1. Con quali ambizioni e con che obiettivi ha deciso di candidarsi al Consiglio di Stato?
Lo dico senza nascondermi dietro un dito: le mie ambizioni si rivolgono verso un seggio in Consiglio di Stato, con una chiara preferenza per il DSS. In ogni caso, rispetterò la scelta che farà per me l’elettorato ticinese mettendo a disposizione tutta la mia esperienza e il mio naturale entusiasmo per qualsiasi carica i ticinesi vogliano affidarmi.
Intendo affrontare con decisione e trasparenza problemi che da tempo toccano tutti da vicino come la crescita incontrollata dei premi delle casse malati, il finanziamento dell’intero settore sanitario – dagli ospedali alle cliniche private, dalle cure a domicilio alle case per anziani. Mi prefiggo di far interagire la razionalità economica, sempre più imperante, con quella umanistica del medico, in modo da favorire il controllo dei costi della salute sempre mantenendo un’elevata qualità di cure per tutti i cittadini pazienti ticinesi.
Sarà importante far sentire la nostra voce anche in ambiti diversi, ma comunque vitali, come la viabilità e la politica dei trasporti, le misure di accompagnamento ai bilaterali (con un occhio di particolare riguardo al mondo del lavoro), la politica energetica e la formazione … e non si tratta che di un piccolo elenco delle priorità sulle quali dobbiamo assolutamente ridare voce al nostro Cantone.
In tutti questi campi, oltre all’intensificazione delle relazioni con Berna e con gli altri cantoni, sarà importante impostare una pianificazione saggia e di ampio respiro, che una volta per tutte non sia divisa settorialmente in compartimenti stagni, ma nasca da un’analisi coerente e concreta dei punti forti e delle debolezze del nostro cantone.
Dal mio punto di vista si tratta di orchestrare per il nostro paese una strategia futura che prenda in considerazione quanto di buono già esiste nel tessuto socio-economico ticinese e lo sviluppi su tutte le aree del territorio, tenendo ben presenti le loro peculiarità, che di per se stesse già indicano il campo nel quale l’area potrà avere il maggior successo.
Su questa base sarà necessario sviluppare infrastrutture che permettano alle aziende di operare al meglio sostenendo così anche il mercato del lavoro.
Tutto il processo dovrà essere accompagnato da reti sociali che permettano di dare sostegno a chi, in momenti di necessità, si trovasse ad aver bisogno di supporto (il tutto visto in un’ottica non di assistenza a lungo temine bensì in una di reinserimento il più tempestivo possibile nel tessuto socioeconomico).
Va da sé che uno dei punti forti di questo processo sarà l’adeguamento del settore della formazione nella sua totalità alle mutate e mutevoli necessità del mercato, in modo tale che le aziende possano attingere sul posto a un bacino di personale qualificato contribuendo così ad attenuare il problema della disoccupazione.
2. Guardando oltre l’impegno politico, l’elettore come deve immaginarla nella vita di tutti i giorni?
Come un uomo semplice, che si rallegra delle piccole gioie che il quotidiano gli riserva e che ama ascoltare, comprendere e condividere quanto gli altri, conoscenti e pazienti, gli fanno l’onore di confidargli.
Come qualcuno cosciente e grato delle opportunità che il semplice fatto di nascere in Ticino gli ha aperto e quindi desideroso di fare il possibile affinché i giovani e non solo, possano ritornare a godere di condizioni quadro ideali per poter essere imprenditori di sé stessi.
3. Ogni candidato si distingue per il proprio “cavallo di battaglia” qual è il suo?
La pianificazione del futuro sanitario del cantone.
4. In caso di elezione, seduto per la prima volta nella sala del Consiglio di Stato, quale sarebbe la sua prima richiesta ai neo-colleghi?
Chiederei di discutere su base pragmatica l’attribuzione dei Dipartimenti, partendo dai punti forti e dalle esperienze di ognuno, in modo da garantire ai ticinesi un Esecutivo fondato sulle competenze specifiche dei singoli e non sulle strategie di partito.
5. E quali dovranno essere i principali temi all’ordine del giorno del nuovo Consiglio di Stato nel primo anno di legislatura?
Sarà necessario concertare un piano d’azione globale che comprenda tutte le principali sfide che il nostro cantone deve vincere e che, pur essendo molteplici si riassumono in 3 grandi correnti: quella legata al mondo del lavoro, con l’obiettivo di dare a ognuno adeguate possibilità di impiego; quella della sanità e socialità, nell’intento di garantire a tutti l’accesso a cure efficienti e di qualità e, in caso di necessità, una rete di sostegno flessibile e all’avanguardia; quella della viabilità intesa sia sul fronte del traffico interno che di quello nazionale e internazionale.
6. Tre consiglieri su cinque lasciano il Governo. Un buon momento per effettuare un rimpasto dei Dipartimenti … quale le piacerebbe dirigere in caso di elezione e perché?
Lo ripeto, non mi nascondo dietro un dito: il dipartimento nel quale mi sento di poter portare una buona fetta del valore aggiunto maturato in anni di attività sia come medico di famiglia in una periferia, sempre all’ascolto delle necessità e delle preoccupazioni (non solo in campo medico) dei propri pazienti, sia come membro di associazioni e partner di progetti – su scala nazionale e regionale – nel campo della sanità e della socialità è il DSS.
