A tutto campo con il nuovo – a partire da questo pomeriggio – presidente del Gran Consiglio. «Mi ricordo che c'era in sezione socialista a Lugano un giovane emergente. Si chiamava Pietro Martinelli».
Cambio della guardia oggi alla presidenza del Gran Consiglio. Ad Alessandro Del Bufalo succederà il socialista Gianrico Corti. Dopo l'elezione i tradizionali festeggiamenti nel Comune di Corti, Lugano, con un ricevimento aperto a tutta la popolazione a Palazzo Civico, a cui prenderà parte persino il consigliere federale Alain Berset.
Gianrico Corti, oggi – se tutto va bene – diventerà primo cittadino del Cantone. Come legge
questo ruolo ch e avrà per un anno, come un coronamento di una lunga carriera politica?
questo ruolo ch e avrà per un anno, come un coronamento di una lunga carriera politica?
«Solo in parte. Non penso sia da legare ai molti anni di politica. Sono stato proposto, lo vivo con uno spirito giovanile, nonostante gli anni, e con spirito di servizio».
Facciamo un passo indietro. Gianrico Corti come ha iniziato a far politica?
«Bella domanda... penso "inconsciamente". Avevo in casa un giornale solo, "Libera Stampa" (quotidiano del PST, ndr.). Già il nome mi piaceva. Ad un certo punto, mi piaceva scrivere, ho chiesto a mio papà se mi faceva conoscere quelli che facevano il giornale. Quindi nelle vacanze estive per metà sono andato a fare l'aiuto contadino nelle fattorie in Svizzera interna, e per l'altra metà per alcuni anni ero a "Libera Stampa", quando il responsabile era Silvano Ballinari. Lì ho avuto anche la grande fortuna di conoscere queste persone che oggi sono la storia del Partito socialista ticinese».
Quello è stato l'inizio della sua carriera politica, ma anche professionale? Lei è stato giornalista alla RSI.
«Non propriamente. Prima ho fatto il maestro di scuola maggiore. Poi con l'avvento della scuola media unica mancavano gli orientatori. Con altre persone, che avevano una sensibilità per il futuro degli allievi, mi hanno proposto di studiare a Losanna: per metà tempo insegnavo a scuola e per l'altra metà tempo studiavo. Però è vero che come hobby – oltre alle collaborazioni con
"Libera Stampa", che ho mantenuto fino alla sua chiusura – collaboravo anche con la radio. Era una passione. In seguito mi era stato poi chiesto se ero interessato a fare questo mestiere a tempo pieno, quando aprirono gli studi a Comano. Si stava creando questa televisione, molto più grande di quella a Paradiso agli esordi e a Besso come seconda tappa».
"Libera Stampa", che ho mantenuto fino alla sua chiusura – collaboravo anche con la radio. Era una passione. In seguito mi era stato poi chiesto se ero interessato a fare questo mestiere a tempo pieno, quando aprirono gli studi a Comano. Si stava creando questa televisione, molto più grande di quella a Paradiso agli esordi e a Besso come seconda tappa».
Proprio come giornalista dell'ente radiotelevisivo pubblico, la sua attività politica non si è concentrata tanto a livello cantonale, ma piuttosto a livello comunale a Lugano, perlomeno a livello istituzionale.
«All'inizio, quando ero studente e poi maestro e orientatore, sono stato per una decina d'anni nella direzione del Partito socialista ticinese. Fino a quando, arrivato in televisione, ho dovuto lasciare queste cariche. Avevo una visione non solo della sezione di Lugano, ma più ampia. Ho frequentato anche diversi congressi nazionali. Ovviamente l'andare in televisione ha significato
per me lasciare queste cariche. Mi pareva ovvio, ma penso sia legato anche alla mia visione di equilibrio, di oggettività».
per me lasciare queste cariche. Mi pareva ovvio, ma penso sia legato anche alla mia visione di equilibrio, di oggettività».
