Franco Denti, a capo dell'Ordine dei medici e parlamentare, prende posizione sulla cassa malati unica: "Una via percorribile per una migliore sanità"
Ci siamo. Le urne sono aperte. In gioco questa volta c'è la nostra pelle. Si vota sulla cassa malati unica federale. Abbiamo incontrato Franco Denti, che il sistema lo conosce dall'interno, per farci spiegare le ragioni per cui occorre votare sì. Dottor Denti, la Federazione dei medici svizzeri ha deciso di non diramare
indicazioni di voto sull'iniziativa popolare "Per una cassa malati pubblica". Lei, che è anche presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino, si è espresso, seppur a titolo personale, a favore di una cassa federale. Perché questa sua discesa in campo? Perché, oltre a essere un medico con a cuore il bene dei pazienti, sono anche un politico eletto dal popolo ticinese per fare l'interesse della collettività. Per questi due motivi ho deciso di profilarmi senza però partecipare a dibattiti pubblici. È vero che la Fmh ha dato libertà di voto, ma allo stesso tempo ha sottolineato che l'odierno sistema non funziona più e questo è un elemento significativo. La campagna dei contrari ha usato slogan di presa come "no al medico della mutua" o "no a un sistema sanitario all'italiana". E, ça va sans dire, "no alla trappola rossa". Lei che non rappresenta una voce di sinistra, ci spiega perché è cosa buona e giusta votare sì? Lo è nell'interesse degli assicurati, vale a dire dei pazienti e dei cittadini. Ovvio, non di chi vuole guadagnare sulla sanità. L'accusa che una cassa federale sottrarrebbe la libertà di scelta del medico è da rimandare al mittente. Sono proprio i contrari all'iniziativa che vogliono andare in questa direzione. L'esempio lampante lo abbiamo avuto la scorsa settimana a Berna quando la Camera bassa ha approvato la mozione di Jürg Stahl, consigliere nazionale Udc, che introduce la libertà di contrarre per le casse malattia.
Questo significa che le casse avranno la possibilità di decidere a quali medici rimborsare le prestazioni e conseguentemente verrà a mancare anche la libera scelta
dell'ospedale. Il fatto che la votazione sia avvenuta proprio a ridosso del 28 settembre la dice lunga sullo scenario che si configurerà, se verrà dato tutto il potere in mano agli assicuratori malattia. Le cito un dato pubblicato in questi giorni da Liberté: il 15% dei membri del Nazionale sono legati alle casse malati. C'è da chiedersi se facciano gli interessi di queste ultime o dei cittadini che rappresentano... Di sicuro, se anche gli Stati diranno sì a questa iniziativa, la Fmh lancerà un referendum. Insomma, già ora è minacciata la libertà di scelta del medico. Quindi, secondo lei, è meglio separare la Lamal dalle prestazioni complementari, che continuerebbero a essere gestite dagli oltre 60 enti assicurativi già attivi... Ma certo!
