Oltre che di reati legati alla sfera sessuale è accusato di aver timbrato senza essere presente. Franco Denti: "Chi lavora per l'AI non dovrebbe avere uno studio privato. Conflitto d'interessi"
BELLINZONA – Da un lato l'inchiesta penale, per reati legati alla sfera sessuale. Presunti reati che il medico avrebbe commesso nell'esercizio della sua attività privata – ha uno studio nel Bellinzonese - e sui quali indaga il procuratore pubblico Antonio Perugini.
Dall'altra un problema amministrativo, legato al fatto che il medico, impiegato all'Assicurazione invalidità all'80%, avrebbe timbrato il cartellino di presenza senza essere sul posto di lavoro. Ore "rubate" allo Stato, insomma. Ore che è difficile quantificare in quanto sul caso c'è uno stretto riserbo da parte delle autorità. Sia amministrative sia penali.
La vicenda rivelata l'altro giorno da liberatv ha fatto scattare due atti parlamentari e sta facendo discutere nel mondo sanitario ticinese. Si tratta infatti del secondo medico impiegato all'AI sospeso nel giro di poche settimane. In realtà, nel caso specifico, la sospensione risale da aprile, in seguito all'inchiesta aperta dal Ministero pubblico. Anche se è venuta alla luce solo grazie alle nostre rivelazioni.
Non solo: il Consiglio di Stato ha avviato una procedura di licenziamento immediato, che il medico, italiano sui 45 anni, residente in Ticino dal 2001, però contesta.
Franco Denti presidente dell'Ordine dei medici e deputato non è tenero con il Dipartimento sanità, diretto da Paolo Beltraminelli.
"Secondo me il DSS avrebbe dovuto indicare come motivo della sospensione la vicenda amministrativa, quella legata alle timbrature – dice -, lasciando perdere per ora la questione penale, che potrebbe anche finire in un proscioglimento. E credo ci vorrebbe più attenzione da parte del Dipartimento anche nella selezione dei medici impiegati all'AI. Mi rendo conto che il salario è insufficiente e che un medico ticinese preferisce generalmente la carriera clinica a quella amministrativa, più remunerativa e interessante dal profilo della formazione. Ma allora si affronti il problema".
Inoltre, aggiunge il presidente dell'Ordine, non mi pare normale che un medico possa lavorare per l'AI e avere contemporaneamente una propria attività clinica: "Potrebbero sorgere concreti conflitti di interesse. Non ci vuole molto a capirlo".
Entrambi i medici dell'AI sospesi dal Dipartimento (il primo aveva una condanna "patteggiata" in Italia per bancarotta fraudolenta, emersa solo in seguito a un articolo pubblicato sul mattinonline) siano italiani è sicuramente un caso. Ma secondo Denti può essere spunto per una riflessione più generale.
"Intendiamoci, non è una questione di 'nazionalismo' o di chiusura verso professionisti che provengono dall'estero. Io stesso ho esercitato per anni in Italia durante la mia formazione. E aggiungo che del medico che il Cantone intende licenziare ho sempre sentito parlare molto bene. Una buona reputazione, nulla da dire".
Ma al di là dei due casi in questione, precisa Denti, "faccio un discorso generale e dico che stiamo andando verso la giungla anche nel settore sanitario. Non voglio che la sanità faccia la fine dell'edilizia o dei rami para-bancari. Qui c'è in gioco la salute del paziente, che deve essere la prima preoccupazione delle autorità sanitarie. E con i medici italiani c'è un problema di fondo: loro hanno una diversa cultura nella presa a carico dei pazienti. A differenza dei medici di famiglia ticinesi, in generale non curano in modo prioritario la continuità e la reperibilità, per esempio. Senza dire, poi, dei medici italiani che hanno la propria sede in una fiduciaria o in uno studio legale ed esercitano senza avere una struttura di riferimento fissa. La libera circolazione produce dei problemi che vanno affrontati. Ci vuole più controllo, e noi, come Ordine, siamo pronti a collaborare con l'autorità sanitaria".