Manovra in Gran Consiglio. Il j'accuse di Dadò alla vecchia classe politica. Caverzasio: "Ma ora serve una visione". Durisch e gli sgravi di inizio 2000. E Denti: "Dietro la crisi economica c'è una crisi morale"
Dopo mesi di discussioni, trattative, rotture, accordi e tutto il resto che fa parte della dinamica politica, finalmente ci siamo: la manovra di risanamento finanziario è approdata sui banchi del Parlamento e si appresta ad essere approvata. Farinelli loda la maggioranza: per la prima volta il Gran Consiglio fa più risparmi di quanto proposto dal Governo
BELLINZONA – Dopo mesi di discussioni, trattative, rotture, accordi e tutto il resto che fa parte della dinamica politica, finalmente ci siamo: la manovra di risanamento finanziario è approdata sui banchi del Gran Consiglio e si appresta ad essere approvata. La maggioranza formata da PLR, Lega e PPD si è mostrata solida e determinata nel voler sostenere il compromesso costruito in Commissione della Gestione. Un compromesso che porterà complessivamente, tra entrate e uscite, a risparmiare 200 milioni di franchi. Quindici in più di quelli che aveva proposto il Governo.
Dall'altra parte i socialisti che hanno ribadito la loro disponibilità a partecipare al risanamento (sulle cifre proposte dal Consiglio di Stato), a patto che alcune misure vengano stralciate. Non accadrà e non è dunque azzardato ipotizzare che l'ultima parola sui punti più controversi della manovra spetterà al popolo. Il gruppo dei Verdi, invece, ha chiesto al Parlamento di rigettare l'intero progetto perché mal concepito alla radice e nel suo complesso.
Farinelli apre le danze
Ad aprire il dibattito a Palazzo delle Orsoline è stato Alex Farinelli. Il capogruppo PLR, a nome della maggioranza, ha avuto il compito di ripercorrere le tappe principali del travagliato parto che ha portato al compromesso con leghisti e pipidini. Farinelli ha posto in particolare l'accento sul fatto che per la prima volta il Gran Consiglio si è assunto la responsabilità di essere ancor più incisivo del Governo nel voler risparmiare, quando storicamente è sempre accaduto il contrario. Una scelta che è stata possibile grazie alla comunione di intenti e al lavoro dei tre partiti, capaci di negoziare senza arroccarsi su posizioni ideologiche. Il capogruppo liberale radicale ha quindi passato in rassegna una per una le misure più ostiche, spiegando le ragioni che hanno portato la maggioranza a sostenerle.
Il j'accuse di Dadò
Più politico l'intervento di Fiorenzo Dadò: "Un Cantone dal corpo goffo, pesante, ripiegato sui suoi debiti – ha detto il capogruppo PPD - non può stare al passo dei tempi e del mondo, e non potrà garantire sicurezza e aiuto sociale a nessuno. Tuttavia, e ci tengo sottolinearlo, la nostra non è una lode sperticata a questo pacchetto di misure che come avete visto abbiamo rimpolpato un po’. Niente affatto. Il pacchetto poteva essere composto meglio, più equilibrato e alcuni punti che rasentano la presa in giro, come ad esempio il trasferimento di oneri al fondo Swissloss, che ricordo, verranno a mancare alla società civile là fuori, solo per far finta di aver risparmiato, potevate anche risparmiarceli. Ma tant’è. La necessità impellente e la responsabilità ci deve orientare al bicchiere mezzo pieno, far chiudere un qualche occhio e in tutti i casi far giungere finalmente in porto la nave".