Questo darebbe un input alla sanità, creando una vera concorrenza fra le casse malati per migliorare le prestazioni complementari. Ora le casse malati ricevono in maniera gratuita tutte le informazioni del cliente attraverso l'assicurazione obbligatoria Lamal. E sulla base di questi dati stabiliscono a quali prestazioni complementari può avere diritto. Per questo non funziona la selezione dei rischi... Troppo facile accaparrarsi i giovani, sani e belli scelti direttamente fra i propri clienti Lamal e scaricare gli altri o rendere impossibile a molti l'accesso alle assicurazioni complementari una volta raggiunta una certa età. Per cui, dopo anni in cui si è pagato puntualmente quanto dovuto, ci si può ritrovare di punto in bianco ad avere unicamente la Lamal. E quale Lamal ci aspetta, se questa verrà svuotata dei suoi contenuti, a favore delle prestazioni delle assicurazioni complementari? Il problema non è a monte? La Lamal è un'assicurazione di diritto pubblico con attori privati... È stata una scelta del Legislatore e del popolo svizzero che ha funzionato fintanto che ai vertici degli enti assicurativi hanno seduto direttori che avevano in chiaro il mandato della Lamal: un'assicurazione sociale, obbligatoria, basata sulla solidarietà fra le generazioni. La Lamal dovrebbe essere no profit, ma a un certo punto questo principio è saltato, e si è iniziato a gestirla con criteri manegeriali con l'intenzione di ottenere il massimo profitto. Da qui tutte le aberrazioni del sistema con medicamenti dell'ultima generazione – e lo vediamo soprattutto nel campo dell'oncologia anche pediatrica – che non vengono somministrati ai pazienti perché le casse malati non li rimborsano essendo molto cari. Lo trovo spaventoso e questo accade negli ospedali svizzeri. Con la cassa federale questo non potrà più accadere. Eppure, Paolo Beltraminelli, tra l'altro del suo stesso partito (Ppd), sostiene il contrario. Citiamo da un'intervista rilasciata dal ministro della sanità: "La cassa malati unica è la porta aperta alla medicina a due velocità con i benestanti che potranno pagarsi tutte le cure e i meno abbienti indirizzati in corsia". A noi sembra un paradosso, ma magari non comprendiamo... Che cosa replica? Che Beltraminelli probabilmente ha confuso la campagna per la cassa malati con quella per il Consiglio di Stato. Constato che un ministro cantonale si è dato tanto da fare, esponendosi in prima persona in dibattiti pubblici, a difesa di un tema federale. L'onorevole Beltraminelli si è dimenticato di essere il ministro di un cantone, il Ticino, che ha pagato premi stratosferici? Oggi abbiamo già una medicina a due corsie, dando più potere agli assicuratori privati, che non si pongono come obiettivo la socialità, l'avremo a tre o quattro corsie. Veda un po' Beltraminelli... Se oggi centomila ticinesi ricevono il sussidio, significa che qualcosa non va. Sempre più lo Stato deve intervenire per aiutare la popolazione a pagare i premi. Con la cassa malati unica, se lo Stato pagherà i premi, li sussidierà in maniera corretta. A proposito di costi, questa è una delle questioni centrali per gli assicurati, i premi scenderanno o non scenderanno? Soprattutto in Ticino dove abbiamo pagato anche per cantoni più ricchi di noi... Nel 2014 l'Ufficio federale della sanità ha chiaramente detto che ci sarà un aumento. La crescita dei premi sarà conforme ai costi della salute nell'ordine del 2,5 per cento. Questo avverrà in ogni caso. Con una cassa unica non saranno però più permesse certe impennate e ciò a beneficio soprattutto di anziani e malati cronici. Inoltre, ciò che preme ai ticinesi, sarà soddisfatto. Il progetto prevede che ogni cantone avrà un consiglio di amministrazione in cui saranno presenti fornitori di prestazioni, Stato, assicuratori. Bene, vi sarà un controllo dettagliato a livello cantonale sui costi. Ed è appunto ciò che vogliamo in Ticino: pagare per ciò di cui davvero usufruiamo.
indicazioni di voto sull'iniziativa popolare "Per una cassa malati pubblica". Lei, che è anche presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino, si è espresso, seppur a titolo personale, a favore di una cassa federale. Perché questa sua discesa in campo? Perché, oltre a essere un medico con a cuore il bene dei pazienti, sono anche un politico eletto dal popolo ticinese per fare l'interesse della collettività. Per questi due motivi ho deciso di profilarmi senza però partecipare a dibattiti pubblici. È vero che la Fmh ha dato libertà di voto, ma allo stesso tempo ha sottolineato che l'odierno sistema non funziona più e questo è un elemento significativo. La campagna dei contrari ha usato slogan di presa come "no al medico della mutua" o "no a un sistema sanitario all'italiana". E, ça va sans dire, "no alla trappola rossa". Lei che non rappresenta una voce di sinistra, ci spiega perché è cosa buona e giusta votare sì? Lo è nell'interesse degli assicurati, vale a dire dei pazienti e dei cittadini. Ovvio, non di chi vuole guadagnare sulla sanità. L'accusa che una cassa federale sottrarrebbe la libertà di scelta del medico è da rimandare al mittente. Sono proprio i contrari all'iniziativa che vogliono andare in questa direzione. L'esempio lampante lo abbiamo avuto la scorsa settimana a Berna quando la Camera bassa ha approvato la mozione di Jürg Stahl, consigliere nazionale Udc, che introduce la libertà di contrarre per le casse malattia.
