Editoriale di Gianmaria Pusterla
C'è una piccola-grande notizia giunta ieri da Berna che dà qualche speranza in più affinché l'annoso problema dei premi di cassa malati troppo elevati pagati in alcuni Cantoni, Ticino in primis, venga discusso dal Consiglio degli Stati: l'FMH, la federazione svizzera che rappresenta i medici elvetici (dai medici di famiglia, agli specialisti) ha deciso all'unanimità (e qui sta la rilevanza della notizia) di chiedere al Consiglio degli Stati di entrare in materia e di esaminare le proposte per la "restituzione" dei premi.
Dopo i 4 Cantoni che hanno deciso di ribellarsi all'atteggiamento pilatesco della commissione, ora anche i medici indicano che il problema venga discusso e risolto.
Un bel colpo per Franco Denti, che ha perorato la causa a nome dell'Ordine dei medici cantonale e pure in qualità di deputato. La presa di posizione unanime dell'FMH assume una valenza interessante, perché dice in modo chiaro ai "senatori" che sulla questione non si può passare un colpo di spugna, dimenticando "tout court" il passato. E' un segnale forte anche per il nostro federalismo: non importa se solo una minoranza di Cantoni è vittima di una situazione che ha comportato la creazione di riserve esagerate da parte degli assicuratori malattia (si calcola che in Ticino le casse malati nel solo 2011 abbiano accantonato più di 280 milioni di franchi, ben oltre i limiti imposti dalla legge, senza procedere a una riduzione dei premi); ciò che vale è il principio e va difeso anche se si dovesse scontentare la maggioranza dei Cantoni. Un esempio che si spera possa venir seguito dai senatori, chiamati nei fatti a non svicolare su un tema che anche il Consiglio federale era disposto a risolvere. Al di là delle buone intenzioni e dei proclami sulla vitalità del nostro federalismo, valgono certo di più i fatti. E ai consiglieri degli Stati dei 26 Cantoni e semi Cantoni svizzeri si offre la possibilità di far vivere concretamente questo nostro federalismo.
Dopo i 4 Cantoni che hanno deciso di ribellarsi all'atteggiamento pilatesco della commissione, ora anche i medici indicano che il problema venga discusso e risolto.
Un bel colpo per Franco Denti, che ha perorato la causa a nome dell'Ordine dei medici cantonale e pure in qualità di deputato. La presa di posizione unanime dell'FMH assume una valenza interessante, perché dice in modo chiaro ai "senatori" che sulla questione non si può passare un colpo di spugna, dimenticando "tout court" il passato. E' un segnale forte anche per il nostro federalismo: non importa se solo una minoranza di Cantoni è vittima di una situazione che ha comportato la creazione di riserve esagerate da parte degli assicuratori malattia (si calcola che in Ticino le casse malati nel solo 2011 abbiano accantonato più di 280 milioni di franchi, ben oltre i limiti imposti dalla legge, senza procedere a una riduzione dei premi); ciò che vale è il principio e va difeso anche se si dovesse scontentare la maggioranza dei Cantoni. Un esempio che si spera possa venir seguito dai senatori, chiamati nei fatti a non svicolare su un tema che anche il Consiglio federale era disposto a risolvere. Al di là delle buone intenzioni e dei proclami sulla vitalità del nostro federalismo, valgono certo di più i fatti. E ai consiglieri degli Stati dei 26 Cantoni e semi Cantoni svizzeri si offre la possibilità di far vivere concretamente questo nostro federalismo.