Di Lugano cosa ci racconta? Lei è in Consiglio comunale... .
«... da una vita [ride]. Ma anche lì per caso. A quei tempi si faceva molto più "apprendistato". Ho dovuto aspettare, come hanno fatto molti altri giovani, e al terzo tentativo sono stato eletto. Avevo trent'anni. Non appartengo a quelli che fanno politica perché hanno un tornaconto, direi piuttosto che è stata una scelta fatta per un piacere di conoscere i problemi, cercare di dare una mano, collaborare nell'individuare delle soluzioni, con una visione come la mia nel solco della socialdemocrazia. La politica chiede molta costanza, molta pazienza. Piano piano da scrutatore nel primo quadriennio sono passato alla commissione delle petizioni, poi nella commissione edilizia, e infine per venticinque anni nella commissione della gestione. Inoltre per dodici anni sono stato capogruppo. Questo percorso mi ha permesso di avere una conoscenza ad ampio raggio della realtà della città, fino a poco tempo fa molto florida, che poteva permettersi di fare dei grandi progetti. Ora è un po' triste vedere una città che giustamente, prima di fare un progetto, deve badare molto bene alle cifre».
Nella sua carriera politica qual è il personaggio politico ticinese che maggiormente l'ha colpita?
«Sicuramente Guglielmo Canevascini (primo consigliere di Stato socialista, in governo dal 1922 al 1959, ndr.). Era un personaggio che ebbi la fortuna di conoscere, da adolescente, prima che morisse. Ma non solo lui, anche Piero Pellegrini, che purtroppo è mancato presto, e poi Domenico Visani. Delle persone che avevano delle grandi visioni, delle grandi capacità, che pensavano in modo molto aperto. Assieme alla mia scelta di campo sono sempre stato dalla
parte di chi soffre, sta male. Sono nato poco dopo il periodo bellico, che non ha toccato il nostro paese, però ho studiato il mondo dell'anti-fascismo, l'ho sentito molto, so quanto hanno fatto tutte queste persone. Assieme a quelle che ho citato anche molte altre».
parte di chi soffre, sta male. Sono nato poco dopo il periodo bellico, che non ha toccato il nostro paese, però ho studiato il mondo dell'anti-fascismo, l'ho sentito molto, so quanto hanno fatto tutte queste persone. Assieme a quelle che ho citato anche molte altre».
La sinistra ticinese è stata segnata dalla divisione fra PST e PSA. Lei come ha vissuto
questa divisione all'interno della sinistra?
questa divisione all'interno della sinistra?
«Cominciamo dalla fine: io mi sono dato da fare, assieme ad altri, affinché si arrivasse ad una riunificazione, perché non c'era altro modo di proseguire. La scissione l'ho vissuta, e ne ho anche sofferto. Sono stato uno dei pochi giovani che sono rimasto nel PST, perché al momento della scissione il nuovo partito, il PSA, era fondamentalmente stato costituito dalla Federazione giovanile socialista ticinese. Quando ci si contò non erano rimasti nemmeno venti giovani nel PST. Io sono rimasto nel Partito socialista ticinese proprio perché avevo queste figure di riferimento, come Canevascini, Visani e altri. Anche se, dal primo numero, ero abbonato a "Politica Nuova" (il settimanale del PSA, ndr.), oltre ovviamente a "Libera Stampa", e ad un certo punto lo scultore Morenzoni mi chiese di abbonarmi anche al "Lavoratore", perché in fondo siam compagni. E così per un po' di tempo mi abbonai anche all'organo dei comunisti. Quindi mi
sento quasi in diritto di dire di aver letto le tre versioni, i tre modi di vedere le cose. Non sono mai riuscito a sentirmi comunista, ma neppure ho creduto opportuno di scegliere la via – seppur rigorosa nell'affrontare i temi – del PSA. Sono rimasto nel PST in primis con il cuore, ma poi anche con la ragione, perché avevo visto che questo partito comunque in quegli anni aveva
fatto tante cose per questo paese, con gli strumenti riformisti. Mi son perso anche dei piccoli miti che avevo allora, mi ricordo che c'era in sezione socialista a Lugano un giovane emergente. Si chiamava Pietro Martinelli. E mi dispiacque che fu uno di quelli che se ne andò. Ma ho sempre rispettato quella scelta. La cosa triste è che per un bel po' di tempo ci si guardava in cagnesco, tante volte mi son sentito guardato male, perché quelli che se ne erano andati erano i giovani, e nel PST erano rimasti i vecchi. Ma forse è proprio quello che mi aveva fermato, il fatto che il PST comunque incarnava il modo di fare politica in questo paese nel modo più concreto e pragmatico
possibile. Tant'è vero che oggi, se guardiamo al PS, l'orientamento è la socialdemocrazia. Una strada che io ho percorso sempre, e che non ho mai mollato, anche con spirito critico, ma che rimane un filone di pensiero che accanto ad altri può dare concretezza alla politica, e dunque al paese».
