Franco Denti spiega l'importanza della votazione sulle cure di base.
Bocciata la riforma sui sussidi di cassa malati, bocciata l'accusa di Pronzini.
Bocciata la riforma sui sussidi di cassa malati, bocciata l'accusa di Pronzini.
A tutto campo con il presidente dell'Ordine dei medici del canton Ticino, Franco Denti. Dalla votazione federale sulle cure mediche di base, scaturita da un'iniziativa sui medici di famiglia, volta a garantire una medicina di qualità sul territorio, alla riforma dei sussidi di cassa malati, che secondo Denti non risolve i problemi e va a colpire anche chi ne ha bisogno. Il granconsigliere pipidino risponde anche alle accuse di conflitto di interessi lanciate dal Movimento per il socialismo, e infine sulla pianificazione ospedaliera, che sta sollevando non
poche perplessità.
poche perplessità.
Franco Denti, il 18 maggio fra l'altro voteremo anche sulle cure mediche di base. Cosa cambierà al cittadino-paziente?
«Per il cittadino vi saranno dei cambiamenti in positivo, perché anche nel futuro potrà avvalersi di una medicina di prossimità in tutta la Svizzera. Il controprogetto in votazione propone l'aumento dei posti di formazione per i medici di famiglia, aumenta l'incentivo a fare il medico di famiglia, ma soprattutto impegna i cantoni ad implementare sul territorio tutta quella medicina di prossimità che ha al centro il medico di famiglia o il pediatra, che poi dovrà potersi avvalere di infermieri, aiuto domiciliare, fisioterapisti, farmacie, ... . Insomma, il cantone sarà obbligato a sviluppare la medicina di prossimità di cui abbiamo sempre più bisogno. Ricordiamoci che oggi il tempo di degenza in ospedale è molto corto, non si esce più dall'ospedale guariti, ma si esce con un percorso di guarigione che deve ancora essere fatto al di fuori dall'ospedale acuto. Visto che sono poche le strutture adeguate per questo tipo di problematiche, dovrà essere la medicina di prossimità a portare avanti questo processo di cura».
In materia di sanità una questione sempre delicata è quella dei costi. La votazione del 18 maggio sulle cure di base porterà a maggiori costi?
«No. Perché per favorire la formazione dei medici di famiglia e l'interesse per la formazione si calcola di investire 200 milioni all'anno. Ma non si aumenterà la spesa sanitaria, ma verranno reperiti all'interno del tariffario dei medici».
Cosa significa? Che saranno penalizzati i medici specialisti?
«Noi da anni lavoriamo con un budget globale, una torta, che poi sarebbe ripartita in modo diverso. Verranno penalizzati non tanto la prestazione intellettuale dello specialista, ma saranno ridotti il costo di vari esami radiologici (risonanza magnetica, tac, radiografie, ecografie, eccetera)».
In materia di sanità a livello cantonale voteremo anche sulla riforma dei sussidi di cassa malati, sulla quale lei si è espresso in modo contrario, a differenza del suo partito. Per quali ragioni questa riforma è da bocciare?
«Ci sono diverse ragioni. Prima di tutto perché si tratta di un taglio lineare, che per togliere 50 franchi a chi ha un reddito di 120 mila franchi va a ridurre il sussidio di 300 franchi a coloro che hanno redditi più bassi. Per me la socialità vuol dire mettere in condizione lo Stato di aiutare il cittadino, ma aiutarlo veramente. Inoltre il sistema attuale dei sussidi di cassa malati è un sistema aperto: ogni volta che aumentano i premi di cassa malati, aumentano anche i beneficiari di questi sussidi. Oggi siamo al 38 percento di popolazione che riceve questi sussidi. L'anno prossimo è previsto un aumento dei premi di cassa malati attorno al 4 percento, questo significa che dal 38 percento di beneficiari arriveremo al 40 percento. Un sistema che non è giustificato socialmente. C'è quindi qualcuno che potrebbe farne a meno che ne beneficia, e c'è gente che ha bisogno del sussidio ma che non riceverà un aiuto sufficiente per coprire il bisogno effettivo».
Dunque c'è comunque bisogno di riformare il sistema?
