Aperta nel 1960 come sala teatrale e auditorium, poi attrezzata come cinema, la Cittadella è il posto dove molti scolari hanno visto il primo film su grande schermo; lì ho visto «Ladri di biciclette» e «Sacco e Vanzetti»: anche questa è cultura! Il ruolo della Cittadella però va ben oltre, poiché il Palazzo dei Congressi e lo Studio Foce erano ancora di là da venire, ed era quindi l'unica alternativa al teatro Kursaal; un'alternativa con un'acustica che il «nuovo» Palacongressi non ha, e qui mi fermo per «carità di musica». Col tempo la sala si rifà un look come cinema e il successo dura fino all'apertura del Cinestar; dopo di che la Città affitta il teatro con un contratto, scaduto ad agosto 2012. Per la Cittadella però l'avvenire lasciava ben sperare, perché a fine 2011 la Città prospetta l'interesse di disporre di una sala di media capienza a complemento dell'offerta logistica del LAC. Su queste basi, si eseguono le perizie necessarie per il rinnovo della sala, da cui risulta una necessità di investimento di 2 milioni: siamo nel 2012, cala il sipario per un «entr'acte» che dura ancora oggi. Poiché alle domande dell'Associazione che gestisce la Cittadella nessuna reazione è giunta dal Dicastero della Cultura, la proprietà ha interpellato per la terza volta Palazzo Civico e interpreterà come indicazione di disimpegno un'eventuale mancanza di risposta, procedendo con un progetto immobiliare che prevede la costruzione di uno stabile abitativo. Ora è chiaro che senza il fruitore più importante, la Cittadella non potrà sopravvivere solo affittando alle società amatoriali, ma anche queste non potranno avvalersi del LAC, sia per questioni logistiche che di costo: non dimentichiamo che l'Associazione offriva loro il palco a prezzi vantaggiosi. Il «la» deve essere dato dalla politica culturale della Città che, come promesso in campagna elettorale, deve articolarsi su diversi piani, così che il LAC non «cancelli» gli altri attori culturali, ma si ponga in rete con loro sfruttando le sinergie tra un contenitore di livello internazionale e altri, forse meno eclatanti ma certamente di valore. Ho sempre pensato che il LAC fosse una spesa non sostenibile per la Città e che per il suo finanziamento si dovesse trovare una soluzione, diversa da quella attuale, che coinvolgesse il settore privato. Ora mi pare che a questa «cattedrale» si stia sacrificando tutto quel substrato socio-culturale che favorisce le relazioni interpersonali e la vitalità della nostra Lugano. In questo modo il LAC sarà una palla al piede per noi, i nostri nipoti e pronipoti - ma non adempirà alle esigenze delle realtà locali. Rinunciando alla Cittadella che fin dagli esordi è stata una sorta di cemento per la cultura luganese, si darebbe una spinta all'impoverimento culturale e associativo della Città, ostacolando l'attività di molte compagnie anche amatoriali che sarebbe facile sostenere con un investimento ragionevole e, al posto del nostro piccolo, vecchio ma caro teatro, sorgerebbe (siamo in zona R7) un bel palazzone: e che poi nessuno venga a dire che a Lugano non esiste una cultura del cemento!
Il teatro Cittadella e la scultura del cemento - CdT - L'opinione