Un medico in Consiglio di Stato: perché?
Quando il PPD mi ha chiesto di dare la mia disponibilità per la candidatura al Consiglio di Stato, dopo aver fatto un bilancio della mia carriera ho scritto su un foglio da una parte i vantaggi e gli svantaggi per il nostro Cantone di avere un medico ai più alti livelli dell’Esecutivo e dall’altro le componenti di valore aggiunto che personalmente avrei potuto portare.
La decisione di mettermi in gioco si è fondata in particolare sulla presa di coscienza che l’esperienza progettuale e pianificatoria che ho maturato come membro di diverse associazioni e progetti - che in campo cantonale e federale si occupano di sanità e socialità - e quella umana e di conoscenza delle necessità delle persone, costruita in anni di lavoro in prima linea come medico di famiglia in periferia, potessero costituire l’opportunità di portare un modo nuovo di porsi dinanzi alle sfide e ai radicali cambiamenti che nei prossimi anni attendono il nostro sistema socio-sanitario svizzero e cantonale.
Il mio obiettivo consiste nell’ affrontare con decisione problematiche che ci toccano tutti da vicino quali la crescita incontrollata dei premi delle Casse malati, il finanziamento dell’intero settore sanitario che a partire dal 2012 vedrà il Cantone contribuire con un importo di circa 80 milioni a supporto delle cliniche private e il nuovo sistema di fatturazione degli ospedali , delle cliniche private e anche delle cure a domicilio - in linguaggio tecnico denominato DRG - nel cui ambito sarà necessario prestare particolare attenzione alla salvaguardia della qualità delle cure per tutti e che avrà pure una ripercussione rilevante sul concetto delle case per anziani che diverranno sempre meno case per anziani e sempre più case di cura medicalizzate subacute.
Senza naturalmente dimenticare la necessità di continuare a garantire a tutte le regioni anche quelle più discoste una copertura in studi medici, in particolare medici di famiglia, i sufficiente e di qualità.
Secondo le mie analisi, oggi come oggi, la logica economica sta sempre più prendendo piede anche nel campo della sanità e della socialità mettendo in discussione il nostro sistema sanitario così come lo viviamo da anni. In quest’ambito mi prefiggo di far interagire questa razionalità con quella del medico che ha come obiettivo ultimo di mettere in atto tutto quanto sia ragionevole per tutelare la salute e curare i malati.
È importante che queste due razionalità comprendano di avere dei punti di contatto e che interagiscano combinando i loro reciproci punti forti in modo tale da agevolare la razionalizzazione delle risorse e, contemporaneamente, favorire il controllo dei costi della salute, sempre mantenendo un’elevata qualità di cure per tutti i cittadini pazienti ticinesi.
Proprio in materia di efficienza considero di primaria importanza la ricerca di alleanze e collaborazioni con i sistemi sanitari di altri cantoni che, in una specie di “geometria variabile”, veda il nostro Cantone divenire sempre più partecipe dei progetti e delle decisioni che vengono prese a livello nazionale ( cassa malati pubbliche cantonali o regionali, separazione netta e amministrativa dell’assicurazione di base dalle complementari, …).
Prioritaria sarà una saggia pianificazione ospedaliera, che eviti di porre assurde concorrenze tra i vari istituti e favorisca una sana concentrazione delle forze, poiché solo così il sistema sanitario ticinese potrà essere da un canto performante e dall’altro concorrenziale nei confronti degli altri Cantoni e questo con l’obiettivo non solo di offrire il meglio ai ticinesi ma di suscitare un “turismo sanitario” con saldo positivo per il Ticino.
I punti forti di questa strategia sono immediatamente individuabili e consistono prima di tutto in un’offerta completa e di alta qualità e a costo migliore per i ticinesi, in seconda battuta nel supporto alla ricerca che poggiando su una rete strutturata sarà facilitata nel suo sviluppo, sia dalle necessità generate dalla “sanità indigena”, sia dai poli di eccellenza già presenti e futuri sul nostro territorio, sia dalla collaborazione con altri cantoni e paesi europei.
In terzo luogo mi aspetto che il sistema generi posti di lavoro non solo diretti ma anche indotti e ricuperi anche quel 16% di disoccupati ticinesi che provengono dal nostro sistema socio-sanitario.
Mi spiego: per opportunità di lavoro dirette intendo quelle che hanno a che vedere in modo stretto con le professioni sanitarie mentre per indotte intendo sia quelle collegate all’aspetto para alberghiero del sistema sanitario sia quelle connesse con i servizi necessari al suo funzionamento.
Concludo quindi rammentando le linee di fondo della mia visione: affrontare i problemi che da anni affliggono il nostro sistema sanitario e sociale da un punto di vista nuovo e più incisivo, diverso e più pragmatico, elaborare misure atte a controllare la crescita dei costi dei premi delle casse malati (mettendo anche in luce le ombre della raccolta dei dati delle assicurazioni e imponendo loro più trasparenza) attraverso la messa in atto di un sistema sanitario coordinato e complementare fondato su una rete di medici sul territorio, sull’EOC , sulle cliniche private e sulla collaborazione con altri cantoni e paesi, allo scopo di rendere sempre più efficaci le cure e sempre più efficiente il sistema.
Sono convinto che in questo modo potremo dare risposte adeguate nel rispetto di tutti i cittadini pazienti ticinesi e così si sappia rispondere alla profonda revisione della sanità che Berna impone ai cantoni.
Dott. med. Franco Denti
Presidente Ordine dei Medici del Cantone Ticino
Candidato al Consiglio di Stato.