sento quasi in diritto di dire di aver letto le tre versioni, i tre modi di vedere le cose. Non sono mai riuscito a sentirmi comunista, ma neppure ho creduto opportuno di scegliere la via – seppur rigorosa nell'affrontare i temi – del PSA. Sono rimasto nel PST in primis con il cuore, ma poi anche con la ragione, perché avevo visto che questo partito comunque in quegli anni aveva
fatto tante cose per questo paese, con gli strumenti riformisti. Mi son perso anche dei piccoli miti che avevo allora, mi ricordo che c'era in sezione socialista a Lugano un giovane emergente. Si chiamava Pietro Martinelli. E mi dispiacque che fu uno di quelli che se ne andò. Ma ho sempre rispettato quella scelta. La cosa triste è che per un bel po' di tempo ci si guardava in cagnesco, tante volte mi son sentito guardato male, perché quelli che se ne erano andati erano i giovani, e nel PST erano rimasti i vecchi. Ma forse è proprio quello che mi aveva fermato, il fatto che il PST comunque incarnava il modo di fare politica in questo paese nel modo più concreto e pragmatico
possibile. Tant'è vero che oggi, se guardiamo al PS, l'orientamento è la socialdemocrazia. Una strada che io ho percorso sempre, e che non ho mai mollato, anche con spirito critico, ma che rimane un filone di pensiero che accanto ad altri può dare concretezza alla politica, e dunque al paese».
Veniamo al giorno d'oggi: si può dire che vi sia una certa esacerbazione del dibattito politico?
La politica è sempre più "urlata"?
La politica è sempre più "urlata"?
«Purtroppo penso sia la realtà. E non è la politica che mi alletta di più. Io sono per i grandi progetti, per dei programmi, per delle persone che si incontrano, anche di opinioni diverse, ma che hanno nell'animo la volontà di far crescere il paese. La politica "urlata" alletta alla giornata, ma non è quella che ci fa crescere. In fondo storicamente il periodo che credo abbia fatto fare il grande balzo di qualità al canton Ticino agreste, povero, è stata l'intesa di sinistra dal 1947 al '67. Non dico che questo periodo sia stato per forza il migliore in assoluto, però è stato il momento in cui si è data qualità ad un paese, si è dato l'orgoglio di esserci, di fare».
Cosa si aspetta dall'anno presidenziale, che ci porterà dritti alle prossime elezioni cantonali?
«Tutti dicono che l'ultimo anno di un quadriennio è il più nervosetto, il più scoppiettante. A me sembra in realtà che tutto il quadriennio abbia avuto dei momenti da campagna elettorale anticipata. Sarà sicuramente il momento in cui si vorranno realizzare delle proposte, oppure farne delle altre ancora in tempo utile. Mi aspetto perlomeno una cosa, pragmaticamente: ci sono molti messaggi, iniziative e mozioni, mi aspetto che i colleghi nelle commissioni si diano la
pena di svuotare i cassetti e di finire i compiti. Sarà un anno colmo, così lo descrivono i vecchi lupi di mare della politica, l'ultimo anno è sempre quello più spumeggiante. Spero non troppo... ».
pena di svuotare i cassetti e di finire i compiti. Sarà un anno colmo, così lo descrivono i vecchi lupi di mare della politica, l'ultimo anno è sempre quello più spumeggiante. Spero non troppo... ».
