Intervista al presidente dell'ordine dei medici ticinese Franco Denti sul programma di valutazione delle cure annunciato da Alain Berset
BERNA - L'idea di valutare in modo scientifico l'efficacia delle prestazioni mediche è buona. Purché il peso degli assicuratori malattia non sia predominante, rischiando di condizionare le scelte sanitarie. E purché, oltre alla razionalità economica, si tenga anche conto della razionalità medica. Questa, in sintesi, la posizione dei medici sul programma di valutazione delle cure annunciato dal ministro della Sanità Alain Berset.
«L'importante è avere un ruolo paritetico», sottolinea il presidente dell'OMCT Franco Denti, che è anche membro della Camera dei delegati della Federazione dei medici svizzeri (FMH). «Il medico lavora con la sua razionalità, nel senso che fa quanto ritiene ragionevole per tutelare la salute del paziente. L'assicuratore invece opera con una razionalità economica. Se questo secondo aspetto diventasse prioritario, non saremmo più d'accordo». I medici, va precisato, stanno già collaborando con gli assicuratori nell'ambito di un programma parallelo a quello governativo promosso da Santésuisse, una delle organizzazioni mantello delle casse malati.
La materia è estremamente complessa e questo incide sulla valutazione delle prestazioni. Gli aspetti da tenere in considerazione sono molteplici. Innanzitutto, rileva Denti, molte cose che in medicina erano ritenute appropriate anni fa – come ad esempio eseguire una radiografia per diagnosticare una sinusite – oggi non lo sono. In secondo luogo c'è l'aspetto dell'omeopatia, una disciplina pagata dalla LAMal, ma la cui efficacia è molto controversa. Bisognerà capire se ed eventualmente in che misura e con quali obiettivi questo tipo di trattamento rientrerà nel programma di valutazione.
Terzo, la classe media sta già analizzando il problema all'interno delle singole società di specialità. «All'interno della società di medicina generale abbiamo individuato sei o sette tipi di prestazione considerati inappropriati. Lo screening generalizzato per individuare i tumori alla prostata non ha un gran valore».
Quarto aspetto, la cosiddetta medicina difensiva che si fa negli ospedali, vale a dire la tendenza a fare indagini e accertamenti non a scopo diagnostico ma di prevenzione di possibili azioni legali. «Se una persona prende un'aspirina e poi, cadendo, si ferisce alla testa, in certi ospedali viene precauzionalmente sottoposta a TAC cerebrale anche se non ha mai perso conoscenza. L'aspetto legale in qualche modo produce costi eccessivi non giustificati».
Nel mirino intanto è già finita l'artroscopia. «Penso che ci si riferisca non tanto alle artroscopie diagnostiche ma a quegli interventi che ad un esame più accurato si rivelano inutili. Per questo bisogna avere una conferma a posteriori che ha avuto un effetto terapeutico e non solo cosmetico. E anche per questo oggi l'artroscopia diagnostica è sostituita dalla risonanza magnetica. Qui però si apre un capitolo a parte: quello degli esami eccessivi nell'ortopedia, senza una preliminare visita "fisica" del paziente. Per paura di fare troppe artroscopie si fanno le risonanze magnetiche. Non è giusto che sia una risonanza a fare la diagnosi. Uno può anche avere entrambi i menischi consumati, ma togliendoglieli si aumenta il rischio di artrosi in futuro».
Questo, ribadisce Denti, per mostrare che il problema della valutazione è molto complesso e non si presenta solo in bianco o nero. «Tutti cerchiamo di fare l'esercizio, ma in medicina è difficile trovare sempre gli argomenti giusti. Santésuisse ha già presentato a Berna un catalogo di prestazioni da rivedere. Ma si tratta di prestazioni che convengono a Santésuisse. È un discorso finalizzato non alla qualità delle cure, ma alla riduzione dei costi».