Questo significa che le casse avranno la possibilità di decidere a quali medici rimborsare le prestazioni e conseguentemente verrà a mancare anche la libera scelta
dell'ospedale. Il fatto che la votazione sia avvenuta proprio a ridosso del 28 settembre la dice lunga sullo scenario che si configurerà, se verrà dato tutto il potere in mano agli assicuratori malattia. Le cito un dato pubblicato in questi giorni da Liberté: il 15% dei membri del Nazionale sono legati alle casse malati. C'è da chiedersi se facciano gli interessi di queste ultime o dei cittadini che rappresentano... Di sicuro, se anche gli Stati diranno sì a questa iniziativa, la Fmh lancerà un referendum. Insomma, già ora è minacciata la libertà di scelta del medico. Quindi, secondo lei, è meglio separare la Lamal dalle prestazioni complementari, che continuerebbero a essere gestite dagli oltre 60 enti assicurativi già attivi... Ma certo!
Questo darebbe un input alla sanità, creando una vera concorrenza fra le casse malati per migliorare le prestazioni complementari. Ora le casse malati ricevono in maniera gratuita tutte le informazioni del cliente attraverso l'assicurazione obbligatoria Lamal. E sulla base di questi dati stabiliscono a quali prestazioni complementari può avere diritto. Per questo non funziona la selezione dei rischi... Troppo facile accaparrarsi i giovani, sani e belli scelti direttamente fra i propri clienti Lamal e scaricare gli altri o rendere impossibile a molti l'accesso alle assicurazioni complementari una volta raggiunta una certa età. Per cui, dopo anni in cui si è pagato puntualmente quanto dovuto, ci si può ritrovare di punto in bianco ad avere unicamente la Lamal. E quale Lamal ci aspetta, se questa verrà svuotata dei suoi contenuti, a favore delle prestazioni delle assicurazioni complementari? Il problema non è a monte? La Lamal è un'assicurazione di diritto pubblico con attori privati... È stata una scelta del Legislatore e del popolo svizzero che ha funzionato fintanto che ai vertici degli enti assicurativi hanno seduto direttori che avevano in chiaro il mandato della Lamal: un'assicurazione sociale, obbligatoria, basata sulla solidarietà fra le generazioni. La Lamal dovrebbe essere no profit, ma a un certo punto questo principio è saltato, e si è iniziato a gestirla con criteri manegeriali con l'intenzione di ottenere il massimo profitto. Da qui tutte le aberrazioni del sistema con medicamenti dell'ultima generazione – e lo vediamo soprattutto nel campo dell'oncologia anche pediatrica – che non vengono somministrati ai pazienti perché le casse malati non li rimborsano essendo molto cari. Lo trovo spaventoso e questo accade negli ospedali svizzeri. Con la cassa federale questo non potrà più accadere. Eppure, Paolo Beltraminelli, tra l'altro del suo stesso partito (Ppd), sostiene il contrario. Citiamo da un'intervista rilasciata dal ministro della sanità: "La cassa malati unica è la porta aperta alla medicina a due velocità con i benestanti che potranno pagarsi tutte le cure e i meno abbienti indirizzati in corsia". A noi sembra un paradosso, ma magari non comprendiamo... Che cosa replica? Che Beltraminelli probabilmente ha confuso la campagna per la cassa malati con quella per il Consiglio di Stato. Constato che un ministro cantonale si è dato tanto da fare, esponendosi in prima persona in dibattiti pubblici, a difesa di un tema federale. L'onorevole Beltraminelli si è dimenticato di essere il ministro di un cantone, il Ticino, che ha pagato premi stratosferici? Oggi abbiamo già una medicina a due corsie, dando più potere agli assicuratori privati, che non si pongono come obiettivo