E poi, questa sera, festeggiamenti a Lugano addirittura con il consigliere federale Alain Berset.
«Questo è un regalo che mi ha fatto Franco Denti. Pensavo fosse uno scherzo».
In che senso?
«Ad inizio aprile, stavo dirigendo una commissione a Bellinzona, e suona il telefono nella sala in cui ci trovavamo. Di solito non arrivano mai telefonate. È per me. Prendo il telefono, e c'è una segretaria che mi chiede di rimanere in attesa. Va la musichetta. Era uno studio medico. Ho cominciato a pensar male, magari qualcuno che stava male. Alla fine è lo studio di Franco Denti,
presidente dell'Ordine dei medici, che mi chiede: "posso farti un regalo per il 5 maggio?". Io, sorpreso: "non credo proprio sia necessario". E lui: "no no, ti voglio fare un regalo. Vuoi un consigliere federale?". Mi sono messo a sorridere, "non raccontare cose strane". Vabbè. Poi, un paio di settimane fa, mi è arrivata una telefonata, molto più seria e compassata, dalla collega di
partito Marina Carobbio, che mi diceva che Alain Berset sarebbe sceso in Ticino, e voleva sapere se avrei gradito averlo presente alla festa. "Ci mancherebbe altro", gli ho risposto. Davvero un bel regalo. Berset viene in Ticino per promuovere la campagna del sì alle cure mediche di base in votazione il 18 maggio (alle 17.00 all'USI di Lugano), ma invece di tornare subito a Berna arriverà a questa festa. La cosa bella è che ha voluto venire durante la
festa popolare, un gesto carino. Avrò un grande piacere, ma penso faccia piacere anche a tutti i cittadini avere in una festa un consigliere federale che arriva per stare in mezzo alle persone. Io ne sono onoratissimo. Ho visto la foto del Primo Maggio su TicinoLibero con un presidente del Consiglio di Stato socialista, Manuele Bertoli, con me che sarò presidente del Gran Consiglio socialista, e poi alla festa con un consigliere federale socialista. Magari sarà di buon auspicio per le prossime elezioni... ».
presidente dell'Ordine dei medici, che mi chiede: "posso farti un regalo per il 5 maggio?". Io, sorpreso: "non credo proprio sia necessario". E lui: "no no, ti voglio fare un regalo. Vuoi un consigliere federale?". Mi sono messo a sorridere, "non raccontare cose strane". Vabbè. Poi, un paio di settimane fa, mi è arrivata una telefonata, molto più seria e compassata, dalla collega di
partito Marina Carobbio, che mi diceva che Alain Berset sarebbe sceso in Ticino, e voleva sapere se avrei gradito averlo presente alla festa. "Ci mancherebbe altro", gli ho risposto. Davvero un bel regalo. Berset viene in Ticino per promuovere la campagna del sì alle cure mediche di base in votazione il 18 maggio (alle 17.00 all'USI di Lugano), ma invece di tornare subito a Berna arriverà a questa festa. La cosa bella è che ha voluto venire durante la
festa popolare, un gesto carino. Avrò un grande piacere, ma penso faccia piacere anche a tutti i cittadini avere in una festa un consigliere federale che arriva per stare in mezzo alle persone. Io ne sono onoratissimo. Ho visto la foto del Primo Maggio su TicinoLibero con un presidente del Consiglio di Stato socialista, Manuele Bertoli, con me che sarò presidente del Gran Consiglio socialista, e poi alla festa con un consigliere federale socialista. Magari sarà di buon auspicio per le prossime elezioni... ».