Assemblea: L'obiettivo è l'entrata in Consiglio di Stato
È stata una assemblea emblematica quella che si è svolta sabato pomeriggio alla Biblioteca cantonale di Bellinzona. In scena i Verdi di Sergio Savoia e Franco Denti. Ospite il consigliere di Stato Claudio Zali. E tra il ministro e il coordinatore non sono mancate le battute amichevoli e le pacche sulle spalle: «Spero che tu continuerai a fare il buon lavoro fatto finora, magari con un Verde in Governo per darti una mano», ha detto Savoia. «Non avrei preclusioni ad avere un ideologo verde che mi dica come muovermi come ministro dell'ambiente» ha risposto il consigliere di Stato. Una strana alleanza che ha avuto un'eco particolare anche nella giornata di ieri durante la festa della Lega. Ma torniamo ai Verdi. Nel suo discorso Savoia ne ha avuto per tutti e in particolare per il Governo e i partiti storici. «Se dovessi venir eletto continuerò a ribadire che i miei impegni con gli elettori vengono prima della collegialità. Perché questo concetto è la scusa che trovano i soliti noti per farsi gli affari loro. I partiti storici finora hanno difeso gli interessi delle lobby ». Anche Franco Denti ha avuto i suoi applausi quando ha criticato il DSS di Paolo Beltraminelli (ex compagno di partito) reo di «aver buttato via quattro anni. Si è solo incasinato di più sanità e socialità. Legislatura da dimenticare». Presentati da Michela Delcò Petralli hanno poi preso la parola anche gli altri tre candidati Verdi in Governo. La giovane Maristella Patuzzi ha tenuto a rilevare l'importante ruolo della cultura nella società. «Nella musica la componente chiave è l'armonia e io vorrei contribuire a realizzare concretamente delle proposte che possano portare più armonia in una società sempre più conflittuale». Il veterano Francesco Maggi ha detto: «Prima regola del buon politico: se siete convinti che un'idea è buona, non mollate mai! La seconda regola del buon politico: le buone idee vanno sempre difese, anche quando stanno vincendo». E Tamara Merlo la quale ha posto l'accento sulla sicurezza: «In un paese insicuro, non sono i ricchi o le classi dominanti a sentire le conseguenze dell'insicurezza. Ma i meno abbienti. A loro dobbiamo dare delle soluzioni e delle risposte concrete». Il tutto suggellato da un patto con i ticinesi. La firma in calce dei cinque candidati prevede qualora fossero eletti in Governo, il Sì al blocco dei ristorni, l'opposizione a tagli nel sociale e a risparmio nella scuola e sul trasporto pubblico, il No all'aumento delle imposte per le persone fisiche e la rinuncia al vitalizio. Da notare infine che sui 90 candidati per il Gran Consiglio ben 49 sono donne.