I falsi allarmismi non mi piacciono, sono abituato a guardare in faccia le cose: la Sanità in Svizzera non è malata, ha bisogno di prevenzione, di interventi globali e coordinati che ci permettano di salvaguardare le qualità del nostro sistema impedendo che imploda nel prossimo decennio per mancanza di progettualità.
Negli ultimi 10 anni, trasparenza e collaborazione sono venute meno, permettendo alla razionalità economica (investo per cui voglio ottenere dei ricavi) di prendere piede in un ambito che invece era stato pensato sulla base dell’economia sociale. E così si sta attuando la trasformazione del sistema sanitario in una macchina per generare profitti mettendo a repentaglio il diritto sacrosanto al mantenimento di un accesso democratico alle cure e alla qualità delle cure erogate ai cittadini – pazienti.
Qui devo sfatare un’ illusione che purtroppo permea la filosofia dei “Cassa Malatari” secondo cui si possono abbattere i costi mantenendo il livello di qualità o addirittura di migliorandolo. Oggi i costi dei premi delle casse malati, specie in Ticino, sono nettamente superiori alla spesa sanitaria dei ticinesi e, sono anche superiori per ciò che concerne le riserve legali che le casse sono tenute, per legge, ad accantonare.
Proprio qualche mese fa abbiamo dimostrato che negli ultimi anni , come ticinesi, abbiamo pagato 150 milioni in piu’ di quello che la legge federale prevedeva e i nostri soldi sono stati usati dagli assicuratori malattia per coprire i costi sanitari di altri cantoni in cui non osano far pagare i premi che invece, in base alla loro spesa sanitaria dovrebbero. Con l’assurdo che il Ticino, che ha salari mediamente inferiori al resto della Svizzera, finanzia i cantoni più ricchi .
Un'altra conseguenza consiste nella sempre maggiore pressione sui professionisti della salute (medici, infermieri, fisioterapisti, ecc.) esercitata anche attraverso il numero chiuso nelle facoltà di medicina, la scarsità di posti nelle scuole professionali ticinesi per infermieri e con l’aumento spropositato della burocrazia a scapito del tempo da dedicare al paziente e alle cure che gli necessitano.
Se vogliamo evitare che la situazione attuale si cristallizzi in un circolo vizioso irreversibile, nel prossimo decennio dovremo affrontare assieme alcune sfide maggiori per le quali necessitano strategie globali e coordinate: la carenza di personale sanitario e in particolare di medici di famiglia, la trasparenza nel settore assicurativo e il finanziamento delle case di cura.
Per la prima tematica, già oggi in Svizzera e in Ticino, nel settore socio-sanitario si lamenta una preoccupante carenza di personale a tutti i livelli. Un esempio pratico che tocca uno dei fondamenti del nostro sistema, è quello dei medici di famiglia che hanno un’età media di 55 anni e che quindi, nel prossimo decennio raggiungeranno in gran numero l’età del pensionamento. L’OCSE stima che allora mancheranno circa 4'500 medici di base. Siamo dunque in tempo limite per evitare questa prima catastrofe maggiore che potrebbe abbattersi sul nostro sistema agendo su più fronti, dalla formazione – che deve avvicinare i giovani a un settore professionale di sacrificio sì, ma sicuramente interessante dal profilo intellettuale e umano -, all’economia che deve riconoscere il valore intellettuale delle prestazioni fornite dal personale che opera in campo socio-sanitario in modo tale da rendere attrattive queste professioni , all’organizzazione del lavoro che deve prevedere diverse tempistiche e possibilità di impiego in modo da non escludere dal settore per esempio le donne che vorranno lavorare a tempo parziale, per non rinunciare al risultato di tanti anni di studio e, nel contempo, far crescere una famiglia.
In particolare nel campo degli studi è necessario abbattere quelle barriere che, nel corso degli anni si sono andate creando come per esempio il numero chiuso, i vetusti test attitudinali per l’ammissione alle facoltà di medicina e gli ostacoli (discriminanti per noi ticinesi) nell’accesso alle facoltà di medicina in Italia dove partiamo svantaggiati poiché siamo inseriti nel numero di posti disponibili per gli autoctoni e gli esami di ammissione, che poggiano su argomenti di cultura e civica prettamente nazionali , sfavoriscono nettamente i nostri studenti.
Tutte queste difficoltà, unite alle prospettive economiche cui ho fatto cenno sopra, hanno finito per porre il nostro Paese nella situazione di dover “importare”medici dall’estero poiché non riesce più a far fronte con i propri studenti alle necessità presenti e future della propria popolazione.
La seconda sfida si riassume in un’unica parola: trasparenza del finanziamento del sistema sanitario.
E doveroso tener presente che l’assicurazione malattia obbligatoria (che deriva dalla LAMal) è una assicurazione di diritto pubblico, mentre le assicurazioni complementari sono regolate dal diritto privato. Per dirimere la commistione e la permeabilità che si è andata instaurando fra i due tipi di assicurazione, una obbligatoria di diritto pubblico e l’altra facoltativa e di diritto privato, è necessario procedere alla separazione completa di queste due forme assicurative in modo da impedire, per il futuro, che le stesse casse malati possano offrire entrambi i modelli di assicurazione, impedendo così che continuino a mettere in atto il trasferimento di oneri verso l’assicurazione di base mantenendo elevati ad arte i premi di cassa malati. Scenario che si sta verificando in questi anni in Ticino, Vaud, Neuchâtel, Giura e Ginevra.
Questa proposta di separazione tra le casse, quelle che faranno solo l’assicurazione obbligatoria - fondata sul principio di prestazioni di base uguali per tutti poiché codificate in un catalogo definito dalla LAMAL - e quelle che faranno solo le complementari porrà fine alle distorsioni che risultano da questa deprecabile combinazione e l’assicurazione di base sarà restituita alla sua vera vocazione.
Questa separazione potrebbe permettere la nascita di casse malattia cantonali o intrecantonali che potranno fare concorrenza a quelle private che dovranno tornare a svolgere il loro ruolo sociale.
Infine, la trasparenza deve essere anche applicata nel finanziamento e nella gestione delle strutture stazionarie (ospedali, cliniche , case per anziani ecc.).
In questo campo dobbiamo decidere se da queste strutture vogliamo aspettarci un risultato finanziario o sociale. Nel primo caso le strutture dovranno essere disegnate secondo i principi base dell’economia di mercato, tagliando come rami secchi tutti quei settori che non rispondo a ben precisi criteri di redditività. Nel secondo, si dovrà puntare sulla prestazione che, beninteso, non significa in alcun modo perdere di vista quegli aspetti strutturali e razionali che permettono di erogare prestazioni di qualità elevata evitando però la dispersività, i doppioni e, in sintesi, gli sprechi.
Dr. med Franco Denti
Presidente Ordine dei Medici del Cantone Ticino e candidato al Consiglio di Stato.