità del medico di famiglia fondamentali per ritrovare una dimensione di approccio olistico che solo una profonda conoscenza del paziente e un accompagnamento nella sua vita possono assicurare. Che fare per recuperare questa dimensione? «È necessaria una cultura orientata al dialogo, alla conoscenza, alla disponibilità. Oggi mancano medici di famiglia, la Confederazione dovrebbe riconoscere la formazione elettiva svizzera di questa figura perché solo disponendo di medici ben formati potremmo promuoverne la figura e, nel contempo, potremmo provare ad evitare di cadere nella cosiddetta "medicina difensiva" oggi tanto in auge». Medicina difensiva che, ci viene spiegato, consiste nel delegare gran parte della responsabilità della diagnosi ad esami sempre più specialistici, cosa che succede anche perché non funziona come dovrebbe la rete di informazioni di cui il medico di famiglia dovrebbe invece essere il principale depositario, vista la sua profonda conoscenza e la sua relazione privilegiata con il paziente.
Difendere il lavoro di qualità del medico di famiglia potrebbe aiutare ad aumentarne il numero, mentre disponibilità all'ascolto e capacità di assumersi la responsabilità della diagnosi e della scelta del percorso terapeutico andrebbe a beneficio della fiducia che il paziente ripone nel proprio medico curante. «Oggi, dirigendosi maggiormente verso la specializzazione, il medico si è un po' allontanato dal paziente, mentre il paziente a sua volta crede di avere maggiori informazioni e si presenta dal medico con la presunzione di suggerirgli che cosa fare».
Se riuscissimo a farli interagire nel rispetto delle sensibilità personali, afferma Denti, allora ecco una medicina di qualità e qualche medico di famiglia in più nel futuro: «Mi batto per la qualità della vita del medico, affinché non subisca troppe pressioni dal profilo economico, finanziario e burocratico, a tutto favore della sua relazione con il paziente» che, secondo il dottor Denti, non dovrebbe male interpretare la scelta del medico di famiglia nel modello assicurativo: «È chiaro che si tratta di una limitazione di scelta, ma oltre a portare un chiaro risparmio nell'ottica della profonda conoscenza del paziente e, perciò, la razionalizzazione del da farsi e l'assunzione della responsabilità terapeutica da parte del medico, questo modello dovrebbe essere vissuto come un valore da parte del paziente stesso che vedrebbe aumentare la qualità delle cure, il recupero della cultura dell'ascolto, dell'attenzione, dell'accompagnamento e della disponibilità nei suoi confronti».
Meno dottori «che pensano alla burocrazia», ma più medici «empatici» con i propri pazienti, allora anche i costi della salute potrebbero riservarci piacevoli sorprese al ribasso: questa la conclusione del «medico di paese» dottor Franco Denti.