«Il mio voto contrario non è fine a sé stesso. La mia proposta è quella di basarsi sul reddito imponibile sulla base dell'imposta federale. Un sistema chiaro, trasparente, semplice: gli assicurati sapranno già sei mesi prima se avranno diritto l'anno dopo al sussidio o meno. Chiarezza anche per le casse malati, che sapranno quali sono i beneficiari, e forse avremo meno alchimie quando calcoleranno i premi. E lo Stato potrà finalmente pianificare una socialità mirata. Se dovesse passare la riforma in votazione ora, poi ci troveremo nella medesima situazione l'anno prossimo: avremo un aumento di beneficiari, il Cantone proporrà ancora una volta dei tagli lineari, e ci sarà qualcuno che farà il referendum. Questa per me non è una gestione corretta della socialità di un cantone».
Lei fa parte della speciale commissione sulla pianificazione ospedaliera, e il Movimento per il socialismo l'ha accusata di avere un conflitto di interesse per le sue collaborazioni con due cliniche private. Le faccio una domanda diretta, lei difenderà le cliniche private in seno alla commissione?
«Penso che sulla credibilità di Franco Denti, in questi anni in cui mi sono affacciato alla politica in questo cantone, non vi possano essere dubbi. Ho sempre difeso la medicina di prossimità e il ruolo del medico di famiglia.
Inoltre Pronzini avrebbe semplicemente potuto prendere in mano il telefono e chiedermi se vi è o meno questo conflitto di interessi. E avrei risposto che non c'è, perché da quando ho assunto la presidenza dell'Ordine dei medici sono divenuto super partes, per cui non sono più attivo all'interno del gruppo Ars Medica. Ormai è dal 2006 che non sono più attivo come consulente. Per cui sarebbe bastato che mi telefonasse, e avrebbe evitato di far figuracce... ».
Inoltre Pronzini avrebbe semplicemente potuto prendere in mano il telefono e chiedermi se vi è o meno questo conflitto di interessi. E avrei risposto che non c'è, perché da quando ho assunto la presidenza dell'Ordine dei medici sono divenuto super partes, per cui non sono più attivo all'interno del gruppo Ars Medica. Ormai è dal 2006 che non sono più attivo come consulente. Per cui sarebbe bastato che mi telefonasse, e avrebbe evitato di far figuracce... ».
Allargando il discorso sulla pianificazione ospedaliera. Ci sembra di poter dire che stiano aumentando, soprattutto nel Sopraceneri, i malumori per una pianificazione forse troppo "Luganocentrica" e con un accento forse eccessivo verso le strutture private. Lei che idea s'è fatto?
«Il testo definitivo della pianificazione non è ancora noto. Va però detta una cosa, forte e chiara: oggi per le problematiche cardiovascolari si fa capo al Cardiocentro, per i politraumi si fa capo all'Ospedale civico di Lugano, e per le problematiche neurovascolari, come gli ictus, si fa capo al neurocentro all'Ospedale civico di Lugano. Queste sono le tre urgenze che abbiamo in campo medico. Già adesso, senza la pianificazione, sono localizzate a Lugano. In più è già stato deciso che a Lugano verranno investiti dai 120 ai 140 milioni per la ristrutturazione dell'Ospedale civico, del Cardiocentro e dell'Ospedale italiano. Questo cantone non può permettersi di spendere 120-140 milioni in una cattedrale priva di contenuti, è chiaro che per i prossimi 15-20 anni l'ospedale di riferimento cantonale per le urgenze sarà l'Ospedale civico di
Lugano. Poi però dobbiamo già sin d'ora pensare ad un ospedale di riferimento cantonale».
Lugano. Poi però dobbiamo già sin d'ora pensare ad un ospedale di riferimento cantonale».
Dunque lei è favorevole ad un ospedale cantonale, ipotesi che era aleggiata lo scorso anno per poi finire (provvisoriamente) nel cassetto?
«Sono sempre stato un promotore non di un ospedale cantonale, ma di un ospedale di riferimento cantonale, dove accentrare tutte le alte specialità. Non mi interessa se sarà al Ceneri, nel Bellinzonese, nel Mendrisiotto, nel Luganese o nel Locarnese, l'importante è che nei prossimi trent'anni si arrivi a questo ospedale. I tempi della politica sono talmente lunghi in questo cantone che dobbiamo già pensarci sin d'ora. Un buon pianificatore sanitario è quello che va in questa direzione».