Dadò ha quindi puntato il dito contro la classe politica del passato: "Se oggi ci ritroviamo in questa situazione e di proposte innovative e politica vera non se ne possono più fare, è anche perché qualcuno nel passato ha potuto divertirsi a spendere e spandere, quando erano gli anni delle vacche grasse e giravano soldi a palate. Erano gli anni delle casse pensioni Rolls-Royce, della creazione dei posti di lavoro per amici e conoscenti, delle assunzioni a go go senza badare alle autentiche necessità, degli sgravi fiscali barattati con sussidi e socialità da ricchi, fino alla liberazione dei costosi fagiani e delle lepri nei boschi per far divertire i cacciatori, e via discorrendo. In quegli anni beati e da paese dei balocchi, non eravamo qui noi su questi banchi. Ma sedevano altre persone, anche diversi amici la cui stima è indiscussa, tutti certamente mossi da buone intenzioni e da ottimi propositi, ma poco propensi a tener nelle tasche il portamonete pubblico. Questo per dire che di fatto, salvo eccezioni che conosciamo e per le quali ci prendiamo le responsabilità, noi questa situazione ce la siamo trovata. Ci permettiamo quindi sottovoce ma con chiarezza far notare che non è che sia molto accattivante dover star qui e passare i migliori anni della nostra vita a dover disfare, arrabattare e quindi sanare i buchi preparati dagli altri".
Caverzasio: "Ma ora serve una visione"
Infine Daniele Caverzasio. Il capogruppo della Lega, dopo aver premesso che il suo gruppo non fa certo i salti di gioia nell'approvare il pacchetto, ha sottolineato come "senza finanze sane non si può fare politica". "Ma il Ticino per come è ridotto oggi – ha aggiunto - non basta una manovra che lo salvi temporaneamente. Serva una visione politica ed è quella che chiediamo al Governo. Con i prossimi preventivi serve un rilancio, non dei meri esercizi contabili. Il male di questo Cantone non è nell'economia ma nel lento sfibrarsi del nostro tessuto sociale e nella mancanza di una certa ridistribuzione della ricchezza".
Durisch e gli sgravi di inizio 2000
"Belle parole quelle di Caverzasio e Dadò, purtroppo non corrispondono alle misure della manovra", ha subito replicato a nome del gruppo socialista Ivo Durisch. Il capogruppo PS ha fatto un'analisi ad ampio raggio sulle ragioni per cui oggi il Cantone si ritrova a fare queste scelte sanguinose. Tra queste, ha detto, "gli sgravi fiscali di inizio anni 2000 che hanno portato a una diminuzione del gettito di 200 milioni di franchi". Durisch ha anche sottolineato che i compiti dello Stato sono condizionati dal mercato e dal suo andamento. Se l'economia va male, insomma, gli oneri per il Cantone aumentano.
Denti: "Dietro la crisi economica c'è una crisi morale"
Infine Franco Denti che, a nome del gruppo dei Verdi, ha fatto un intervento di stampo filosofico: "È vero siamo in crisi, non soltanto economica, ma sociale, politica e sanitaria. Quante volte ci siamo sentiti dire che bisogna cogliere l'occasione della crisi …queste sono parole nel vento che vogliono soltanto nascondere qualche verità profonda. Vi porto la mia esperienza di medico di famiglia. I miei pazienti mi raccontano di situazioni sempre più precarie. Dal giovane in assistenza ai lavoratori che vivono il mobbing o la minaccia di un licenziamento. Oppure i 50enne che perdono il posto e non lo troveranno più. O ancora le giovani madri che non ricevono gli alimenti. Infine gli anziani che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese. Io a queste persone devo dare ancora delle risposte, sia come medico che come deputato".
"Dietro la crisi economica – ha proseguito Denti - si annida una profonda crisi morale. C'è bisogno un ripensamento dei valori. Un nuovo equilibrio tra gli interessi personali e il bene comune. È necessario valorizzare le relazioni tra le persone. La manovra proposta dal Governo non risolve nulla. Si continua a raschiare il fondo del barile senza visione, con una finalità solamente risparmistica".
Chiusura dedicata a una delle misure più importanti, quella sulle stime immobiliari, già decisa dal Governo: "La rivalutazione dei valori di stima avrà ricadute pesantissime sui sussidi sociali. Come è possibile che questo non sia stato debitamente considerato? Scusate il termine ma questo è un approccio dilettantistico. Il vero problema è che in questo Cantone il 60% dei contribuenti paga poco o nulla di imposte. Aumentare i salari dei ceti bassi è l'unica risposta sensata da dare".