la socialità, l'avremo a tre o quattro corsie. Veda un po' Beltraminelli... Se oggi centomila ticinesi ricevono il sussidio, significa che qualcosa non va. Sempre più lo Stato deve intervenire per aiutare la popolazione a pagare i premi. Con la cassa malati unica, se lo Stato pagherà i premi, li sussidierà in maniera corretta. A proposito di costi, questa è una delle questioni centrali per gli assicurati, i premi scenderanno o non scenderanno? Soprattutto in Ticino dove abbiamo pagato anche per cantoni più ricchi di noi... Nel 2014 l'Ufficio federale della sanità ha chiaramente detto che ci sarà un aumento. La crescita dei premi sarà conforme ai costi della salute nell'ordine del 2,5 per cento. Questo avverrà in ogni caso. Con una cassa unica non saranno però più permesse certe impennate e ciò a beneficio soprattutto di anziani e malati cronici. Inoltre, ciò che preme ai ticinesi, sarà soddisfatto. Il progetto prevede che ogni cantone avrà un consiglio di amministrazione in cui saranno presenti fornitori di prestazioni, Stato, assicuratori. Bene, vi sarà un controllo dettagliato a livello cantonale sui costi. Ed è appunto ciò che vogliamo in Ticino: pagare per ciò di cui davvero usufruiamo.
di Raffaella Brignoni
Tenetevi forte.
Tra il 1996 e il 2012 il Ticino ha pagato il mille per cento in più di premi di cassa malati rispetto alla media nazionale! Insomma, mica una quisquilia. Quindi, ci sono stati cantoni che hanno pagato molto meno del dovuto e altri (il nostro) che sono stati spremuti fino all'ultima goccia. Nel tentativo di riequilibrare la situazione, anziché adeguare i premi, gli assicuratori hanno trasferito le riserve da un cantone all'altro. Dal Ticino sono così partiti 78 milioni di franchi di riserve riversati agli assicurati di altri cantoni. Chi ne ha maggiormente beneficiato sono stati gli assicurati di Berna, San Gallo e Argovia. Perché c'è chi gli ha generosamente pagato il conto... Le distorsioni dell'odierno sistema sono state calcolate scientificamente per la prima volta grazie a uno studio commissionato dall'Ordine dei medici del Canton Ticino (Omct) a Bruno Cereghetti, uno fra i massimi esperti del settore, che ha analizzato i dati dal 1996 al 2011. Le conclusioni cui giunge l'ex direttore dell'Ufficio dell'assicurazione malattia è che «per riequilibrare la situazione e mascherare gli squilibri, anziché adeguare i premi, gli assicuratori hanno trasferito le riserve da un cantone all'altro». L'Ufficio federale della sanità pubblica calcola in 180,7 i milioni pagati in eccesso dagli assicurati ticinesi. Per l'Omct – grazie a questo corposo studio – è ora possibile quantificare precisamente l'esborso «che è nettamente superiore e supera i 400 milioni di franchi». Cifre alla mano. Bruno
Cereghetti ha dimostrato come tra il 1996 e il 2011 gli assicurati ticinesi abbiano pagato 1.033 franchi in più di premi di cassa malati, mentre la Confederazione ne riconosce solo 441.
Ma come è possibile questa differenza di calcolazione? «Non sono mai stati resi noti i risultati d'esercizio della Lamal cantone per cantone. Dati che erano chiaramente censiti ma non pubblici. È sempre stato presentato solo il bilancio d'esercizio a livello di Confederazione. La nostra ricerca ha estrapolato gli esercizi per cantone, il che ci ha permesso di avere una reale visione della situazione» commenta Franco Denti, presidente dell'Omct. «Finora si sapeva che il Ticino aveva dato di più. Oggi siamo in grado di quantificare il travaso delle nostre riserve a favori di altri cantoni in appunto78 milioni di franchi» ha aggiunto Cereghetti. Dal 2012 il sistema delle riserve è cambiato.