7. Nella prossima legislatura i rapporti con Berna andranno ulteriormente rafforzati. Se entrasse in Consiglio di Stato quali sono i due principali temi che farà presente durante le sue trasferte nella capitale?
I due temi principali sono i costi della salute e il lavoro. Due linee direttrici di discussione nelle quali, come in tutte le altre, non dovremo lasciarci marginalizzare bensì far comprendere il valore aggiunto che un Ticino forte e ben integrato nella politica nazionale può portare alla Svizzera intera.
Va da sé che per giunger a questo cambiamento di ottica da parte di Berna, dovremo prima lavorare in profondità su noi stessi per ricuperare quell’imprenditorialità e quell’autostima che, da qualche tempo, sembrano farci difetto.
8. Guardiamo anche agli altri partiti, in futuro come dovranno essere costruiti gli equilibri per permettere uno sviluppo positivo del Cantone?
Fra questi obiettivi comuni tengo a evidenziare la pianificazione ospedaliera, delle cliniche private e delle case per anziani, lo snellimento dei compiti dello Stato – da realizzare attraverso la delega di competenze a quei comuni che per dimensioni, struttura e organizzazione hanno acquisito competenze che permettono loro di adempiere a compiti finora centralizzati in seno all’amministrazione cantonale – e la realizzazione di ulteriori poli aggregativi forti, da concretizzare attraverso fusioni fondate sul convincimento critico della necessità di sviluppare collaborazioni e sinergie all’interno degli stessi.
Questa nuova struttura potrà, da un canto mantenere gli equilibri fra le diverse regioni favorendone lo sviluppo attraverso la valorizzazione dei loro punti forti e, nel contempo, rendere l’apparato amministrativo più vicino al cittadino puntando su servizi di prossimità.
Se ben interpretata, la prossimità sarà la carta vincente per esempio nel campo dell’erogazione dei sussidi, favorendo il necessario cambiamento da una mentalità strettamente legata a una visione assistenzialista dello stato, a una di tipo sussidiario che punta sulla responsabilizzazione del singolo e favorisce le pari opportunità.
Sarà pure opportuno concentrarsi sulla revisione del ruolo delle aziende pubbliche che, a fianco della necessità di produrre utili, dovranno riattualizzare il loro ruolo sociale e, ne contempo offrire il necessario supporto a tutto il settore no profit.
Personalmente sarei per un patto legislativo di maggioranza in cui si individuano almeno alcuni obiettivi da raggiungere nel quadriennio la concertazione ha dimostrato in quest’ultima legislatura i suoi grandi limiti e non deve essere quindi l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi perché il risultato di questo quadriennio è l’immobilismo ai partiti di maggioranza di governo il compito di assumersi le proprie responsabilità consapevoli che bisgona dare delle risposte. Tra questi obiettivi comuniil la pianificazione ospedaliera delle cliniche private e case anziani, sanllire comptrii stato iniziando a delegare a quai comini che per dimensione struttura e organizazione portano già in seé competenze per ovvvuparsi anche perché grazie alle aggregazioni lo stato può demandare a loro dei compiti., una maggior attenzione nella distribuzione dei sussidi esnza la ricerca in assoluto dellêquità per tutti ma che si trovino so.uzioni più pragmatiche consapevoli che in caso di bisogno si potrà intervenire in modi miraro su che ha bisogno assistenzialismo … va aiuto. Sussidiarietà. Responsabilità del singolo nn solo diritti ma anche doveri favorire la parità opportunità aiende private gestione delle aziende pubbliche con una cultura che deve esssere quella delle aziend pubbliche che devono fare profitti ma che hanno reps. Sopciali e sostegno al no profit mutualistica socialità. Trutto ciò può pportare a uno stato più snello ridando competenze ai comuni avvicnendo la gente. Le ggrazioni nin devon essere coattive ma convincimento critico sviluppando collaborazioni.
9. Ha dieci righe per dire ai lettori di Popolo e Libertà perché dovrebbero votarla …
Perché come candidato della società civile sono depositario di un’esperienza che va oltre le logiche precostituite e come medico sono abituato a guardare ai problemi in modo concreto, affrontandoli in un’ottica diversa sia da quella puramente politica, sia da quella esclusivamente economica.
In effetti, porto con me la convinzione che per affrontare al meglio le sfide in atto nei vari settori del tessuto socio economico, sia necessaria una trasversalità delle competenze che sappia andare oltre i preconcetti ideologici che rallentano i processi decisionali.
Considero indispensabile agire di concerto, con una pianificazione saggia, di ampio respiro e orchestrata in modo da non lasciare spazio alla compartimentazione dei settori e atta a elaborare soluzioni che favoriscano l’abbandono degli schemi classici, coordinando in modo completo e trasparente strategie nate da un’analisi coerente e concreta dei punti forti e delle debolezze del nostro cantone. Solo in questo modo potremo uscire da un periodo di crisi – a volte conclamata e a volte latente - che il Ticino ha la capacità e le creatività necessarie per combattere ricuperando autorevolezza, credibilità e competitività sia sul piano nazionale che internazionale.