In queste ultime tornate elettorali (votazioni Cantonale e Federali) si dice che ha vinto la destra, ma cosa è la destra, cosa è la sinistra ?
Per Giorgio Gaber chi fa il bagno e di destra mentre chi fa la doccia è di sinistra.
Resta il dato oggettivo che Verdi, PS, PPD, e PRL hanno perso, chi più chi meno.
Di certo a esaminare bene i risultati ha perso la “corrente” riformista e sociale di questo cantone. Sia essa laica, liberale o cristina.
Di solito quando un partito perde, grande o piccolo che sia, è portato a ripensare alla proprie identità e scegliere la via più facile: quella dell’arroccamento boriano e settario.
Sono scomparsi dal dibattito politico e mediatico, la difesa dell’ambiente (io continuo a chiamare creato), la salute, l’istruzione, i trasporti e la scelte energetiche.
Dall’entrata in vigore della libera circolazione e degli accordi bilaterali, poi per anni abbiamo fatto finta di non vedere i caratteri problematici che essi determinavano,
quelli di sfida, di riposizionamento strategico dei sistemi economici e sociali sia essi cantonali che nazionali. Questo è il mondo moderno è il TI moderno.
quelli di sfida, di riposizionamento strategico dei sistemi economici e sociali sia essi cantonali che nazionali. Questo è il mondo moderno è il TI moderno.
Dobbiamo essere tutti consapevoli che la modernità, che è stata ed è liberazione, è stata ed è invenzione di nuove forme di oppressione, di sfruttamento, di mercificazione e di alienazione.
La modernità è quindi anche conflitto e in un conflitto è necessario schierarsi, avendo come missione la difesa della dignità dell’essere umano come individuo,
la tutela e l’affermazione dei suoi diritti fondamentali ( come per esempio il lavoro)
e il riconoscimento del valore supremo della vita unica irripetibile e senza mai dimenticare la sua dipendenza dal mondo naturale.
La modernità è quindi anche conflitto e in un conflitto è necessario schierarsi, avendo come missione la difesa della dignità dell’essere umano come individuo,
la tutela e l’affermazione dei suoi diritti fondamentali ( come per esempio il lavoro)
e il riconoscimento del valore supremo della vita unica irripetibile e senza mai dimenticare la sua dipendenza dal mondo naturale.
Queste, forse troppo succinte tematiche, sono tra i punti fondamentali che caratterizzano quello che io definisco il riformismo sociale che è traversale in diversi partiti ticinesi.
Fare diventare il riformismo sociale una cultura di maggioranza in Ticino è possibile ?
I partiti non nascono sotto i cavoli e i partiti storici non possono guardare il secolo scorso come qualcosa di estraneo che non li riguarda.
I partiti non vivono senza memoria storica, ma la storia va assunta per essere superata.
La storia va sottoposta al vaglio della critica perché si progredisce imparando dagli errori e dalle sconfitte.
Fare diventare il riformismo sociale una cultura di maggioranza in Ticino è possibile ?
I partiti non nascono sotto i cavoli e i partiti storici non possono guardare il secolo scorso come qualcosa di estraneo che non li riguarda.
I partiti non vivono senza memoria storica, ma la storia va assunta per essere superata.
La storia va sottoposta al vaglio della critica perché si progredisce imparando dagli errori e dalle sconfitte.
Anche in Ticino negli anni passati abbiamo assistito a quello che alcuni politologi chiamavano in “partiti stagionali”, che si sono consumati in fretta e dei quali rimane solo la sigla, presto dimenticata.
Il grande compito dei riformisti sociali è portare questi ideali a confrontarsi con le nuove culture della società moderna e alla società civile di non rassegnarsi a essere minoranze nei singoli partiti.
Senza ideologia possiamo farcela, ma senza ideali non potremmo farcela, consapevoli del fatto che le culture politiche vere, sono Plurali.
Il mio invito ai politici che si riconoscono in questo filone del riformismo sociale nei vari partiti, è di provare a smettere di parlare al singolare della “nostra storia” ma di creare una costituente dove si possano incontrare nello stesso gremio le anime, le storie le tradizioni della socialdemocrazia ticinese, quella sociale liberale e quella sociale popolare democratica sino ai Verdi e, dove con orgoglio e nuovo vigore si passi dal plurale “le nostre storie” a, in poche parole, NOI!
Il grande compito dei riformisti sociali è portare questi ideali a confrontarsi con le nuove culture della società moderna e alla società civile di non rassegnarsi a essere minoranze nei singoli partiti.
Senza ideologia possiamo farcela, ma senza ideali non potremmo farcela, consapevoli del fatto che le culture politiche vere, sono Plurali.
Il mio invito ai politici che si riconoscono in questo filone del riformismo sociale nei vari partiti, è di provare a smettere di parlare al singolare della “nostra storia” ma di creare una costituente dove si possano incontrare nello stesso gremio le anime, le storie le tradizioni della socialdemocrazia ticinese, quella sociale liberale e quella sociale popolare democratica sino ai Verdi e, dove con orgoglio e nuovo vigore si passi dal plurale “le nostre storie” a, in poche parole, NOI!
Franco Denti