L'autorità federale utilizza una nuova formula che per Cereghetti è stata voluta per abbellire una situazione scomoda: «Le eccedenze ticinesi da 192 milioni nel 2010 (vecchio metodo di calcolo) si sono ridotte a 140 milioni (nuovo metodo), nonostante l'utile esercizio di oltre 40 milioni. L'operazione di riequilibrio non è affatto riuscita. Tra il 2011 e il 2013, nonostante il metodo di calcolo più clemente, in ben 12 cantoni si registra un nuovo peggioramento. Quindi, immaginiamoci che disastro si nasconde in realtà» ha concluso l'autore dello studio. Infine, Denti si è tolto un sassolino dalle scarpe: «A questa presentazione manca la Rsi, il servizio pubblico che ha il dovere d'informazione.
Cereghetti ha dimostrato come tra il 1996 e il 2011 gli assicurati ticinesi abbiano pagato 1.033 franchi in più di premi di cassa malati, mentre la Confederazione ne riconosce solo 441.
Ma come è possibile questa differenza di calcolazione? «Non sono mai stati resi noti i risultati d'esercizio della Lamal cantone per cantone. Dati che erano chiaramente censiti ma non pubblici. È sempre stato presentato solo il bilancio d'esercizio a livello di Confederazione. La nostra ricerca ha estrapolato gli esercizi per cantone, il che ci ha permesso di avere una reale visione della situazione» commenta Franco Denti, presidente dell'Omct. «Finora si sapeva che il Ticino aveva dato di più. Oggi siamo in grado di quantificare il travaso delle nostre riserve a favori di altri cantoni in appunto78 milioni di franchi» ha aggiunto Cereghetti. Dal 2012 il sistema delle riserve è cambiato.
L'autorità federale utilizza una nuova formula che per Cereghetti è stata voluta per abbellire una situazione scomoda: «Le eccedenze ticinesi da 192 milioni nel 2010 (vecchio metodo di calcolo) si sono ridotte a 140 milioni (nuovo metodo), nonostante l'utile esercizio di oltre 40 milioni. L'operazione di riequilibrio non è affatto riuscita. Tra il 2011 e il 2013, nonostante il metodo di calcolo più clemente, in ben 12 cantoni si registra un nuovo peggioramento. Quindi, immaginiamoci che disastro si nasconde in realtà» ha concluso l'autore dello studio. Infine, Denti si è tolto un sassolino dalle scarpe: «A questa presentazione manca la Rsi, il servizio pubblico che ha il dovere d'informazione.
Non aspettate di farvi gabbare
«Alla vigilia della pubblicazione ufficiale dei premi malattia 2015 da parte dell'Ufficio federale della sanità pubblica, si confermano le tendenze inizialmente osservate: l'aumento previsto è dell'ordine del 5,2%. Una stima che si basa sui dati trasmessi al portale di comparazione bonus.ch da diversi assicuratori, che rappresentano in totale più del 60% degli assicurati svizzeri» rileva in un comunicato stampa Patrick Ducret, direttore della bonus. Come si spiega l'impennata? «L'aumento dei premi annunciato in termini percentuali non è mai rappresentativo della situazione di ogni assicurato. Per farsi capire: l'Ufsp tiene conto esclusivamente della franchigia da 300 franchi per adulti: ma questo è un metodo di calcolo che concerne meno di un quarto degli assicurati!». Dal momento che agli estremi della scala vi possono essere grandi differenze, bonus raccomanda agli assicurati di non aspettare di ricevere il conteggio dei premi a fine ottobre: «Meglio agire subito. È sufficiente inviare una richiesta d'offerta su portali internet degli assicuratori, oppure, ancora più semplicemente, consultare i premi malattia attraverso il comparatore gratuito offerto da bonus.ch».