Ma scusi, non ci parlava prima della medicina di prossimità... ?
«Certo, così come sono per un ospedale di riferimento cantonale, sono anche per avere una medicina di prossimità. E il mio impegno in questi anni, come anche la votazione del prossimo 18 maggio lo conferma. Una medicina di qualità, efficace, per tutti. Dunque questi sono per me i due punti essenziali per la pianificazione ospedaliera, garantire una medicina di qualità sul territorio cantonale, e però anche avere una struttura che ci permetta di crescere nelle
eccellenze».
eccellenze».
In concreto, gli ospedali di Faido e Acquarossa vanno salvaguardati?
«Sicuramente. Dovranno poter continuare a fare quello che stanno facendo in questi anni. Specialmente Acquarossa – Faido è già destinato alla riabilitazione, il discorso è un po' diverso. Stiamo proprio parlando di quella medicina di base, che voteremo il prossimo 18 maggio. Non riguarda solo la medicina ambulatoriale, riguarda le reti, di cui fanno parte il medico di famiglia, gli infermieri, ma anche gli ospedali».
Sulla maternità invece sembra si voglia concedere molto ai privati, con l'accordo di collaborazione con Ars Medica?
«Qui mi rifaccio alla mia idea sulla sanità futura ticinese, non un'utopia ma un obiettivo da perseguire. Se andiamo nella direzione di ospedale di riferimento cantonale, questo servirà per la medicina altamente specializzata. Ma poi questo cantone ha bisogno di ulteriori due strutture: un "Frauenspital", ossia un ospedale per la ginecologia e l'ostetricia, e un "Kinderspital", ossia un ospedale per la pediatria. Sul territorio ticinese credo vi sia la
possibilità di sviluppare nel futuro queste tre strutture sanitarie, a tutto vantaggio di noi cittadini ticinesi. Se aumenterà la qualità delle cure che possiamo offrire in Ticino, sicuramente faremo meno viaggi oltre Gottardo. Dobbiamo ricordare anche che purtroppo oggi sono due i criteri sui quali una cassa malati decidono di pagare una prestazione, quello della qualità, a costi più
bassi. Ed è chiaro che l'attuale struttura ospedaliera non possiamo renderla economicamente razionale. Dobbiamo arrivare a concentrare più che possiamo per rendere competitivi i nostri ospedali con tutti gli ospedali svizzeri. Sennò con il fatto che per le cure possiamo andare in tutta la Svizzera, se la mia cassa malati dice che l'appendicite costa meno a Zurigo, avrà l'autorità di mandarmi a Zurigo a farmi operare. E per me il Ticino non deve essere uno dei
26 cantoni in campo sanitario, ma deve essere considerato una delle quattro regioni linguistiche della Confederazione. Quindi in Ticino dobbiamo avere tutto quello che è possibile, esclusi già sin d'ora i trapianti e i grossi ustionati. Tutto il resto abbiamo la capacità di farlo, se saremo in grado di immaginare un futuro sanitario nel canton Ticino».
possibilità di sviluppare nel futuro queste tre strutture sanitarie, a tutto vantaggio di noi cittadini ticinesi. Se aumenterà la qualità delle cure che possiamo offrire in Ticino, sicuramente faremo meno viaggi oltre Gottardo. Dobbiamo ricordare anche che purtroppo oggi sono due i criteri sui quali una cassa malati decidono di pagare una prestazione, quello della qualità, a costi più
bassi. Ed è chiaro che l'attuale struttura ospedaliera non possiamo renderla economicamente razionale. Dobbiamo arrivare a concentrare più che possiamo per rendere competitivi i nostri ospedali con tutti gli ospedali svizzeri. Sennò con il fatto che per le cure possiamo andare in tutta la Svizzera, se la mia cassa malati dice che l'appendicite costa meno a Zurigo, avrà l'autorità di mandarmi a Zurigo a farmi operare. E per me il Ticino non deve essere uno dei
26 cantoni in campo sanitario, ma deve essere considerato una delle quattro regioni linguistiche della Confederazione. Quindi in Ticino dobbiamo avere tutto quello che è possibile, esclusi già sin d'ora i trapianti e i grossi ustionati. Tutto il resto abbiamo la capacità di farlo, se saremo in grado di immaginare un futuro sanitario nel canton Ticino».